Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 01/01/2016 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 240 volte)
{autore=calibe giustino}
L’opera di Giustino Calibè (dalla rivista Albatros di ottobre 2014)

Si dissolvono nell’aria, evanescenti, diafane, ombre inquietanti dalle cromie lattiginose. Esseri dai connotati indefiniti, nudi e indifesi, si materializzano straniati davanti allo sguardo curioso dello spettatore. Magnifiche ossessioni, ripetute all’infinito, nelle forme e nei segni delicati e timidi, ondeggiano sospese nello spazio alla disperata ricerca di un punto fermo, di una certezza, di un sentimento vero, di una emozione profonda, di un ricordo vivo, che non sia soltanto una memoria che sta per svanire. Una presenza singolare nel mondo dell’ arte contemporanea campana, quella di Giustino Calibè (1950), nato e indissolubilmente legato a San Giorgio a Cremano (Napoli), poeta, disegnatore, pittore e musicista. Una figura poliedrica, introversa, silenziosa, chiusa in un mondo tutto suo e sempre in disparte, che anche se apparentemente si delinea in una moltitudine di colori tenui e fiabeschi, spesso nasconde e fa’ mimetizzare gli orchi veri, che nella vita di ogni giorno, spaventano e fanno ammutolire. Un artista dalla personalità in continuo dissenso con tutte le mode e correnti artistiche, che ha fatto del proprio stile e dell’autonomia, un metodo essenziale per esprimere il proprio sentire e far riflettere sulle sofferenze e contraddizioni di una società che sta smarrendo i connotati di originalità, di libertà, di semplicità e purezza, piegandosi alla legge dell’artificio e dell’impietoso e rozzo mercato globale.


L’esperienza artistica di Giustino Calibè, allievo dei maestri Iandolo e Pirozzi presso la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, si snoda attraverso varie fasi di sperimentazione, con brevi incursioni nell’arte informale, nell’espressionismo tedesco, nel surrealismo, risentendo gli echi di esperienze creative di Paul Klee e delle atmosfere onirico – naif di Osvaldo Licini. Calibè è passato da una pittura fortemente condizionata dalla forma, densa di materia e delle polveri del Vesuvio, ad una raffinata ricerca tesa alla sottrazione del segno, cercando di dare il maggior rilievo al linguaggio pittorico che diventa sottile, ricco di significati, di metafore, di atmosfere da sogno e di costanti silenzi. Una lunga ricerca, approfondita e complessa, che infine approda a porre la figura in sé, come fulcro e elemento cristallizzante di tutta la produzione artistica di Calibè. Una figura, che ogni volta, solitaria e indifesa, diventa il nucleo palpitante di struggenti liriche, si delinea nei disegni a china rigorosamente in bianco e nero e nei delicati dipinti, popolati da forme appena accennate e intrise di tenui colori pastello, stesi con garbo e delicatezza, come se fossero solo sussurrati.


Le tele di Giustino Calibè sono abitate da una moltitudine di esseri quasi asessuati, contornati da un sottile velo d’ombra e di mistero, inclusi in una impalpabile, iridescente, immaginaria bolla di sapone, che appena sfiorata, svanisce in fretta, con tutto il suo fragile contenuto. Degli esseri strani e impotenti, impossibilitati a reagire a causa di quelle braccia brevilinee con le mani a forma di rizomi, spesso conserte nel gesto di autoprotezione, che sembrano ammonire: “noli me tàngere”…fermati e rifletti! Se no, tutto diventa vano, tutto scompare in un attimo, tutto finisce e non ritorna più! L’arte di Calibè riguarda soprattutto la sfera di emozioni, invita al silenzioso ascolto e lo fa con una eleganza rara e sensibilità unica, sotto un segno di costante misura e persino di un impensabile pudore espressivo.


giustino-calibe-1995

GIUSTINO CALIBE':
Olio su tela 80x100 cm 1995

La dimensione lirica di tutte le opere, supportata da una forte vena di malinconia metafisica, si nutre di un segno apparentemente primordiale, come se non volesse mai far differenza tra la realtà fisica e quella psichica. Le emozioni e il profondo sentire dell’artista fluiscono liberamente e senza tregua nella sua arte. Cambia la vita, cambiano le sensazioni, ragione e sentimento si mescolano all’infinito, producendo un variegato paesaggio di personaggi e di stati d’animo, di passioni e di impressioni.

