Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 18/11/2013 @ 17:45:30, in dBlog, linkato 1046 volte)
 
Di Admin (del 13/09/2013 @ 18:45:01, in dBlog, linkato 1382 volte)
La notizia della scomparsa di Goffredo Godi mi ha profondamente rattristato come credo abbia rattristato tutto il mondo dell'arte e soprattutto chi ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona. Un grande artista che ha saputo trasmettere sempre la propia gioia e sarenità nelle opere. Una tavolozza dominata da verdi inconfondibili e pennellate larghe e sicure messe sulla tela fino agli ultimi giorni. Goffredo Godi, pittore nell'animo, dipingeva esclusivamente dal vero. I modelli sono quasi sempre suoi familiari ripresi nelle frequenti scampagnate sul Vesuvio o nelle giornate estive sulla spiaggia, figure colte in pose espressive che puntualmente leggiamo nei suoi quadri; i paesaggi, invece, sono la ricerca continua del colore e della luce giusti, in una sintesi di veloci impressioni (prima che la luce naturale cambi) che ritraggono distese verdi o scorci urbani percepiti, immaginati e resi in un insieme armonico ed emozionante per lo spettatore. Ha allestito tante mostre personali nelle maggiori città italiane e ha esposto in importanti rassegne nazionali, tra le quali la Quadriennale di Roma. Ma soprattutto Goffredo Godi è stato un uomo umile, semplice, generoso. Ed è proprio l'uomo che ci mancherà, perché la sua arte ormai è eterna e vivrà per sempre.
Salvatore Marciano

goffredo-godi

Goffredo Godi "Viale alberato" olio su tela 25x35 cm del 1948 (collezione privata)
 
Di Admin (del 07/05/2013 @ 10:00:00, in dBlog, linkato 1098 volte)


Siamo in silenzio. Col dolore nel cuore per quello che stanno passando i nostri amici e vicini. Una tragedia che ha colpito la nostra città in un giorno di festa. Una tragedia, stavolta, troppo vicina a noi!
E' dura dover lavorare in questo stato d'animo.

Preghiamo per le famiglie coinvolte.
 
Di Admin (del 05/02/2013 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 1176 volte)
{autore=ricciardi giovanni}  L’artista deve essere libero di poter seguire la strada del proprio operato artistico, dell’opera singola, che si spiana, si ramifica naturalmente e autonomamente. L’artista deve essere sempre rintracciabile dal suo spirito che opera, che chiama e detta legge. Il talento si scontra così con la difficoltà di organizzare un lavoro serio e continuo e le strade dell’opera diventano contaminate da momenti mancati, da mancanti e adeguati affondi.

L’arte vuole tutto per se, pena l’abbozzo, l’approssimazione, l’aborto.

L’artista deve seguire la propria ricerca artistica con cura, con minuzia e lucidità.

L’arte non permette di fare altrimenti.

Giovanni Ricciardi

(post originale: http://gricciardi.wordpress.com)

giovanni-ricciardi-vroom-vroom

GIOVANNI RICCIARDI

"Vroom vroom"

Olio su tela 120 x 100 cm

 
Di Admin (del 23/01/2013 @ 11:12:01, in dBlog, linkato 1679 volte)
Titolo: Caravaggio tra arte e scienza
Libro a cura di Vincenzo Pacelli e Gianluca Forgione.
Editore: Paparo Edizioni, Pozzuoli, 2012.
Note: cartonato; pagine 494; illustrazioni e tavole in bianco e nero e a colori; formato 24x28,5 cm; prezzo di copertina: 120 euro.

 caravaggio-libro

Il volume è il risultato di una lettura comparata, di carattere storico-artistico e medico-scientifico, inedita nella sua forma monografica interdisciplinare, della produzione artistica del Caravaggio. L'opera si avvale dell'esperienza di medici, restauratori, studiosi ed operatori della diagnostica, musicologi, filosofi e storici dell'arte. Attraverso l'indagine oggettiva dei singoli contributi, emerge nella sua chiarezza la complessa personalità del Michelangelo Merisi da Caravaggio, il suo credo naturalistico così irriducibile anche al cospetto della tragedia della morte e della malattia, il profondo legame che egli stabilì con la cultura e la scienza del tempo, talvolta anticipandone rispettivamente sensibilità e risultati. Un'ampia sezione di apparati, relativi al catalogo dei dipinti e al regesto dei documenti, delle fonti e della principale bibliografia sull'artista ricostruisce nella sua interezza la vicenda umana, storica e artistica di Caravaggio, padre fondatore dell'arte moderna.

