Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 20/10/2011 @ 10:07:01, in dBlog, linkato 1204 volte)
 
Di Admin (del 19/10/2011 @ 09:45:13, in dBlog, linkato 1186 volte)

Un breve omaggio alla "natura morta" nella storia della pittura, dagli affreschi romani alla pop art, con poesie dedicate al cibo e musica dei Rolling Stones e dei Gun'N Roses.
 
 
 
Di Admin (del 14/10/2011 @ 12:22:17, in dBlog, linkato 985 volte)
 
Di Admin (del 19/03/2011 @ 17:32:49, in dBlog, linkato 1306 volte)
 

Un artista raggiunge prezzi record solo se è sostenuto da un mercato internazionale e i risultati ottenuti dagli artisti italiani durante le aste di ottobre a Londra hanno dimostrato che l'arte italiana moderna e contemporanea è oggi richiestissima da collezionisti di tutto il mondo. Le due Italian Sales da Christie's, il 14 ottobre, e da Sotheby's, il 15 ottobre, hanno totalizzato cifre simili, se non superiori, a quelle delle vendite di arte contemporanea internazionale battute nelle stesse serate. I 45 lotti dell'Italian Sale hanno portato a Christie's 18.627.650 sterline con un venduto per lotto del 78%, e un venduto per valore 89%, un risultato non lontano dai 19.585.400 £ ricavati dall'asta di Post-War e Contemporary art che la precedeva quella sera. Da Sotheby's, i 35 lotti nell'Italian sale hanno totalizzato 17.221.950 £ con l'88.6% venduto per lotto e il 97.2% venduto per valore, un totale ben superiore ai 13,2 milioni £ della Contemporary Art Evening Sale. Commentando i risultati dell'asta di Christie's Mariolina Bassetti, direttore Internazionale nel Post-War & Contemporary Art Department e co-direttore dell'asta, ha osservato: "E' Il totale più alto mai raggiunto da un'Italian Sale nella storia. Le percentuali di venduto per nazionalità evidenziano il 22% di compratori italiani contro il 78% di stranieri." Le cifre di quest'anno se paragonate ai risultati delle vendite equivalenti del 2009 mostrano la crescita di questo settore. Lo scorso ottobre i 33 lotti offerti nell'Italian sales di Sotheby's venivano venduti per 7.392.300 £ e i 37 lotti offerti da Christie's per 5.797.400 £. La strategia adottata da entrambe le case d'asta dimostra la consapevolezza dell'importanza di questa categoria del mercato per il collezionismo internazionale: seppur con cataloghi separati le Italian Sales sono battute nelle stesse serate delle aste dedicate all'arte contemporanea e del dopo-guerra. Il primato per il prezzo più alto pagato nelle aste di questi giorni va alla scultura: il "Cavaliere" di Marino Marini battuto da Christie's al telefono ha raggiunto 4.465.250 £. A venderlo era l'Unionen di Stoccolma (il sindacato dei lavoratori svedese) che lo aveva acquistato nel 1955 per sole 20.000 corone. Non solo un prezzo record per quest'artista, ma che ha anche superato "I am Become Death, Shatterer of Worlds" di Damien Hirst e "Diamond Dust Shoes" di Andy Warhol, i due top lot delle vendite di Post War and Contemporary rispettivamente da Christie's e Sotheby's. Circa una trentina sono gli artisti italiani ad avere un livello di mercato tale da poter essere inseriti nei cataloghi delle prestigiose aste di ottobre. Tra questi il più gettonato rimane sempre Lucio Fontana, con ben 15 opere in asta. Il suo "White Concetto Spaziale, Attese", 1965, una tela bianca con otto tagli, è stato il prezzo più alto della 20th Century Italian Art sale di Sotheby's e ha realizzato 2.281.250 £. Tra i top lot in asta anche opere di Piero Manzoni, Alighiero Boetti, Giorgio de Chirico e Alberto Burri. "Nero Cretto" di quest'ultimo è stato comprato in sala da Daniella Luxembourg per 959.650 £. Nella stessa sera aveva acquistato "Kaikai kiki" di Murakami. Mentre gli artisti in catalogo ancora senza un forte mercato internazionale non hanno portato risultati. Tra questi per esempio, la bellissima tela di Giulio Turcato, "Grande Reticolo", offerta da Christie's per 130-180mila £ che è rimasta invenduta dopo aver trovato un offerente fino a 110mila £. "E' un mercato sano, solido, selettivo sulla qualità" ha commentato Niccolò' Sprovieri, tra i mercanti italiani presenti in sala. "Non è gonfiato, i risultati che si hanno all'asta sono reali e questo lo differenzia dalle altre vendite del contemporaneo dove questo non sempre accade. Gli artisti italiani sono ancora sottovalutati e i loro prezzi continueranno a crescere."