 

Joanna Irena Wrobel



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giustino-calibe
Giustino Calibè
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Humana - Figure Monumentali (dalla Mostra di Castel dell'Ovo di settembre 2014)

Il corpo è il veicolo di tutta la nostra conoscenza. Delle nostre emozioni e del modo in cui le comunichiamo, ma è anche tutto il nostro essere l’involucro in cui esso nasce e si esaurisce. La moderna società occidentale ci sta abituando sempre più a trasmettere questo nostro essere soltanto attraverso strumenti infallibili meccanici che lo manifestano in parti separate. Se ne deduce che la rivoluzione informatica ha determinato la globalizzazione e questa ha offerto la possibilità a culture differenti di incontrarsi. Ma se il corpo è costituito di materia essa deve lasciare inevitabilmente traccia fisica della propria presenta e del proprio movimento.


Tutte le azioni dell’uomo anche le più impercettibili come il pensare o il provare emozioni sono il frutto del movimento della materia che si manifesta sul corpo e nello spazio che esso circonda. Ecco perché Giustino Calibè che ripresenta alla Sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo l’ultima sua produzione, frutto di una ricerca sull’uomo, tenta di rappresentare con medium della pittura, del disegno e della poesia, le tracce che il corpo lascia del proprio agire e che si manifestano come mutamento dello spazio fisico.


Intitolata “Humana - Figure Monumentali e disegni 2007/2014”, presentata da Clorinda Irace, visitabile fino al 20 settembre, la personale si presenta come un invito a riflettere sulla complessità e problematicità dell’essere umano invitando chi guarda ad andare oltre le apparenze e cercare quel messaggio sottile dell’artista che da vita con la sua visione, attraverso tratti essenziali e nitidi del mondo che ci circonda.


Nei numerosi dipinti e disegni esposti, le donne e gli uomini di Calibè appaiono nella loro essenziale vitalità che spesso assume toni drammatici, inquietanti che ricordano a volte i volti ritratti da Lippi. Le tracce per Calibè diventano i segni per comprendere il comportamento umano.

Daniela Ricci


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Di Admin (del 22/12/2015 @ 14:00:00, in Auguri, linkato 113 volte)
Auguri-Natale-2015

A tutti i nostri amici e clienti auguriamo uno speciale Natale 2015 nel segno dell'Arte.

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Di Admin (del 11/11/2015 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 2034 volte)
{autore=vitagliano salvatore}
Il volto seducente e ambiguo del «possibile»: Vitagliano, una pittura dolcissima e velenosa

C’è indubbiamente bisogno di molto coraggio per fare come Salvatore Vitagliano (San Martino Valle Caudina, 1950), che in questi ultimi anni ha voluto rimescolare le regole di una ricerca pittorica che egli veniva ormai conducendo con crescente sicurezza e con risultati di una qualità così alta da sembrare miracolosamente conquistata sui più ardui crinali della storia dell’arte: una qualità imperturbabile, anche quando lo scatto della fantasia, improvviso e violento, spingeva l’immagine nelle regioni abitate dalle strane creature della notte e del sogno. Anzi, proprio allora, mentre l’immagine esibiva vistosi processi di metamorfosi, risultava maggiormente evidente che la pittura di Vitagliano possedeva una sua interna spazialità, stabile ed omogenea, in cui la forma poteva di nuovo assestarsi, rivestendosi di un tessuto cromatico vibrante nell’intensità dell’impasto e nell’ampiezza del registro, ma sempre seducentemente integro.

Ora il giovane artista campano – che può a ragione essere considerato un autentico protagonista della pittura italiana dell’ultimo decennio, ben diversamente, s’intende, di quei tanto più noti suoi coetanei che gareggiano «selvaggiamente» sui circuiti del mercato, al seguito di spregiudicati manager – ha sconvolto le coordinate del suo precedente percorso, liberando lo sguardo sull’orizzonte del possibile. Ma per far ciò egli ha innanzitutto messo in questione quella «qualità» delle immagini che, proprio per la sua felice persistenza, accennava a surrogare, in funzione gratificante, la percezione del mondo delle cose.


