Di Admin (del 27/01/2010 @ 19:15:24, in Arte News, linkato 398 volte)
Autore: NICOLA BIONDI (1866 - 1929) Titolo: LA TROTTOLA Tecnica e superficie: OLIO SU TELA Dimensioni: 25,5 x 32,5 cm
L'opera è firmata N. Biondi in basso a destra. Un'opera simile dal titolo "La trottola" è pubblicata in bianco e nero a pagina 23 sulla monografia "L'arte di Nicola Biondi" di Alfredo Schettini edizione Editorialtipo, Roma 1971.
Alieno al formalismo accademico imperante all'epoca, ma non indifferente alle esperienze delle scuole napoletane di Posillipo e Resina, disegnò,dipinse, sperimentò senza tregua e con ogni tecnica, olio, carboncino, seppie, tempera, pastello, rappresentando quella natura tanto amata, la figura umana, i bambini, in chiara e vigorosa espressione naturalistico - impressionista.
Esordì giovanissimo nel 1883 alla Promotrice di Belle Arti Salvator Rosa. Una sua opera, "l'ora del pasto" nell' '85 fu acquistata dal Re Umberto I, ed un'altra "Bacco fanciullo" fu premiata al Salone di Parigi. Le "Ombre cinesi" presentata nel 1906 alla Mostra internazionale d'arte di Milano fu acquistata dal Bey del Cairo. Partecipò con successo alle maggiori rassegne in Italia ed all'estero, Parigi, Pietroburgo, Monaco. Grande rilievo ebbero la retrospettiva personale dell'aprile 1930, del 1943 a Roma, insieme al figlio Paolo ed ancora a Roma nel 1971 unitamente a Pietro Scoppetta. Presente, con inalterato consenso, alla Mostra dell'arte nella vita del Mezzogiorno d'Italia, Roma, palazzo delle Esposizioni, 1953, della pittura napoletana del secondo ottocento, Napoli, 1958 ed altre.
Schivo, eppur compagno di noti artisti coevi, Casciaro, Pratella, con essi dal suo eremo al Vomero inseguì disperatamente quel verde, quei colori, quella luce che la dilagante urbanizzazione andava travolgendo. Visse d'arte, partecipò con successo alle più importanti Rassegne dell'epoca. Sue opere adornano il Salone dellaBanca d'Italia di Campobasso ed, insieme ai più famosi Maestri dell'epoca, le sale del Caffè Gambrinus di Napoli. Numerosi i riconoscimenti, ad onta della sua ritrosia, ultimo la cattedra di pittura dell'accademia di BB.AA di Napoli, cui solo la morte oppose remora....
Di Admin (del 27/01/2010 @ 11:07:16, in Arte News, linkato 174 volte)
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Dopo essersi inizialmente rifatto alla maniera del proprio maestro Antonino Leto (che gli mediò anche il quasi esclusivo amore per l'isola di Capri), Felice Giordano si conquistò una propria cifra espressiva, con riferimenti da Pratella a Irolli. Firma assai ricercata a Napoli e anche sul mercato nazionale, dove le sue impegnative prove paesistiche (Capri, Napoli, Venezia, Parigi, e l'Umbria), le nature morte marinare di spigole, cozze e polpi, incontrano piacevole assorbimento a prezzi compresi tra i 2.000 e i 7.000 euro; possono superarli i quadri di maggiore impegno: soprattutto alcuni animati, vivaci, vibranti notturni urbani, tra le cose più tipiche ed efficaci della sua produzione.
Gennaro Villani (1885 - 1948): "Veneziana", olio su cartone di 51,5 x 34,5 cm degli anni '30 - '35. Firmato G. Villani in basso a destra. L'opera è pubblicata su "Il valore dei dipinti dell'Ottocento e del primo Novecento" Umberto Allemandi & C. 1999 - 2000, illustrato a pagina 371.
Allievo di tre grandi maestri, Esposito, Volpe e Cammarano, Gennaro Villani ha insegnato pittura prima all’Accademia di Belle Arti di Lucca e poi a quella di Napoli. A Villani non è mancato neppure un proficuo soggiorno a Parigi, nel quale ha modo di affinare non poco le sue doti di colorista sensibile e raffinato. Questo senza mai venir meno al richiamo del paesaggio e della luce di Napoli, alla cui rappresentazione dedicherà il meglio della sua attività.
Il fatto che spesso un’opera venga indicata indifferentemente come gouache o tempera non deve essere oggetto di meraviglia o scandalo, perché con la prima definizione si suole indicare soltanto una variante della pittura a tempera. La tecnica della pittura a tempera consiste nello sciogliere nell’acqua invece che nell’olio i colori ricavati dalla macinazione di alcune terre, e nel farli agglutinare mediante l’aggiunta di colle di origine animale. Si adotta la tecnica del guazzo quando al posto delle colle di origine animale vengono usate alcune varietà di gomme, quali quella arabica o la gomma-lacca. La suddetta distinzione potrà risultare grossolana anche perché ogni pittore aveva una sua ricetta, ora aggiungendo del miele, ora del bianco d’uovo o del lattice di fico ai componenti di base.
Per Scuola di Posillipo si intende un gruppo costituito da vedutisti e paesisti, in gran parte allievi dell’olandese Antonio Pitloo, che nel terzo decennio dell’Ottocento si riunirono a Posillipo dove, con deliberato rifiuto dei canoni accademici della pittura neoclassica, instaurarono la consuetudine della pittura all’aria aperta, a diretto contatto con la natura, e dipinsero quadri caratterizzati da notevole freschezza e vivacità. Del gruppo fecero parte: Luigi e Salvatore Fergola, Raffaele Carelli, Achille Vinelli, Gabriele Smargiassi, Teodoro Duclére e Consalvo Carelli, ma la personalità dominante fu Giacinto Gigante che, con le sue interpretazioni liriche e soggettive del paesaggio, segnò il passaggio dalla veduta documentario-topografica a quella “poetica”.
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