Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
{autore=sacco alfonso}

alfonso-sacco-mostra
COMUNICATO STAMPA
SCAFATI (SA). Sabato 25 febbraio alle ore 19.00 presso la Galleria Barbato Arte (Corso Nazionale 327), si inaugura la mostra personale di Alfonso Sacco “Nodi della Memoria” a cura di Marcello Palminteri.
 Sono esposte un ciclo di opere recenti che testimoniano il percorso di ricerca dell’artista napoletano, su cui più volte sono intervenuti critici e personalità della cultura come Achille Bonito Oliva, Vittorio Sgarbi, Francesco Gallo, Luigi Castellano. Alfonso Sacco è artista la cui complessità concettuale è resa secondo un linguaggio sintetico, che nell’apparente semplicità di nodi metodicamente disposti e nella riduzione del colore alla monocromia, spalanca un universo immaginifico in cui convivono dramma e azione, idea e denuncia. Siamo di fronte ad una poetica di vaga ascendenza spazialista su cui l’artista carica una cifra stilistica che nel disagio sociale e nella catastrofe trova la sua voce più originale, il suo reale diritto di esistenza.
MARCELLO PALMINTERI
La mostra rimarrà aperta sino all’11 marzo 2017
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eva-gonzales
"Mazzo di Violette"
attribuibile ad Eva Gonzales (1849-1883)*
olio su tela di 27x34,5 cm del 1875 circa

La compravendita di opere d’arte da parte di un collezionista non configura come attività d’impresa e quindi non è soggetta a tassazione.
A tali conclusioni è giunta la Commissione Tributaria Regionale della Toscana che, con la sentenza n. 826/31/16 del 21/01/2016 (liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti), ha accolto le doglianze di un contribuente al quale l’Agenzia delle Entrate aveva recapitato un avviso di accertamento, ritenendo che lo stesso fosse qualificabile come imprenditore e che di conseguenza le attività di scambio di opere d’antiquariato da lui operate fossero tutte tassabili.
Secondo i giudici, invece, “Nel caso in esame, si deve escludere che il contribuente, pensionato, abbia realizzato parallelamente l’attività imprenditoriale. Mancano, infatti, i requisiti previsti dalle disposizioni civilistiche (art. 2082 del c.c.) che richiedono la professionalità e la specifica organizzazione economica”.
Il fatto nasce da una verifica effettuata dalla Guarda di Finanza, la quale contestava al contribuente la mancata dichiarazione dei proventi derivanti dalla vendita di alcuni beni d’antiquariato sostenendo che l’attività fosse configurabile all’attività d’impresa. Sulla base dei rilievi della Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento per il recupero di Irpef, Iva, Irap e contributi Inps per l’anno d’imposta 2007. Il contribuente proponeva ricorso eccependo l’illegittimità delle pretese del Fisco. Con sentenza n.155/4/13 i giudici di primo grado accoglievano il ricorso del contribuente ma l’Agenzia delle Entrate presentava appello.
Esaminando la questione è bene evidenziare che la vendita di opere d’arte o d’antiquariato da parte di un soggetto privato, qualificabile come “collezionista”, non è soggetta a tassazione, purché lo scopo dell’operazione non sia meramente speculativo, ovvero finalizzato alla realizzazione di un profitto. In altre parole il soggetto dovrebbe assumere un comportamento assimilabile a quello del “mercante d’arte” per far sì che il corrispettivo sia passibile di tassazione.
Diversamente, se il Fisco volesse qualificare l’attività come imprenditoriale sarebbe tenuto a verificare la sussistenza dei requisiti richiesti dall’art. 2082 c.c.
Nello specifico, il legislatore ritiene che si possa parlare di attività imprenditoriale soltanto allorquando si sia in presenza di un’attività finalizzata alla produzione o allo scambio di beni e servizi ed esercitata in maniera organizzata (cioè attraverso una struttura “eteroorganizzata”), economica (cioè con modalità che consentono quantomeno la copertura dei costi) e professionale (ossia in maniera abituale e non occasionale). Soltanto in tal caso i proventi potrebbero essere tassabili ex art. 55 del TUIR come redditi d’impresa.
A ciò si aggiunga che né il numero delle operazioni compiute, né tantomeno l’ammontare delle stesse risultano essere rilevanti ai fini del richiamo a tassazione dei proventi realizzati. Pertanto, a fare la differenza nel caso in questione sono state le modalità e la finalità con cui sono stati posti in essere gli atti.
Ed è proprio da questo assunto che i giudici sono partiti per stabilire che: “la generica attività di vendita di un bene risulta soggetta ad adempimenti di natura formale (contabile, fiscale, ecc.) qualora venga realizzata in via professionale ed abituale: quest’ultimi requisiti devono emergere dalla regolarità, dalla sistematicità e dalla ripetitività con cui il soggetto realizza atti economici finalizzati al raggiungimento di uno scopo”.
I giudici, non riscontrando la presenza dei suddetti requisiti ma anzi rilevando l’esiguità delle operazioni compiute – peraltro a prezzi assolutamente non di mercato – hanno ritenuto fondate e meritevoli di accoglimento le motivazioni del contribuente, il cui unico scopo era quello di arricchire la propria collezione e non certo quello di realizzare un guadagno.
In definitiva, non è qualificabile come imprenditore commerciale chi acquisti e/o venda opere d’arte oppure oggetti d’antiquariato per incrementare la propria collezione al fine di goderne liberamente.
Allo stesso modo, non si può ritenere tassabile la semplice dismissione di una collezione, ancorché realizzata in più atti effettuati in tempi diversi. Ai fini della tassazione a nulla rileva il fatto che un’operazione possa generare un profitto se questo non era originariamente voluto e se, soprattutto, il soggetto agente non risulti dotato di un’organizzazione imprenditoriale.

