Mostra personale di Mario Persico "NO", a cura di Mario Franco, al MADRE dal 27.01.12 al 19.03.12
Il MADRE continua la riflessione sulla storia artistica della città di Napoli presentando, dopo quella dedicata ad Armando De Stefano, una mostra di Mario Persico, tra i protagonisti più attivi ed influenti nella produzione e nel dibattito culturale meridionale. Le 17 opere presentate - un'antologia in cui realizzazioni storiche si affiancano a nuove opere espressamente realizzate per l’esposizione - consentono di individuare, all’interno della produzione dell’artista, quattro grandi ambiti di ricerca: quello della scultura, degli oggetti praticabili, del teatro e dell’erotismo.
Nel 1967-’68 Mario Persico realizza le prime sculture (Segnali e Oggetti ammiccanti) in cui il rapporto abituale tra uomo e manufatto è rovesciato. Nel 1969, Gru erotogaie compaiono in alcuni parchi pubblici di Stoccarda, durante “l'antologica” che gli dedica la galleria Senatore. Esse possono mimare il procedere tentacolare di un animale mostruoso o un atto sessuale, indicare «direzioni utopiche» oppure dispiegarsi, allungarsi, contraddirsi, assumendo forme umanoidi, suggerendo ipotesi combinatorie. Anche Le sedie dell’isteria, riflettono sull’uso dell’oggetto. Tra i presupposti della funzione di un oggetto, c’è l’idea di un mondo comprensibile e ordinato, con una struttura sociale che individua mansioni e confini: costruzione, funzione, uso.
Praticabili, opere tattili, scacchiere, sono opere-oggetto - modificabili in diverse combinazioni, con una pluralità di significati - che sottolineano l'indeterminazione tra creazione artistica e intervento del fruitore. Tale produzione, oltre che alle teorizzazioni su l'opera "aperta", su cui si cominciò a discutere in Italia dagli anni sessanta, si rifà alle dichiarazioni di Alfred Jarry, inventore della Patafisica: «scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità».
Dopo l’esperienza fatta nel 1973 con Edoardo Sanguineti (Laborintus II e il Combattimento di Tancredi e Clorinda, alla Scala di Milano), Persico comincia a pensare al teatro come libertà terapeutica, rigenerazione di forze psichiche; come ciò che consente l’alea, che trasfigura l’esperienza vissuta, riverberando “nella finzione” lo stato d'identità delle cose «tra la magia inferiore dei tarocchi e del lotto – come scriveva Sanguineti – il teatro delle marionette e l’atlante anatomico». Il suo teatro tace al suono dello Stabat mater di Antonin Dvorak e al verbo dello stesso artista e di sua figlia Ivana, recitante con Antonio Casagrande e Pina Cutolo.
Ultimo ambito è quello dell’erotismo: Persico, con le sue opere, sfida sia l’ineffabilità e la profondità insondabile dell’erotismo stesso che l’intimità dei sessi. La pittura erotica riafferma il primato del «basso», dell'osceno, di un materialismo cosciente da perseguire con eccesso. Su questa linea di analisi, l’artista propone nuove relazioni tra erotismo e potere, in una profusione di energia, nel godimento sovrano e sovversivo, senza finalità socializzanti o di scambio. Di fronte al ridicolo orrore dei nostri tempi, l’unica resistenza potrebbe essere solo la materiale, irrecuperabile residualità del desiderio e del sesso.
Domenica 11 marzo ore 18.00 Cappella di corte del Palazzo RealePAOLA FRANCESCA NATALE, soprano CARLO BENATTI, organo Musiche di Scarlatti, Cafaro, Pergolesi, Jommelli, Cimarosa, Mercadante, Bellini Ingresso libero fino ad esaurimento posti
“La pittura: l’espressione di noi stessi” è il titolo di questa mia prima opera artistico – letteraria, che nasce non solo da uno studio minuzioso e attento per la pittura, ma soprattutto grazie alla passione e all’amore che mi lega ad essa da molti anni. Il mio intento è quello di dare anche agli altri la possibilità o la capacità, di poter leggere tra le righe di un dipinto. Capirne l’essenza, la tecnica, il supporto, ma soprattutto ciò che l’artista sentiva nel suo inconscio al momento del concepimento dell’opera. In questo saggio, premiato con medaglia d’oro come I° classificato al concoso Internazionale “LILLY BROGY” di Firenze, ho proferito di Artisti che hanno dato lustro alla storia dell’arte italiana ed in particolar modo alla Campania, partendo dall’Ottocento fino al fil ruoge del contemporaneo. Spero di essere riuscito nel mio intento e ringrazio sinceramente fin d’ora tutti coloro che vorranno condividere con me, quella passione che ha nobilitato il mio animo e la mia mente. Vincenzo Vavuso
NAPOLI, Antisale dei Baroni del Castel Nuovo 21 gennaio 2011 ore 16.00
VINCENZO VAVUSO “La pittura: L’espressione di noi stessi” (Terra del sole edizioni)
Prefazione di Massimo Ricciardi Posfazione di Michele Sessa
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Albero di Natale realizzato con 1680 frange di corallo rosso di Sardegna su pietra di lava e base di legno del sec. XIX in oro zecchino. Il puntale è una stella fatta con un unico filo di oro intrecciato. Le palline sono sempre d'oro 18 carati, per un peso complessivo di 38 grammi.