Con le opere esposte nella galleria L’Ariete, Vitagliano ha voluto correre il rischio di una nuova avventura, poiché sapeva di aver tanto fiato da poter discendere entro gli strati oscuri della propria soggettività, nel cuore pulsante di vita da cui provengono i fantasmi dell’arte, spinti in alto dalla forza dei desideri, verso lo schermo luminoso della coscienza e dei sensi, che è poi la soglia da cui il nostro corpo s’affaccia sullo spettacolo del mondo e s’inoltra nella rete dei rapporti intersoggettivi. Lungo questo doppio tragitto, di vertiginosa immersione e di lento ritorno sulla superficie, l’artista non ha smarrito la consapevolezza della dimensione culturale dell’esperienza pittorica. Perciò questa, in Vitagliano, rimane anche oggi estranea ai luoghi comuni e banali della poetica surrealista, non è uno sprofondamento inconsulto nell’inconscio né essa s’affida all’automatismo del segno.


È piuttosto una rifondazione del senso di quella dimensione culturale, scandagliata oltre che lungo i suoi tramiti storici, nelle sue profonde radici esistenziali. Se è vero, perciò, che l’attuale pittura di Vitagliano provoca talvolta l’inquietante effetto di una fascinazione medianica o quello di una presenza enigmatica e sgradita, evocata da chi sa dove, ma nella quale infine sei costretto con disagio a riconoscerti, con le tue inconfessate ambiguità, non bisognerà meravigliarsi che essa riveli qualche singolare memoria dell’arte simbolista e romantica. Allo stesso modo, volendo ricordare, come è giusto, la più bella delle sorprendenti sculture presenti nella mostra, si dovrà osservare che questo «animale», di aggressiva eppure patetica vitalità, sembra sia uscito da un incubo dell’immaginazione, ma potrebbe arricchire i «bestiari» della scultura romanica.

Nelle opere in cui più evidente è la consonanza con i motivi simbolisti il colore passa da irregolarità e spessori materici da art brut a sottigliezze estremamente raffinate dove svariano i gialli, i verdi e gli azzurri, scambiandosi dolci tenerezze e acidi veleni. Si veda ancora come dietro le figure femminili dipinte su due grandi tele si scoraggiano misteriosi paesaggi che ora sfumano tra vapori ed umide esalazioni lacustri, ora sprondando nell’area diventata così densa, cupa e buia da provocare il ricordo, o la paura, di una morte per annegamento.


salvatore-vitagliano-ciro

SALVATORE VITA:
"CIRO" Olio su carta applicata su tavola 30x21 cm


e all’elemento iconico, su cui poggiano gli schemi compositivi e i ritmi formali, una grande ricchezza di significati ed eccita una risonanza psicologica nel cui cerchio è difficile non rimanere emotivamente coinvolti. In queste immagini la sostanza figurativa si direbbe svanire al di là dello schermo del quadro, dove non rimane che una fugace impronta, dove la forma appare rotta da una gestualità frenetica che esalta la luminosità del colore, facendola sprigionare dall’interno o suscitandola sulle stesse zone d’ombra, come un brillio e un fremito della pelle della materia.

Ma è facile capire che anche qui, in queste immagini che danno l’impressione di una più diretta e felice esposizione all’aria aperta, tanto da far pensare ad un ritorno alla natura e alle circostanze familiari del paesaggio campano, in realtà Vitagliano continua a comunicare il fascino di un sentimento della vita che non si esaurisce nell’emozione del presente, ma è capace di cogliere in questo gli ambigui e capziosi lineamenti del possibile.

Vitaliano Corbi


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jean-françois-asselin

Veduta del Monte Vesuvio e del Golfo di Napoli da Lacco Ameno (Ischia)

Olio su tela, 75 x 100 cm. Firma obliqua sul masso dipinto in basso a destra: Asselin. Prima tela. Con cornice impero coeva.