Avv. Matteo Sances
Nicola Cicchelli
centrostudisances.it
studiolegalesances.it
articolo originale

* EVA GONZALES, PUPILLA DI MANET. Dopo aver studiato disegno col ritrattista Charles Chaplin, la francese Eva Gonzalès (1849-1883) divenne la pupilla di Edouard Manet e, come lui, non espose mai nelle controverse mostre parigine degli Impressionisti, gruppo cui è associata per il suo stile pittorico. Sposò nel 1879 l'incisore Henri Guérard, che, con la sorella Jeanne Gonzalès, divenne il soggetto di molti suoi dipinti.
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tursi-sala-vestito

Il Comune di Tursi, in occasione della manifestazione 2016 relativa alla valorizzazione della Rabatana, crocevia della religione Cristiana e Islamica, dedicata ai culti e ai riti funebri nella chiesa di San Francesco, ha inteso continuare il suo programma culturale coinvolgendo gli artisti attraverso una pubblica manifestazione, e chiedendo loro una collaborazione nell’interpretazione del nuovo tema. Il tema trattato, legato al recupero dei resti mortali dell’ultima tomba della chiesa di San Francesco, ha suscitato un particolare interesse per i risvolti magici ed esoterici collegati all’ipotetico racconto storico di questo luogo. L’incarico che mi è stato dato nel seguire il processo artistico di queste produzioni mi ha permesso di venire a contatto con tutti gli artisti che hanno aderito all’iniziativa. In ognuno di loro ho evidenziato il grande stupore che ha suscitato il tema proposto e il desiderio di partecipare al racconto attraverso una propria testimonianza e interpretazione dei fatti e delle circostanze. Lo stato di abbandono e di vilipendio dei luoghi non ha intaccato il loro straordinario fascino e il potenziale culturale intrinseco ai resti ancora visibili. Le sensazioni provate dagli artisti che hanno conosciuto per l’occasione la chiesa di San Francesco sono state tali da permettere la realizzazione delle opere che oggi sono presenti in mostra e che incrementano la collezione pubblica del Museo Diocesano del complesso di San Filippo Neri a Tursi avviata nel 2015. Tutte le opere presentate nelle varie tecniche rappresenteranno per il futuro un contributo alla conoscenza e al rispetto per la storia e la cultura del nostro paese. La produzione del video “Islana” di Patrizio Garofalo, realizzata come una “suite” cinematografica, suddivisa in più storie da poter vedere singolarmente o assemblate insieme, permette di scoprire il mondo fantastico di due diversi culti rappresentati in uno stesso luogo. Gli acquerelli di Greco e Zollo convivono con una interessante produzione di opere polimateriche, realizzate da artisti quali Dalisca, De Martinis, Piezzo, Prinzo, Scarduzio, Zanga, che attraverso l'abbinamento di varie tecniche e l’assemblaggio di materiali di origine differente, quali terre, legni, tele, metalli, carte e tessuti, hanno permesso di esaltare l’origine del principale “elemento” del territorio lucano, la Sabbia di Tursi, e di recuperare oggetti destinati alle discariche ma che rappresentano un pezzo di storia raccontato dai reperti recuperati a San Francesco come la lamiera zincata presente nella grande tavola realizzata dal trio De Martinis, Piezzo, Zanga che ricopriva la seconda sepoltura della bara esposta in mostra. La nuova collezione di opere fotografiche “Figlie della terra” di Rocco Scattino dedicata al racconto delle pietre di San Francesco evidenzia come la materia sia capace di rappresentare gesti tangibili e sensazioni intangibili di una cultura passata. Tutte queste opere meritano di essere ammirate e divulgate per il loro contenuto artistico e culturale e per il valore della loro testimonianza di rispetto e conservazione di un patrimonio comune da tutelare.