fonte: www.arteconomy24.ilsole24ore.com (per leggere l'articolo in versione originale clicca qui)
 
Di Admin (del 31/03/2010 @ 18:59:47, in dBlog, linkato 1409 volte)
Il Louvre è il museo più visitato nel 2009, con 8,5 milioni di persone, secondo l'elenco pubblicato dalla rivista britannica "The Art Newspaper". Al secondo posto è il British Museum di Londra con 5,5 milioni di visitatori, seguito dal Metropolitan di New York con 4,8 milioni. A completare i primi dieci musei più visitati: la National Gallery (4,78 milioni) e la Tate Modern (4,74 milioni), entrambi di Londra, National Gallery of Art di Washington (4,6 milioni), Centre Pompidou (3,5 milioni), il Musée d'Orsay di Parigi, (3 milioni), il Prado, nono, con 2,76 milioni visite e il Museo Nazionale di Corea a Seoul (2,7 milioni).
 
Di Admin (del 08/03/2010 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 34079 volte)
asselyn

Importanti correnti artistiche, e nomi illustri, si affermano a Napoli sin dal Seicento, grazie anche a sovrani illuminati come Carlo III.
L'arte napoletana assume una propria identità artistica proprio nel Seicento con alcuni importanti pittori che si fanno eredi della lezione del Caravaggio, che proprio a Napoli tra il 1607 e il 1610 soggiorna e sviluppa la sua arte.
Primo fra tutti fu Carlo Sellitto, non a caso definito il primo caravaggesco napoletano: opere di quest'artista d'origini lucane si trovano disseminate in diverse chiese della città e al Museo di Capodimonte. Fu il ritrattista più ricercato tra i membri dell'aristocrazia partenopea. Morì giovanissimo a soli 33 anni.
Ad essere maggiormente influenzato da Caravaggio è Battistello Caracciolo. Egli esprime appieno la grande rivoluzione caravaggesca delle tonalità della luce e dell'uso dell'ombra, abbandonando però gradualmente il realismo del “maestro” e avvicinandosi a modelli idealizzati classicisti: di lui si possono ammirare gli affreschi nella Certosa di San Martino.
Jusepe de Ribera, detto lo "Spagnoletto", nato nei pressi di Valencia giunse a Napoli nel 1616. La sua arte è violentemente realistica, accentuando Caravaggio anche nelle forti ombre in cui sono immersi i personaggi dei suoi quadri (molti dei quali a tema - ma non in stile - classico, come il "Sileno ebbro" al Museo di Capodimonte). Solo dopo l'incontro sempre a Napoli nel 1630 con Velàzquez, la pittura dello Spagnoletto diventa più chiara e colorata, attirando l'attenzione del re di Spagna che gli commissiona delle tele (oggi all'Escorial e al Museo Del Prado). A Napoli le sue tele di "Patriarchi e Profeti", nonché la "Comunione degli Apostoli", si trovano a San Martino.
Influenzato dal de Ribera e formatosi con Battistello Caracciolo fu poi Massimo Stanzione, affrescatore della volta del Gesù Nuovo e di San Martino e le cui "Storie del Battista" si trovano al Prado.
Da citare è poi Aniello Falcone, le cui opere si possono ammirare al Duomo, al Gesù Nuovo negli affreschi della volta della Sacrestia, e al Museo di Capodimonte: nella sua bottega si formarono altri importanti artisti napoletani, tra cui Micco Spadaro e Salvator Rosa.
La pittura di Micco Spadaro, il cui vero nome era Domenico Gargiulo, è nota per due diversi 'cicli tematici': il primo è quello dei paesaggi e delle vedute architettoniche, l'altro è quello della rappresentazione di eventi contemporanei, tra cui soprattutto la "Rivolta di Masaniello del 1647" ed "Eruzione del Vesuvio del 1631".
Salvator Rosa, nato a Napoli ed attivo anche a Roma e Firenze, fu uno dei più grandi artisti del secolo, riconosciuto in tutta Europa. Grande innovatore con una personalità poliedrica, abbandonò il barocco e la pittura di genere per dedicarsi alle tematiche più disparate, dalle battaglie all'arte sacra fino all'ultima ma fondamentale produzione di paesaggi selvaggi e fantastici di gusto quasi romantico.
Da citare inoltre Bernardo Cavallino, autore di tele religiose di gusto profano di grande luminosità e colore molte delle quali esposte a Capodimonte.