SCHEDA BIOGRAFICA DELL'AUTORE:

VINCENZO PACELLI (San Salvatore Telesino, Benevento, 1939) è Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. I suoi studi hanno riguardato in particolare la civiltà artistica meridionale tra Sei e Settecentesco, con saggi e contributi monografici, in special modo sulla pittura napoletana del XVII e XVIII secolo, apparsi sulle maggiori riviste specialistiche italiane e straniere, tra cui “Ricerche sul ‘600 napoletano”, “Paragone”, “Napoli Nobilissima”, “Prospettiva”, “The Burlington Magazine”. Ha preso parte a numerosi convegni scientifici: più recentemente, sull’ultimo tempo di Michelangelo Merisi da Caravaggio (Napoli, 2004); dal 2006 sull’iconografia dei santi martiri della cristianità nelle giornate di studio organizzate dalla Curia di Salerno (Ravello, 2006-2010); con un intervento sui caravaggeschi napoletani al convegno alla Fondazione Ermitage (Ferrara, 2010); sull’attività del pittore Francesco Celebrano in Palazzo Sansevero al convegno su Raimondo di Sangro Principe di San Severo (Napoli, 2010); sui rapporti tra Pacecco de Rosa e Francesco Guarini in occasione del Convegno “Dialogando con Francesco Guarini” (Salerno-Solofra 2011). È redattore e membro fondatore della rivista “Studi di Storia dell’Arte”, quest’anno al suo ventiduesimo anno di attività. È stato membro della Commissione Edilizia di Torre del Greco (fino al 2010), della Commissione giudicatrice per il Premio alle migliori opere, aventi per tema le Georgiche di Virgilio, realizzate dagli allievi dell’Accademia delle Belle Arti (Napoli, 2010) e della Commissione di valutazione del Concorso per Professore Associato bandito dall’Università Roma Tre (2010). Ha studiato a lungo la personalità e le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio, sul quale ha in lavorazione un volume monografico dal titolo “Michelangelo Merisi tra Arte e Scienza” (pubblicazione prevista per maggio 2012, Paparo edizioni). Le sue ricerche hanno riguardato in particolare l’ultimo periodo e la produzione estrema, che è anche la più intensa e drammatica, del grande maestro lombardo, a partire dalla sua fuga a Napoli nel 1606, fino alle sue peregrinazioni tra Malta, la Sicilia e nuovamente Napoli (“Le Sette Opere di Misericordia”, Salerno 1984; “L’ultimo Caravaggio”, Ediart, edizioni del 1994, 1995, 2002). Nel corso delle ricerche sistematicamente condotte all’Archivio Doria-d’Angri, insieme al collega Giorgio Fulco, e a seguito di importanti ritrovamenti documentari (1980), è stato possibile ascrivere con certezza al Caravaggio il Martirio di sant’Orsola, l’ultima commissione assolta dal pittore prima della morte, richiesta dal principe genovese Marcantonio Doria. Vincenzo Pacelli si è occupato a lungo e ha condotto studi monografici su importanti personalità della pittura napoletana del Seicento, come Carlo Sellitto, partecipando alla prima mostra monografica sul pittore nel 1977, Battistello Caracciolo, Louis Finson, Filippo Vitale, Bernardo Cavallino, Francesco Guarini, Luca Giordano, Francesco Solimena Le ricerche degli ultimi anni hanno riguardato l’attività artistica di Giovan Francesco de Rosa detto Pacecco de Rosa (confluite nel volume monografico edito nel 2008 dalla Paparo Edizioni), Andrea Vaccaro (Ediart 2009), Salvator Rosa (Ediart 2010) Giovan Battista Beinaschi (Budai editori 2010), Jusepe de Ribera (Paparo 2011) e Caravaggio (Caravaggio tra arte e scienza. 2012 Paparo Edizioni).
 
Di Admin (del 08/01/2013 @ 10:46:00, in dBlog, linkato 1463 volte)
Le Jardin (Il Giardino), olio su tela del pittore francese Henri Matisse (1869-1954), rubato 25 anni fa dal Museo d'Arte Moderna di Stoccolma, è stato ritrovato a Londra da uno specialista del recupero di opere d'arte rubate, come annunciato dalla BBC.