Il direttore artistico Salvatore Marciano

"islana" by patrizio garofalo


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entrata museo

tursi-ingresso
presentazione del presidente

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marco capuano

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saluti del sindaco

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scenografia della limitless solutions

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opera di vincenzo sorrentino
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{autore=de martinis ornella}

ornella-de-martinis-mostra

Sabato 22 ottobre 2016, dalle ore 18.30 presso le Scuderie di Villa Favorita sul Miglio d’Oro ad Ercolano, si inaugura la personale dell’artista Ornella De Martinis dal titolo “L’essenza della materia”.

La mostra, che si avvale del patrocinio morale della Città di Ercolano e della Pro Loco Herculaneum, in collaborazione con la galleria Marciano Arte, presenta gli ultimi lavori dell’artista porticese nota per l’eleganza e l’impatto emotivo delle sue opere materiche.

Il percorso artistico di Ornella De Martinis parte da un’indagine figurativa, frutto della preparazione accademica, e approda nel tempo, attraverso un attento studio dei materiali e una personale ricerca interiore, ad un linguaggio fatto di soluzioni essenziali dove la materia si sfalda nell’evidente desiderio di catturare la luce e dove emerge la volontà di trovare un equilibrio e un’armonia al tempo stesso estetici e interiori.

L’osservatore è rapito dal continuo trasformarsi della materia sulla superficie delle sue opere che vibra al mutare della luce, grazie anche all’utilizzo di elementi riflettenti, dalle foglie d’oro e d’argento agli specchi, offrendo, ogni volta, opere nell’opera, emozioni nell’emozione, fino a percepire “l’essenza della materia”.

 

La mostra è visitabile fino al 1 novembre tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 20.00, escluso il lunedì nella raffinata cornice del caffè letterario della città degli scavi, situato in uno dei luoghi più suggestivi del Miglio d’Oro frutto di un sapiente recupero di una struttura storica e della sua destinazione a centro di cultura per l’intera area metropolitana di Napoli.


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INVISIBILI LEGAMI  -  Tecnica mista su tavola 100 x 50 cm


Entrando nello studio di Ornella De Martinis saltano all’occhio il dipinto da ultimare sul cavalletto, i tanti vasetti e tubetti di colore, i pennelli, la libreria, e soprattutto il tavolo da lavoro e lo scrittoio antichi perfettamente restaurati; e che dire dei quadri alle pareti che con la delicata iridescenza di un arcobaleno dominano l’ambiente; il tutto in un ordine e una cura che sorprendono chi ha in mente un laboratorio di pittura, ma di sicuro non chi conosce Ornella. Tutto ciò è chiaramente espresso nei suoi lavori, ciascuno dei quali diventa una sintesi di elementi contrapposti di un ordine dove nulla è casuale e tutto tende ad un equilibrio nella forma e nei toni. Superfici lisce e levigate convivono con rilievi materici sabbiosi che invitano al tatto e trasparenze cromatiche, quasi da acquerello, si alternano a colori vibranti stesi sapientemente con giochi di velature che ricordano i maestri del Seicento e che sono frutto della sua esperienza di restauratrice. Gli elementi superflui lasciano spazio a soluzioni essenziali: il paesaggio si dissolve in un’astrazione dall’intonazione complessivamente sobria dove la ricerca dell’equilibrio, sia interiore che esteriore, passa allo spettatore attraverso superfici materiche, ma non ruvide, la fitta tessitura di linee che non compaiono ma si intuiscono e l’accostamento armonioso dei colori. Chi è alla ricerca di un’arte originale che esprima serenità e che sappia inserirsi con eleganza  nel proprio ambiente, non può far altro che apprezzare l’opera di questa artista.