edoardo-dalbono

Nell'ultima parte del Seicento dominano contemporaneamente - influenzandosi a vicenda - i due principali pittori del periodo, Mattia Preti e Luca Giordano. Il Preti, detto Cavalier calabrese perché nato in Calabria e fatto cavaliere da Papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma, esegue pitture votive sulle porte della città dopo la peste del 1656-1657 affrescando poi la chiesa di San Pietro a Maiella.
Di Luca Giordano si è detto che abbia superato definitivamente la tradizione del barocco seicentesco inaugurando l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori. I suoi affreschi al palazzo Medici a Firenze sono tra le opere più note di questo artista esposto a Madrid, Vienna ed altre parti d'Italia e che a Napoli ha affrescato tra l’altro la cappella del tesoro di San Martino.
Nel Settecento l’opera di Francesco Solimena, in parte erede del grande successo di Luca Giordano, ha risonanza europea per la sua attenzione a creare scene coreografiche e ricche di complesse architetture. A Napoli notevoli i suoi affreschi sulla "Virtù" nella sagrestia della chiesa di San Paolo Maggiore (1690) e le sue pale di santi quali "San Francesco rinuncia al sacerdozio" in Sant'Anna dei Lombardi. Solo dopo la partenza di Luca Giordano e il suo avvicinamento all'Arcadia, la pittura assume nuove sfaccettature in un certo senso più manieristiche ma più vicine al gusto dell'epoca, tra cui La cacciata di Eliodoro dal tempio (1725) nel Gesù Nuovo e soprattutto gli affreschi della Reggia di Caserta su temi più terreni e più laici.
Continuatore di Solimena è Francesco De Mura che si forma nella sua bottega e le cui opere risultano spesso di difficile attribuzione poiché il suo stile si accosta molto a quello del maestro.
Anche Corrado Giaquinto (nato a Molfetta) studia a Napoli presso Solimena, ma la sua lezione tardo-barocca viene unita alle prime correnti neoclassiche e all'intensità cromatica di Luca Giordano.
Una grande mostra al Castel Sant'Elmo e una in Germania, di recente hanno dato grande risonanza all'opera del napoletano Gaspare Traversi. Attraverso i suoi quadri può essere notata la sua attenzione ai modelli dei seicento napoletano, benché nell'ultima parte della sua vita l'ambiente più borghese di Roma lo porta ad aderire ai canoni illuministici.
La pittura napoletana si trasforma completamente nell'Ottocento, abbandonando ogni residuo tardo-barocco e inserendosi in un più vasto movimento artistico, paesaggistico e in parte romantico, che assume connotati propri con la Scuola di Posillipo tra il 1820 e il 1850. Questo movimento affonda le sue radici nell'arte paesaggistica di Micco Spadaro e del tardo Salvator Rosa. A questo va aggiunto anche il fenomeno dilagante di un'arte minore quale la pittura di paesaggi caratteristici da vendere ai tanti turisti giunti a Napoli.
A portare alla nascita di una vera corrente pittorica di questo tipo è Antonio Pitloo, giovane olandese che giunge a Napoli nel 1815, dopo un soggiorno a Parigi. Pitloo unisce tutte queste istanze pre-paesaggistiche e introduce per primo a Napoli la tecnica della pittura en plein air ("all'aria aperta", degli Impressionisti francesi), dipingendo in splendidi oli ricchi di luce ed effetti cromatici i paesaggi più classici della città partenopea.
Simile nel soggetto, ma piuttosto difforme nella tecnica, è invece l'arte di Giacinto Gigante. Dopo aver studiato con Pitloo, Gigante unisce le nuove tecniche acquisite con le sue abilità (era anche tipografo) e crea piccoli quadri - in maggioranza acquerelli - di paesaggi (Amalfi, Capri, Caserta, il Vesuvio) con un taglio quasi fotografico.
La Scuola di Posillipo vanta inoltre, artisti quali Achille Vianelli, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Frans Vervloet, Gustavo Witting, ma esaurisce completamente il suo corso verso il 1860, lasciando brillare altre personalità slegate da questa corrente quali tra tutti Domenico Morelli, che operò completamente nell'Accademia di Belle Arti di Napoli (come studente, docente, direttore e presidente) e la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo a modelli neoseicenteschi.