La figura in immagine è un dipinto autografo del pittore francese Jean-François Asselin, fine ritrattista e paesaggista, databile alla fine del Settecento e i primissimi anni dell’ Ottocento.
Asselin, Jean-François (Roncey, Francia, 1771 - San Pietroburgo, Russia, 1838 ?). Figlio del pittore François-Jacques (1741-1813) e allievo di Robert Bichue (1705-1789), lavora come decoratore nella reale fabbrica di porcellane di Sevres, emigra durante la Rivoluzione a Dresda dove continua la sua attività di pittore con importanti esposizioni fino al 1801. Tornato in Francia, ha varie commissioni che lo portano a viaggiare in tutta Europa per poi stabilirsi definitivamente a San Pietroburgo. Qui sposa la principessa Ekaterina Vasilyevna Saltykova. Suo è il famoso ritratto della Principessa russa in abito bianco e scialle rosso eseguito nel 1808 (97x77 cm), che rappresenta il primo nell'iconografia della principessa Saltykova, ritratta successivamente altre due volte dal pittore francese Robert Lefreve. Dopo pochi anni Asselin muore. Anche Asselin fa parte di quei tantissimi artisti europei che sin dalla seconda metà del XVIII secolo, giungono a Napoli, su invito di loro connazionali già in città e che "iniziano" la Scuola di Posillipo quali Pitloo, Huber, Goetzloff, Vervloet, Dahl, Rebell, Catel, Kiprenskij, Romegas, Wenzel, ecc. Questa specifica opera è pregevole per periodo, qualità, tecnica, dimensioni, soggetto, stato di conservazione; il tutto impreziosito da una splendida ed importante cornice impero napoletana di oro zecchino (argento il lato esterno). Tutto, i colori, la tela, il telaio e la stessa cornice, induce a datare l’opera alla fine del XVIII secolo. Affascinante è l’inquadratura del Golfo di Napoli visto da Lacco Ameno di Ischia riconoscibile dalla Villa Arbusto con le caratteristiche arcate in primo piano e dalla chiesa di Santa Restituta con il suo campanile sempre sulla sinistra del dipinto. Altro elemento che contraddistingue il luogo ritratto è ovviamente il famoso lacco in mare, lungo la costa che da il nome alla località. L’opera, vista alla lampada di Wood, si presenta in un ottimo stato di conservazione, si segnalano solo pochi e piccoli interventi di restauro in primo piano e sul mare.
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Di Admin (del 07/11/2015 @ 00:00:01, in Mostre ed Eventi, linkato 323 volte)

LA RABATANA, CROCEVIA DELLA RELIGIONE CRISTIANA E ISLAMICA.   

di Anna Macrini.  


La Fondazione del Comune di Tursi “La Rabatana” che gestirà tutte le attività culturali, scientifiche e organizzative, nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale tangibile e intangibile del territorio tursitano ha promosso una iniziativa culturale per la costituzione di una collezione pubblica di opere d’arte interamente dedicata ad un tematica specifica finalizzata alla conoscenza della storia e della cultura del territorio di Tursi.

“ La Rabatana, crocevia della religione cristiana e islamica”, è questo il tema lanciato con un bando pubblico dal Comune di Tursi che ha visto l’adesione, in brevissimo tempo, di oltre trenta artisti che da tutta Italia hanno risposto con un’opera realizzata ad hoc e ceduta in comodato d’uso permanente al comune. I lavori pervenuti si riferiscono agli usi e costumi della Rabatana di Tursi e al tema storico specifico relativo alla costruzione del quartiere arabo e alla sua importanza quale “crocevia della religione cristiana e islamica”.

Tutte le opere dedicate a questo tema verranno esposte per la prima volta nell’area del Museo Diocesano di Tursi e Lagonegro del Convento di San Filippo Neri posto di fronte allo storico quartiere della Rabatana. Una antica struttura rappresentativa del patrimonio culturale di Tursi che la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Basilicata ha inteso recuperare per questa nuova destinazione culturale.

Tursi è un paese ricco di cultura, storia, arte dalle origini antiche risalenti al V secolo che ha bisogno di essere recuperato e valorizzato.

Su queste basi si articola il progetto  che si presenta nella sede di San Filippo Neri per una nuova produzione artistica collegata alla conoscenza di testimonianze sulla cultura religiosa che hanno contraddistinto la formazione sociale del territorio lucano a partire dall’VIII secolo dove sono convissute le principali religioni mediterranee e dove le influenze nella vita hanno lasciato tracce e segni che vanno studiati, evidenziati, conservati e divulgati.

Il progetto è fondato sulla costituzione di una collezione stabile  di opere d’arte contemporanea  del Comune di Tursi interamente dedicata ai temi religiosi ispirati dall’antica cultura radicata in questo territorio.

Questa collezione per la prima volta viene presentata al pubblico insieme ad altre tre esposizioni sempre dedicate ai temi della cultura storica che caratterizza questo territorio.