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Di Admin (del 05/10/2016 @ 13:22:00, in Mostre ed Eventi, linkato 838 volte)
anna-nespolino-tursi

AVVISO PUBBLICO - MANIFESTAZIONE DI INTERESSE ALLA PARTECIPAZIONE PER LA SELEZIONE DI OPERE D'ARTE E CINEMATOGRAFICHE FINALIZZATE ALLA DIVULGAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DEL TERRITORIO DEL COMUNE DI TURSI (MT) PER LA SECONDA EDIZIONE DEL PROGETTO "LA RABATANA - FESTE, COSTUMI E RITI DELLA RABATANA, CROCEVIA DELLA RELIGIONE CRISTIANA E ISLAMICA”, CHE CULMINERA' CON L'EVENTO DI DICEMBRE 2016.


SCARICA IL BANDO PER I PITTORI   (Pdf 627 Kb)     -     ALLEGATO A - MODELLO ISTANZA PER PITTORI   (Pdf 203 Kb)

SCARICA IL BANDO PER I VIDEOMAKERS    (Pdf 580 Kb)     -     ALLEGATO A - MODELLO ISTANZA PER VIDEOMAKERS    (Pdf 203 Kb)

(Scadenza manifestazione interesse: Ore 12.00 del 15-10-2016)

Basìraba: LA CITTA' DELLA RABATANA DI TURSI

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Di Admin (del 04/08/2016 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 5477 volte)
{autore=bresciani antonio}
Parlando di Antonio Bresciani, Domenico Rea ha sottolineato la "impalpabile e mite solitudine" che, effettivamente, può essere considerata la cifra distintiva di questo pittore di difficile definizione, teso alla costruzione d'una pittura piacevole, fatta di forme compite ed eleganti, sensuale ed accattivante, ma non per questo vacua e lontana dall'esprimere un contenuto di pensiero. Il Maestro ha vissuto tutto il travagliato percorso degli anni tra le due guerre, cercando di agire sull'affidamento formale per ritrovare uno spessore più intenso a quella partecipazione d'intimità cui egli ha tentato di dare il volto delle sue modelle. (R. Pinto)

bresciani-volto

Autore: ANTONIO BRESCIANI (1902 - 1998)
Titolo: VOLTO
Tecnica e superficie: OLIO SU TAVOLA
Dimensioni: 33,5 x 26 cm

L'opera è firmata Bresciani in basso a sinistra.


Si diplomò giovanissimo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziando un’intensa attività artistica. Presente alla Biennale di Venezia fin dal 1930 e alle prime quattro edizioni della Quadriennale romana, ha partecipato alla Mostra d’arte della vita del Mezzogiorno d’Italia (Roma 1953), al Maggio di Bari, al Premio Michetti, alla Mostra internazionale di Lugano, alla Mostra dell’Arte moderna in Italia a Firenze. Bresciani, pittore di fiori e di fragranti nature morte, di paesaggi, ma soprattutto pittore di bambine e di fanciulle. Talvolta visi sorridenti in sogno, talvolta bambine agghindate con una gonna da ballerina; talvolta fanciulle che per la prima volta si mirano nello specchio, e giovinette assorte a puntarsi un fiore o a pettinarsi nella quieta stanzetta. La sua vena è quella del canto e di una soave intimità familiare: in una sorta di casto gineceo. Bresciani è un erede, e non piccolo di Spadini. La sua tavolozza non è quella dell’impressionismo spadiniano, vissuto all’aria aperta: ha le tonalità del chiuso nel rifugio familiare, in una penombra pomeridiana, sulla gamma delle terre rosse e dei grigi e dei bruni. È uno Spadini un po’ crepuscolare, dalla contemplazione sommessa, ed una dolce malinconia sembra sia la compagna di queste figure affacciate alla contemplazione dell’elegia. Alla sua pittura, legata alla tradizione per affettuosità di temi, di lirismo elegiaco, e che trae accordi di una soavità intensa, bisogna guardare con attenzione. (O. Vergani) Antonio Bresciani è quel che si dice un gustoso colorista, nella migliore tradizione napoletana: colori caldi e affettuosi, dorati e patetici. È un artista che ama la realtà sentimentale e nelle sue cose mette un’aria dolce con scintillii quieti, ma intensi. (L. Borgese)


bresciani-ballerine

Autore: ANTONIO BRESCIANI (1902 - 1998)
Titolo: BALLERINE
Tecnica e superficie: OLIO SU TAVOLA
Dimensioni: 36,5 x 27,5 cm

L'opera è firmata Bresciani in basso a destra.