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La pittura napoletana di inizio Novecento è influenzata dalle esperienze precedenti e soprattutto dalla Scuola di Posillipo, limitandosi ad un pittoricismo facilmente fruibile, pur in presenza di artisti di altissimo profilo tecnico ed artistico, quali Antonio Asturi, Gaetano Bocchetti, Giovanni Brancaccio, Antonio Bresciani, Leon Giuseppe Buono, Rubens Capaldo, Roberto Carignani, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Luigi Crisconio, Nicolas De Corsi, Francesco Galante, Vincenzo Irolli, Ermogene Miraglia, Attilio Pratella, Oscar Ricciardi, Eugenio Scorzelli, Carlo Striccoli, Amerigo Tamburrini, Carlo Verdecchia, Gennaro Villani, Eugenio Viti. L'inizio del secolo vede comunque un gruppo di giovani artisti napoletani, tra i quali Eugenio Viti, Luigi Crisconio e Gennaro Villani, che in contrapposizione alla pittura accademica e ufficiale di quegli anni, in polemica con la pittura accademica del chiaroscuro e della prospettiva, rifiutando i temi storici e mitologici alla Morelli, si rivolgono con occhio attento alle esperienze impressioniste e post-impressioniste di oltralpe.

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Sempre ad inizio secolo anche Napoli subisce il fascino del futurismo, soprattutto con Emilio Notte e Francesco Cangiullo.
Sono di questi anni altri movimenti artistici napoletani come il "Gruppo Flegreo" che intendeva rivitalizzare la tradizione pittorica meridionale, quello degli "Ostinati", più vicino alle esperienze artistiche del '900 o i pittori del "Quartiere latino", accomunati da uno stile di vita e artistico bohemiènne; un caso a parte rappresenta Mario Cortiello lo Chagall napoletano.
Altri artisti, partendo dalla lezione crisconiana, guardando all’arte contemporanea nazionale e memori della tradizione del Seicento napoletano, hanno creato una linea pittorica alternativa e questi sono Raffaele Lippi, Armando De Stefano, Elio Waschimps.
È però il critico napoletano Achille Bonito Oliva, teorico della "Transavanguardia" a ridare, più di ogni altro, energia e respiro internazionale alla pittura napoletana e campana. La Transavanguardia, con caratteristiche peculiari in ogni artista, recupera la tradizione pittorica e il genius loci, superando il concettualismo dei movimenti artistici del '900. Ben tre dei "magnifici cinque" della Transavanguardia sono campani: Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente.
Vanno infine ricordate le ricerche artistiche di LuCa (Luigi Castellano), Errico Ruotolo, Carmine Di Ruggiero, Mario Persico, Renato Barisani, Domenico Spinosa e Salvatore Emblema.