Una mostra è dedicata alla documentazione fotografica di Rocco Scattino eseguita per presentare le condizioni di conservazione di un altro straordinario pezzo della storia della città di Tursi che è il complesso monumentale di San Francesco d’Assisi. Un monumento che  ha ispirato alcune delle opere che fanno parte della collezione di opere d’arte pubblica proprio per la magia con la quale oggi si presenta a quanti vogliono visitare questo sito.

Sempre a San Francesco è dedicata l’esposizione, per la prima volta a Tursi, dei frammenti degli affreschi staccati della seconda metà del Trecento, recuperati dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata meglio descritti nel paragrafo a loro dedicato.

Alla presentazione delle opere d’arte contemporanea è anche collegata un’altra esposizione di opere pittoriche dedicata ad alcuni artisti lucani dal titolo  “Espressioni artistiche Lucane oggi” realizzata in collaborazione con la Ferrara Art Gallery di Sant’Arcangelo.

Questa esposizione di opere rappresenta la sintesi di una attività artistica che ha avuto in Basilicata due principali espressioni. La prima è stata quella prodotta da Carlo Levi a partire dal dopo guerra che ha profondamente inciso sulla produzione artistica di questo territorio. La seconda è quella legata al pittore spagnolo Josè Ortega che Si trasferì a Matera nel 1973. A Matera Ortega ha dedicato la sperimentazione di  nuove tecniche nello scolpire bassorilievi e utilizzare la cartapesta in modo innovativo; qui, nel suo laboratori nei Sassi, realizzò uno dei suoi cicli pittorici più importanti,  la  Morte e nascita degli innocenti”. Ciclo di opere che insieme alle straordinarie incisioni dello stesso periodo ha caratterizzato la produzione artistica di questi ultimi anni in Basilicata e che oggi è possibile vedere nelle opere esposte e presentate in questo catalogo.

Infine il gruppo di mostre che si è riusciti a presentare nel complesso monumentale di San Flippo Neri si conclude con l’esposizione del progetto grafico e degli studi per un’opera multimediale che l’artista e designer tursitano Vincenzo Missanelli  ha dedicato al  Teatro permanente della poesia” in omaggio al poeta e scrittore Albino Pierro, personaggio di spicco della cultura letteraria tursitana del dopoguerra.

Questa iniziativa culturale del Comune di Tursi avvia un nuovo percorso di produzione artistica che si inserisce nel programma di valorizzazione del patrimonio culturale di questo territorio che troverà una sua dignitosa collocazione nel più ampio progetto legato a Matera Capitale della Cultura e che rappresenta una grande svolta per Tursi, un inizio che vedrà  finalmente ampi orizzonti nelle menti  dei suoi fruitori.



Il video amatoriale è stato girato pochi minuti prima del vernissage e si riferisce all'allestimento delle sale del Museo Diocesano all'interno dell'ex convento di San Filippo Neri a Tursi, per le mostre inaugurali della struttura con l'evento del 30 ottobre 2015 legato al progetto Basìraba per la rivalutazione dell'antico quartiere della Rabatana di Tursi (MT).
Le mostre:
1- "Espressioni artistiche lucane oggi", in collaborazione con la Ferrara Art Gallery di Sant'Arcangelo. Artisti in esposizione: Salvatore Sebaste, Donato Linzalata, Nicola Lisanti, Andrea La Casa, Vincenzo Ferrara, Salvatore Ferrara, Annamaria Caputo, Mariagrazia Montano, Salvatore Comminiello, Filippo De Marinis, Giuseppe Filardi, Luigi Caldararo
2- "La Rabatana crocevia della religione cattolica e islamica". Artisti: Ahmad Alaa Eddin, Mario Di Giulio, Salvatore Vitagliano, Serena Alvarenz, Paola Anatrella, Luigi Caldararo, Francesco Caliendo, Annamaria Caputo, Renato Criscuolo, Christian Del Gaudio, Ornella De Martinis, Vincenzo Ferrara, Antonio Farina, Giuseppe Filardi, Evelina Iadecola, Andrea La Casa, Donato Linzalata, Nicola Lisanti, Mariagrazia Montano, Paolo Naldi, Anna Nespolino, Dalisca (Elisa Piezzo), Maria Teresa Prinzo, Aldo Salatiello, Ariel Seven (Simona Schiavone), Tobia Scoppa, Vincenzo Sorrentino, Roberta Varasano, Vincenzo Vavuso, Mario Varotto, Ena Villani, Giuseppe Zollo
3- "San Francesco, magico monumento da scoprire" è la mostra fotografica di Rocco Scattino sull'antico monumento tursitano
4- "Gli affreschi medievali restaurati di San Francesco"; per la prima volta in mostra gli antichi affreschi staccati dall'ex convento di Tursi e recuperati dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata.
5- "I tagliacarte di Francesco Giocoli"