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Di Admin (del 03/08/2016 @ 00:00:01, in Auguri, linkato 1879 volte)
{autore=laricchia vincenzo}
vincenzo-laricchia-capri

VINCENZO LARICCHIA
"Capri"
Olio su tela
50 x 70 cm


I nostri locali resteranno chiusi per ferie da sabato 6 a domenica 21 agosto 2016. Auguriamo buone ferie estive a tutti i nostri visitatori.
 Salvatore a Alfredo Marciano
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Di Admin (del 23/07/2016 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 846 volte)
{autore=perindani carlo}
CARLO PERINDANI
(Milano, 1899 - Capri, 1986)

L’opera di Perindani si pone in linea con la continuità della tradizione paesistica rivisitata, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, con un’attenta sensibilità al tempo nuovo. Oggi, a trent'anni dalla scomparsa del Maestro noto come il Pittore del Mare, vogliamo ricordarlo presentando due sue opere.

carlo-perindani-capri
"Capri"
olio su tela applicata su tavola 27x50 cm

“Per intendere l'opera di Carlo Perindani bisogna innanzitutto pensare al mare e tenere ben presente questo caso raro e curioso di un ambrosiano al cento per cento alle prese con il mare. Un mare da fissare sulla tela. Un mondo liquido, cromatico mutevole, difficile, traditore, potente ed eterno; una gigantesca forza di pura bellezza difficile da incatenarsi e da fissare. Un'impresa da innamorato. L'assunto di tutta una vita perché Carlo Perindani, cittadino della metropoli della nebbia è ormai cittadino onorario dei regni del mare” (Aldo Cerchiari).

Carlo Perindani, secondogenito di Edgardo e Rosa Bardini, era nato a Milano il 13 settembre 1899 e morto a Capri giusto trenta anni fa, il 23 luglio 1986. Perindani era giunto alla pittura da autodidatta, anche se aveva perfezionato tecnica e mestiere frequentando il corso serale a Brera. Le sue qualità, la sua inclinazione paesistica erano già evidenti quando, trasferendosi a Capri nel 1924, raggiunse il suo principale scopo: vivere su di un’isola a contatto con il mare, sua principale fonte d'ispirazione per il fascino eterno del suo mistero e per i suoi colori. Accanto alla rievocazione delle tappe della sua formazione artistica, è da evidenziare il vivo interessamento di Perindani alle vicende storico-politiche del tempo e il netto rifiuto delle ideologie totalitarie del Novecento. La permanenza a Capri gli permise di conoscere e confrontarsi con numerosi artisti già affermati, tra i quali Augusto Lovatti, Felice Giordano, Ezelino Briante, Andrea Cherubini, Hans Paule, Valentino White, Raffaele Castello, Mario Laboccetta, Mario Cottrau, con i quali condivise l’amore per l’isola e per l’arte. Dopo un periodo di tentazioni surrealiste, Perindani si immerse nel paesaggio dell'isola interpretandolo nel suo rapporto con l'uomo. L'uso della luce, decisamente innovativo, sembra alludere ad una felice antitesi col classicismo dello stile. È evidente nella sua pittura l’influenza della cosiddetta Scuola o Repubblica di Portici. Seppur definito il “Pittore del Mare” per le numerose vedute marine, le sue tele comprendevano vari soggetti dove l’artista dimostra di voler rompere con la tradizione di visioni oleografiche utilizzando i suoi dipinti come testimonianze di una cultura originale ed unica. Perindani riuscì a ritrarre la variegata e suprema bellezza isolana, dai temi agresti alle caratteristiche architetture, dalle frastagliate rocce alla coloratissima flora: più degli altri, però, privilegiò con maggior costanza e varietà il tema marino che evoca simboli ancestrali e muove sentimenti e immagini interiori. L’Artista nell’eseguire questi dipinti, con straordinaria sapienza e velocità, era ben conscio di quali richiami ancestrali e immagini interiori l’argomento suscitasse. Il mare di Perindani, come lui stesso spiegava, racchiudeva tutte le forme e i colori della continua trasformazione e della segreta, inesplorata profondità. Dipingeva sempre en plein air , proprio per cogliere appieno la luce ed i riflessi del paesaggio o dell'acqua, specchio moltiplicatore di colori ed elemento continuamente mutevole. Partecipò con successo alla prima Quadriennale d'Arte Nazionale che si tenne a Roma nel 1931, accanto a nomi come Balla, Morandi, Depero e Guttuso. A partire dagli anni Trenta, e fino al 1974, l'artista espose esclusivamente nelle città del nord ed era solito preparare le mostre nella casa di via Solferino a Milano, dove del resto si recava ogni anno in inverno. Dagli anni Ottanta Perindani si decise a far contenti anche i suoi ammiratori isolani e il consenso con cui furono accolte le sue “personali” capresi lo convinse della bontà della sua scelta e lo gratificò non poco. In fondo, sentirsi ammirato come pittore dai suoi concittadini d’adozione voleva dire anche veder riconosciuto il proprio ruolo di amante e di ambasciatore della bellezza di Capri. Nel 1988, due anni dopo la sua scomparsa per un enfisema, il Comune di Milano, città dove aveva visto la luce e sognato a lungo il mare, organizzò in suo onore una retrospettiva dal titolo “Carlo Perindani, milanese, pittore del mare” che riscosse un enorme successo di pubblico e di critica.
Critici e recensori hanno ravvisato nella pittura di Perindani la presenza di echi veneziani, lombardi, napoletani, impressionisti o addirittura seicenteschi, ma soprattutto essi sono rimasti colpiti dalla maestria con cui ha affrontato uno dei motivi più tremendi fra quelli che la natura offre a chi li dipinge: il mare. Così scrisse Mario Monteverdi: “Una vita per la pittura sullo sfondo del mare, dei colori, delle sue luci: la biografia di Carlo Perindani non può essere che questa”.