renato-barisani

(fonte: it.wikipedia.org)
 
Di Admin (del 18/02/2010 @ 19:31:59, in dBlog, linkato 1948 volte)
Prefazione di Giovanni Leone alla rivista "l'Espresso napoletano", mensile di cultura, tradizioni e personaggi della Campania.



La coscienza di Pulcinella.

Persino Picasso si lasciò avvolgere dalla napoletanità in maschera. Le sue mani disegnarono Pulcinella, il goffo e astuto popolano, servitore quando vuole, padrone di facezie fino allo sfinimento, protagonista di un'oleografia d'annata. Nel suo cornicione bianco, storpia il nobile parlare, disegna piroette, lancia sassolini di antica verità.
Quel candido vestito non può ingannare. Il suo animo è tutt'altro che immacolato. Certo, nulla di grave, qualche malandrinata figlia della sopravvivenza.
Maschera nera a coprire il viso, due lampi per occhi, gesti veloci, lingua rapace. Lui abbraccia l'uomo e la donna di Partenope, li tiene stretti, in un valzer interminabile. Lui e lei cedono a quel piroettare, ma non si privano di reciproci sguardi sorpresi.
Già, proprio come Pullecenella spaventato d'e maruzze.
Uno sgomento di scena, una meraviglia virtuale, perché ben conoscono quel maestro di danze e il suo modo di vivere. Ma è bello mostrare umano sbalordimento dinanzi a quel fascino a buon mercato.
Parole, gesti, promesse: Napoli vuole credere all'esercito dei Pulcinella. Fa comodo. Fa vita. Fa piatto di pasta. Troppa fatica per scalare l'albero della cuccagna.
Ormai, Pulcinella popolano è del popolo. Nessun simbolo, nessuna allegoria, solo un sano camuffarsi, seguendo il momento, il giorno, la pioggia. E in questo andirivieni meteorologico, ogni minuto Carnevale parla, racconta le storie del bene e del male. Che l'allegria sia con noi!
Eppure, in un antro nascosto della città, impreziosita dalla polvere del tempo, giace la maschera di Pulcinella, quella vera, quella che non ha mai voluto essere simbolo, ma solo provocazione e ingegno, malinconia e sorriso, uomo e donna. Quelle rughe, quel naso adunco non hanno mai deciso la musica da ballare. Non hanno mai scelto il viso da coprire.
Pulcinella è una maschera seria, appartiene allo scherzo.

Giovanni Leone
 
Di Admin (del 13/02/2010 @ 10:30:58, in dBlog, linkato 1218 volte)

L'inizio del 2010 segna una ripresa del mercato internazionale dell'arte. Da New York a Londra sono tornati a comprare i collezionisti, i mercanti e gli art advisor. Tutti i comparti dall'Antico al Moderno e al Contemporaneo, sono andati bene, merito anche di cataloghi delle case d'asta molto più selezionati e più asciutti. Gli invenduti sono stati bassissimi e molti artisti, soprattutto gli italiani da Fontana a Manzoni, Bonalumi, Castellani e Dorazio, hanno riguadagnato quota. In asta ha vinto la qualità dell'offerta.
(tratto da: http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com)
 
{autore=zollo giuseppe}
L'artista napoletano Giuseppe Zollo, in permanenza da Marciano Arte galleria, è in copertina sulla rivista specializzata "è:ikon", trimestrale d'arte, e all'interno, a pagina 9, vi è un bellissimo articolo di Monica Martins. La giornalista ne presenta alcuni dipinti, una poesia e nella sua recensione intitolata "Tutti i sensi", definisce Giuseppe Zollo come artista "romantico informale", che per me racchiude in due parole l'essenza della sua arte.

 
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