Basìraba: LA CITTA' DELLA RABATANA DI TURSI

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Di Admin (del 11/09/2015 @ 19:00:02, in Mostre ed Eventi, linkato 598 volte)

AVVISO PUBBLICO: BANDO CONCLUSO CON IL DIPINTO SCELTO COME VINCITORE
L'opera scelta come vincente che verrà pubblicata sui documenti con finalità di divulgazione culturale sia della Fondazione “La Rabatana” che del Comune di Tursi per l’anno 2015/2016 è il lavoro "Tursi" di Anna Nespolino, olio e foglia oro su carta di cm 130x85.

anna-nespolino-tursi

MOTIVAZIONE:

La giuria si esprime unanimemente per l’attribuzione del primo premio di pittura all’opera “Tursi” dell’artista Anna Nespolino in ragione della sua piena rispondenza alle linee del bando di concorso, per la raffinata tecnica di esecuzione, per l’immediatezza del messaggio che l’opera trasmette nonché per l’equilibrio degli elementi che risaltano in rapporto alla religione cristiana e a quella islamica.



tursi-la-rabatana

....dall'articolo pubblicato l'11 settembre scorso...
MANIFESTAZIONE DI INTERESSE ALLA PARTECIPAZIONE PER LA SELEZIONE DI OPERE D'ARTE FINALIZZATE ALLA DIVULGAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DEL TERRITORIO DEL COMUNE DI TURSI (MT) PER L'EVENTO DEL 30 OTTOBRE 2015.


SCARICA IL BANDO (Pdf 582 Kb)

MODELLO PER ISTANZA (Pdf 200 Kb)


(Scadenza manifestazione interesse: Ore 12.00 del 22-09-2015)
(Termine ultimo per la presentazione dell'opera: Ore 12.00 del 09-10-15)
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Di Admin (del 11/09/2015 @ 19:00:01, in Mostre ed Eventi, linkato 269 volte)
AVVISO PUBBLICO

MANIFESTAZIONE DI INTERESSE ALLA PARTECIPAZIONE PER LA SELEZIONE DI OPERE CINEMATOGRAFICHE FINALIZZATE ALLA DIVULGAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DEL TERRITORIO DEL COMUNE DI TURSI (MT)

SCARICA L'AVVISO (Pdf 582 Kb)

MODELLO PER ISTANZA (Pdf 200 Kb)

(Scadenza manifestazione interesse: Ore 12.00 del 22-09-2015)
(Termine ultimo per la presentazione dell'opera: Ore 12.00 del 09-10-15)

il video classificato primo:

Basìraba: LA CITTA' DELLA RABATANA DI TURSI

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Di Admin (del 08/08/2015 @ 10:30:01, in Auguri, linkato 1299 volte)
andrea-patrisi-sorrento

ANDREA PATRISI
"Sorrento"
Olio su tavola
100 x 100 cm


I nostri locali resteranno chiusi per ferie da sabato 8 a domenica 23 agosto 2015. Auguriamo buone ferie estive a tutti i nostri visitatori.
 Salvatore a Alfredo Marciano
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Di Admin (del 25/03/2015 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 1198 volte)
{autore=striccoli carlo} A Carlo Striccoli voglio dedicare un piccolo spazio presentando un'opera tipica della sua produzione accompagnata da qualche breve cenno critico e biografico. Partendo dagli insegnamenti di Crisconio, Striccoli ha saputo guardare avanti creando uno stile inconfondibile, tutto suo che è diventato punto di riferimento per la nuova figurazione degli artisti napoletani e non.
 
carlo-striccoli-marina

CARLO STRICCOLI   Titolo: SCORCIO A MERGELLINA    Olio su tela,   40 x 50 cm

Carlo Striccoli è musicista e pittore, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, esordendo nei primi anni Venti (Biennale meridionale di Bari, 1924). Vicino alla ricerca artistica di Luigi Crisconio, attivo anche come freschista, è presente all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1937, alle Quadriennali romane e alle Biennali veneziane, nonché alle Sindacali napoletane. Negli anni Trenta, aderendo al movimento di Novecento, impronta la sua ricerca di un rigoroso plasticismo. Con Brancaccio, Notte, Girosi e Fabbricatore affresca nel 1940 la Mostra d’Oltremare. In seguito la sua pittura acquista un tono più concitato ed espressionistico. (Novecento Italiano – De Agostini Ed. - 1999)