matisse-jardin

L'opera impressionista, che raffigura un giardino con fiori bianchi in primo piano, con una statua di marmo e un edificio tra gli alberi sullo sfondo, ha un valore stimato intorno al milione di dollari e scomparve a Stoccolma l'11 maggio del 1987. Il valore del pezzo rendeva improbabile, secondo l'allora direttore del museo svedese, la vendita sul mercato tradizionale, focalizzando la ricerca sin dall'inizio, sui trafficanti di opere d'arte.
Poche settimane fa, la registrazione sull'Art Loss Register, che archivia tutta l'arte rubata a livello internazionale, ha fatto individuare una pista molto concreta per il ritrovamento del dipinto.
Il Registro ha rilevato un contatto continuato sul proprio catalogo on-line da parte di un utente inglese di Essex, tale Charles Roberts, che era interessato alla descrizione del lavoro scomparso di Matisse.
Roberts, mercante d'arte, era in procinto di acquistare per affare l'opera e voleva vedere se il quadro era effettivamente quello rubato in Svezia venticinque anni prima.
Dopo aver verificato che era il Matisse rubato, il direttore della Art Loss Register, Christopher Marinello, ha negoziato il recupero del dipinto, che nei prossimi giorni, verrà ricollocato al Museo d'Arte Moderna di Stoccolma.
La BBC non ha riferito circa i dettagli su come si è negoziato il ritorno del dipinto o chi era in possesso dell'opera stessa. "Le opere d'arte rubate non hanno alcun valore reale nel mercato e finiscono sempre per tornare... E' solo una questione di tempo ", ha detto Marinello, che ha escluso il pagamento del riscatto per il recupero della tela di uno dei maggiori artisti del XX secolo.
 
Di Admin (del 08/12/2012 @ 14:00:01, in dBlog, linkato 1585 volte)
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Di Admin (del 09/08/2012 @ 18:52:01, in dBlog, linkato 3655 volte)
{autore=orellana gaston}



L'opera è firmata in basso a destra: "Orellana". E' accompagnata da autentica diretta dell'artista su foto b/n

Quando entro nello studio del mio amico Gastón Orellana a New York, è come entrare in una foresta di rossi e di verdi oliva. Si viene a contatto con un'opera la cui essenza è la moralità, dove la qualità e la sincerità non concedono tregua. A me ricorda molto la figura di Bertolt Brecht, giacché in lui, in aggiunta alle sue capacità di grande artista, ciò che è essenziale è la sincerità.

Quando il mio amico Gastón giunge a New York, mi riempie di gioia, e il suo entusiasmo non conosce limiti allorché mi mostra il suo lavoro. Vuole sempre spiegarmi che cosa sta facendo, e io rispondo che io sono lì proprio per questo... che non ho bisogno delle sue parole. È abbastanza ovvio che, essendo tanto aperta, la sua opera sta cercando di dire cose che sono piuttosto scomode sul piano estetico.

È un grande piacere vedere un artista che non prova paura; ciascuno dei suoi quadri, non importa quanto sia scabroso il suo tema, si presenta in modo assolutamente spontaneo, senza schemi preconcetti, fornendo al medesimo tempo una posizione estetica ben raffinata. Quando Gastón viene a casa mia, salutandomi coi suoi passi nervosi, gesticolando e ridendo di cuore, abbracciandomi, io sento una gran voglia di calmarlo. Ma calmarlo da cosa? Cos'è la sua intera persona, e cos'è tutta la sua vita, se non élan? Sicché, quando esce, i suoi passi rimangono; rimangono i suoi suoni; e quando riparte, ho la netta sensazione che il mio amico sia ancora a New York.

Cos'è che imprime alla pittura di Gastón Orellana la sua individualità? O, meglio, cos'è che dà all'opera di Gastón Orellana la sua qualità? E subito giunge la risposta: è la sua individualità. Cos'è questa individualità nell'opera di Orellana? È il rispetto per la poesia intrinseca dei materiali che usa. Come pure la sua abilità nel trovare relazioni fresche negli elementi stessi dell'espressione pittorica, più che usarli a fini descrittivi. Lui è il poeta della luce e del colore. Ciò è stato evidente in tutto il suo lavoro degli ultimi vent'anni. Con un'enfasi crescente su tali elementi della sua espressione e un'interrelazione drammatica e sensuosa tra loro. Questo è il canto di Gastón Orellana: un canto senza parole, un canto che risuona negli occhi. E continua a risuonarvi dopo averlo lasciato.

James Johnson Sweeney New York, 1983


Gaston Orellana è uno dei più significativi artisti spagnoli dell'ultimo dopoguerra. Nato a Valparaiso, in Cile, da antica famiglia spagnola dell'Estremadura, resta profondamente legato all'identità della spagnola terra di origine, anche se scorrendo l'intenso percorso della sua vita e della sua opera balza con evidenza il carattere di un internazionalismo culturale che riesce a comporre in una profonda unità operativa le più diverse esperienze che hanno segnato la sua avventurosa esistenza, condotta fra America Latina, Spagna, Stati Uniti e Europa.