carlo-perindani-marina
"Marina"
olio su tela applicata su tavola 24x36 cm

“Nelle nature morte non solo rivela le sue qualità disegnative, ma in composizioni sapientemente articolate sembra fondere insieme la sapienza oggettiva dei fiamminghi e l'intimo calore dei naturamortisti sei-settecenteschi napoletani non immemori del Caravaggio. È la fedeltà alla natura quella che in ogni caso e in tutti i soggetti ha sempre contraddistinto il pittore, almeno sino a che il desiderio di conferire al colore una funzione più aderente al linguaggio attuale non lo ha indotto a ricerche più ardite e più avanzate…, dove la fantasia creatrice dell'artista si sostituisce alla meticolosa descrizione del vero” (Mario Monteverdi)

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Di Admin (del 29/06/2016 @ 00:00:01, in Mostre ed Eventi, linkato 510 volte)

Villa Signorini & Fiera Antiquaria Napoletana presentano

RETRO'
Antiquariato, modernariato, usato, collezionismo, artigianato, opere dell'ingegno, curiosità di ogni epoca e paese.
Sabato 9 e domenica 10 luglio 2016.
ore 9.00 - 20.00
Villa Signorini, Via Roma, 43 in Ercolano
ingresso gratuito
info: 3356212723

fiera-antiquaria-ercolano

FIERA ANTIQUARIA NAPOLETANA                                    VILLA SIGNORINI                 

marciano arte

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Di Admin (del 14/03/2016 @ 00:00:00, in Arte News, linkato 3640 volte)
{autore=galante francesco}

francesco-galante-napoli

L'opera è firmata in basso a destra: "F. Galante". Firma, titolo, anno a tergo.