 

‘Vero pittore, già negli anni giovanili Striccoli aveva un riserbo inquieto ed un’ansia nascosta: pur fortemente affascinato dalla viva tradizione locale, sentiva fin da allora l’esigenza della contemporaneità. Ed ecco perché la sua pittura è entrata nel presente artistico attraverso un sentimento attivo e la ricerca incessante di una modernità intesa però positivamente e senza avventure. Così le sue immagini, espressive di una bellezza intima e naturale, sono rivestite di intensità e caratterizzate da una energia istintiva, scintillante e scultoreamente sintetica’. (A. Schettini)

Carlo Striccoli, artista impetuoso, di una carica emotiva sconcertante, lavora instancabilmente, tra entusiasmo e scontentezza, dando vita ad un suo inconfondibile mondo pittorico destinato, in virtù della sua potenza espressiva e poetica, a reggere il collaudo del tempo. (P. Girace)

La sua ardente foga di naturalista espressivo, così liberamente impegnato nella tradizione chiaroscurale napoletana (dal Seicento a Mancini), ha saputo ritemprarsi ed integrarsi nell’area della sensibilità moderna. Striccoli, pur fedele alla continuità stilistica e alla dimensione ideale d’un determinato ambiente storico, è pittore d’oggi, partecipe delle ricerche odierne, impegnato a fondo nella problematica che vi si connette. Così distante dalle astrattezze, come dalla illusoria concretezza d’un superficiale realismo. (C. Barbieri)

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Di Admin (del 21/03/2015 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 4187 volte)
{autore=bresciani antonio}
bresciani-fiori

Autore: ANTONIO BRESCIANI (1902 - 1998)
Titolo: FIORI
Tecnica e superficie: OLIO SU CARTONE
Dimensioni: 44 x 39 cm

L'opera è firmata Bresciani in basso a destra.

Si diplomò giovanissimo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziando un’intensa attività artistica. Presente alla Biennale di Venezia fin dal 1930 e alle prime quattro edizioni della Quadriennale romana, ha partecipato alla Mostra d’arte della vita del Mezzogiorno d’Italia (Roma 1953), al Maggio di Bari, al Premio Michetti, alla Mostra internazionale di Lugano, alla Mostra dell’Arte moderna in Italia a Firenze. Bresciani, pittore di fiori e di fragranti nature morte, di paesaggi, ma soprattutto pittore di bambine e di fanciulle. Talvolta visi sorridenti in sogno, talvolta bambine agghindate con una gonna da ballerina; talvolta fanciulle che per la prima volta si mirano nello specchio, e giovinette assorte a puntarsi un fiore o a pettinarsi nella quieta stanzetta. La sua vena è quella del canto e di una soave intimità familiare: in una sorta di casto gineceo. Bresciani è un erede, e non piccolo di Spadini. La sua tavolozza non è quella dell’impressionismo spadiniano, vissuto all’aria aperta: ha le tonalità del chiuso nel rifugio familiare, in una penombra pomeridiana, sulla gamma delle terre rosse e dei grigi e dei bruni. È uno Spadini un po’ crepuscolare, dalla contemplazione sommessa, ed una dolce malinconia sembra sia la compagna di queste figure affacciate alla contemplazione dell’elegia. Alla sua pittura, legata alla tradizione per affettuosità di temi, di lirismo elegiaco, e che trae accordi di una soavità intensa, bisogna guardare con attenzione. (O. Vergani) Antonio Bresciani è quel che si dice un gustoso colorista, nella migliore tradizione napoletana: colori caldi e affettuosi, dorati e patetici. È un artista che ama la realtà sentimentale e nelle sue cose mette un’aria dolce con scintillii quieti, ma intensi. (L. Borgese)


bresciani-ballerine

Autore: ANTONIO BRESCIANI (1902 - 1998)
Titolo: BALLERINE
Tecnica e superficie: OLIO SU TAVOLA
Dimensioni: 36,5 x 27,5 cm

L'opera è firmata Bresciani in basso a destra.

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