AUGURI
ALFREDO E SALVATORE MARCIANO AUGURANO UN SERENO NATALE E UN FELICE ANNO NUOVO A TUTTI GLI AMICI, I CLIENTI E GLI AFFEZIONATI VISITATORI DEL NOSTRO PORTALE. GRAZIE PER LE CONTINUE TESTIMONIANZE DI FIDUCIA E DI AFFETTO DI CUI OGNI GIORNO CI PREGIATE.
Compiuti gli studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziò fin dal 1927 la sua attività artistica, partecipando alle maggiori mostre nazionali ed internazionali (Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, ecc). Ha insegnato all'Istituto d'Arte di Napoli. Sue opere si trovano nella pinacoteca del comune di Pescara, Galleria comunale di Teramo ed in altre pinacoteche pubbliche e private. È il pittore delle stalle, delle mucche al pascolo, dei contadini e dei carrettieri d'Abruzzo, colti sulle grandi strade maestre, fra i monti e il mare. Una rappresentazione realizzata con un sicuro impianto disegnativi, un robusto impasto cromatico, una capacità di sintesi che costituiscono le doti più proprie di Verdecchia, al quale va riconosciuto il merito di essersi costruito una propria identità ed un proprio linguaggio. (Novecento Italiano, De Agostini Ed.)
Valentino White trovava buono ogni rifugio tra le rocce dell'isola (Capri) per i suoi contatti con la più grande scuola che un artista può desiderare. Gli oli e, più ancora, gli acquerelli del nonno inglese lo innamorarono dell'arte. Una fresca spontanea intuizione della poesia dei luoghi, arricchita da una sensibilità cromatica stupefacente, veniva completando l'acutezza dell'osservazione in una tecnicità viva e personale, di largo respiro, sicura e ferma specie negli acquerelli. Nelle sue mostre romane l'attenzione della critica e dei competenti si è rivolta con particolare simpatia alla vastissima gamma del suo mondo poetico, al suo intuito felice, alle sintesi del suo paesaggio, alla vivacità degli ambienti ricchi di figure e di vita che ebbero da Siviero, in Biancale, in Girace ed in altri acutissimi critici accenti di convinti elogi.
I Gerolamini ci sono sempre, ci sono sempre stati, e con grandi, grandissimi sforzi è sempre stata mantenuta viva questa fiamma di cultura cristiana ed umana. Vogliamo potenziarla, vogliamo aprirla. I Gerolamini hanno avuto il coraggio di aprire le porte.....
...ed è una bellezza che stordisce: fra i tesori inestimabili del patrimonio artistico e culturale di Napoli, ecco disvelarsi per la prima volta, lentamente, uno dei suoi gioielli più preziosi: ieri sera, 30 novembre, il complesso monumentale dei padri Gerolamini in via Duomo, ha aperto le porte del convento, ed ha inaugurato una mostra di disegni e stampe(con le cornici di Marciano Arte) recuperati dall'archivio oratoriano del 700 e 800, ha aperto la storica sala della biblioteca detta del camino, ha fatto gettare uno sguardo sui 150.000 volumi e collezioni uniche al mondo, ed ha accompagnato i primi ospiti con una visita teatralizzata dall'associazione Nartea, che ha visualizzato gli antichi legami del convento che intrecciano la sua storia con la vita e la cultura napoletana.
Impossibile elencare tutti i tesori: dalle sculture di Bernini, Fanzago e Sammartino, ai dipinti della quadreria, da Luca Giordano a Guido Reni, da de Ribera a Stanzione e Solimena: l'obiettivo, è quello di aprire alla visita di cittadini e turisti anche la parte finora nascosta del complesso.