[…] Figura anch’essa legata alla tradizione, con un profilo più autonomo e controllato, attento al volgere dei tempi, ma fedele ad un modo tutto suo d'intendere la pittura, è Francesco Galante (1884-1972), artista acuto nella rappresentazione delle pulsioni d’una società borghese, di cui egli ha saputo accarezzare compiacente le piccole manie e le ambiguità talvolta sottili, talvolta struggenti. Negli Interni riesce più convincente, poiché ci restituisce uno «spaccato» di questa borghesia acquiescente, di queste signore che vivono l’atmosfera ovattata e rassicurante dei propri appartamenti coi balconi aperti sul golfo, ma anche con qualche angolo oscuro. E così nei ritratti; ove non s’adagia alla riproduzione del «tipo», ma cerca di scandagliare nella psicologia del personaggio. Il pittore della discrezione, potrebbe essere definito o del «grigio», come lascia evocare facilmente il titolo stesso d’un suo dipinto di veduta del porto di Napoli: “Grigio su Napoli” della collezione Morelli.
(Rosario Pinto da “La Pittura NapoletanaLiguori Editore, 1998 )


francesco-galante-pausa

L'opera è firmata e datata in basso a destra: "F. Galante 964". Firma, titolo, anno a tergo.

FRANCESCO GALANTE (Margherita di Savoia, Foggia, 1884 - Napoli 1972). Dopo aver appreso i rudimenti del disegno alla scuola elementare di Margherita di Savoia, Francesco Galante si trasferì nel 1896 a Napoli. Si iscrisse all'istituto di Belle Arti dove ottenne tra il 1899 e il 1904 numerosi riconoscimenti. Nel 1904, conclusi gli studi, si trasferì a Milano dove collaborò con le case editrici Sonzogno e Treves e con la rivista "Varietas" per la realizzazione di illustrazioni. Dopo circa un anno si trasferì a Roma e poi a Napoli dove divenne caricaturista presso il giornale umoristico “6 e 22” e parallelamente iniziò a dedicarsi alla pittura, realizzando in particolare paesaggi e ritratti in cui iniziò a sperimentare la sua particolare ricerca sul colore, dal gusto impressionista. Da allora Galante iniziò a esporre in tutte le più importanti mostre tra cui tutte le Sindacali napoletane (tranne quella del 1930) le mostre della Promotrice (1904, 1911, 1912, 1915-16, 1920-21) e le Biennali di Venezia (1910, 1912, 1914, 1920 e 1922). Tra i soggetti preferiti fin dai primi tempi ci sono interni e soprattutto ritratti di persone care come “Attrazione” (1914. Napoli. Circolo Artistico Politecnico), “Riposo” (Comune di Napoli, acquistato alla Promotrice. del 1915). Dal 1914 al 1957 insegnò nell'Istituto di Belle Arti di Napoli, prima Figura e, poi, Arti grafiche. Con la fine degli anni Venti si assiste nella poetica di Galante a una svolta novecentista caratterizzata da un maggiore realismo e da una produzione più delicata e intimista. Al centro della sua ricerca si pose l'ambiente domestico indagato in tutte le sue declinazioni, sia come simbolo della tranquillità dei personaggi della Napoli borghese, sia come espressione schietta degli affetti familiari. […] A partire dagli anni Trenta lo stile di Galante si fa più solido, scompare la caratteristica pennellata sfrangiata degli anni precedenti, e si assiste a un abbassamento delle gamme cromatiche, insieme a una nuova plasticità delle figure. Nel dopoguerra Galante recuperò lo stile delle sue opere giovanili insieme a tinte più chiare. Nel 1953 decorò il soffitto del teatrino di corte del Palazzo Reale con “Le nozze di Anfitrite e Posidone”, nel 1955 tenne una personale presso la Galleria Mediterranea e nel 1965 l'ultima presso il Circolo Artistico Politecnico.
(Elisa d’Agostino da “9cento. Napoli 1910 – 1980 per un museo in progress” Electa Napoli, 2010 )


francesco-galante-capo-miseno

L'opera è firmata in basso a destra: "F. Galante". Firma e titolo a tergo.

Dal 1896 al 1904 studia all’istituto di Belle Arti di Napoli, allievo di Volpe e Cammarano. All’attività di pittore accosta sin dall’inizio quella di illustratore (“Varietas”, 1907-08) e di insegnante (Istituto Statale d’Arte, 1914-57; Accademia, 1930-32). E presente alle maggiori manifestazioni artistiche napoletane (Promotrici Salvator Rosa), nazionali (Biennali veneziane, Torino, Roma, Milano) e internazionali (Parigi, Salon d’Automne, 1909; Santiago del Cile, 1910). Partito da esperienze di gusto impressionista e “nabis”, negli anni Trenta si accosta ai modi di Novecento.
(Novecento Italiano” 1998 – 1999. ed. De Agostini)




L'opera è firmata in basso a sinistra: "F. Galante".
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