Orellana studia Belle Arti alla Escuela Experimental de Educación Artistica nella capitale Santiago e poi continua alla Escuela de Bellas Artes de Viña del Mar. Nel 1954 Orellana incontra Pablo Neruda con chi mantiene un'intensa amicizia fino alla morte del poeta. Gli studi archeologici all'Universidad de Chile lo portano ad approfondire le componenti primarie e segniche della cultura precolombiana: tracce evocative di questa primarietà si avvertono spesso nella sua opera.

Sul finire degli anni Cinquanta Orellana giunge a Madrid, in un clima in cui si incominciano a sentire, nella Spagna franchista, necessità di nuove aperture internazionali. Il giovane Orellana, fonda nel 1959 il Grupo Hondo insieme a Juan Genovés, Jose Jardiel, Fernando Mignoni, prima esperienza in Spagna della cosiddetta Nueva Figuración, movimento che avrà particolari riscontri nel generale contesto europeo.

Nel 1959 Orellana partecipa alla ben nota mostra “The New Images of Man” al MOMA. In questo clima inizia il successo internazionale di Orellana, che nel 1965 lo riporterà negli Stati Uniti, dove si stabilira per diversi anni, inserendosi nell'intenso contesto culturale newyorchese, stabilendo stretti rapporti con la cultura d'avanguardia (con rapporti da Allen Ginsberg ad Arthur Miller), con critici come James Johnson Sweeney e galleristi come Martha Jackson, partecipando ad importanti mostre in spazi pubblici e privati. La sua pittura si arricchisce particolarmente in questo contesto assumendo nuove dinamiche spaziali e nuove drammatizzazioni gestuali e materiche.

Nel 1970 è invitato alla Biennale di Venezia, nel padiglione spagnolo con una mostra personale. Le opere esposte -fra cui il famoso dipinto “El tren en llamas” sono acquisite dal noto collezionista Joseph Hirshhorn per il Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington DC. I soggiorni in Italia sono occasione di numerose mostre; già nel 1970 stabilisce un rapporto con la galleria Christian Stein a Torino celebrandone una mostra nel 1972: qui incontra gli artisti dell'Arte Povera di cui apprezza particolarmente le procedure operative e i processi di concettualizzazione. In Italia, Orellana sperimenta nuove tecniche, dalla scultura in vetro (a Murano), alla ceramica (ad Albisola, in Liguria). Fra le mostre più significative di questo periodo conviene segnalare quella alla Galleria Schubert di Milano nel 1971, una presentata da Enrico Crispolti alla Galleria Rotta di Genova nel 1972, parecchie alla galleria della sua mercante di Madrid, Juana Mordo, la mostra inaugurale del Hirshhorn Museum and Sculpture Garden nel 1974, alla fiera di Basilea nel 1976, alla fondazione André Malraux a Reims nel 1977 e alla FIAC di Parigi nel 1978

Nel 1986 Orellana si ristabilisce definitivamente in Europa, e a cura di Germano Beringhelli si fa una grande mostra al Museo Español de Arte Contemporaneo a Madrid. A Milano si realizzerà nel 1990 una grande mostra antologica promossa dal Comune, a cura di Tommaso Trini, nello Spazio Ansaldo, che offrirà una prospettiva complessiva sul grande lavoro condotto negli anni dall'artista e sulla sua libertà creativa, capace di piegare alle proprie esigenze espressive tanto i materiali quanto lo spazio della tela. Roberto Tassi poi presenterà nel 1993 una mostra al Taipei Fine Arts Museum a Taipei, Taiwan.

Nel 1995 si fece una mostra alla Casa das Artes a Vigo, in Spagna. L'importanza cardinale di questa mostra, come segnala il critico Marco Ricardo Barnatán, e che fu la prima a mostrare “il nuovo Orellana”, essendo cambiato il metodo pittorico dell'artista negli anni precedenti usando tecniche assorbite del lavoro della terracotta e anche portando il vortice dell'espressione tematica su ciò che Tommaso Trini chiama “un popolo di figure”. Nel 1999 questa rinnovata e rivoluzionaria figurazione e trattamento del soggetto fu evidenziata nella mostra "Bronx Around" nello spettacolare Centro San Francisco nella antica città di Caceres. Il rinnovamento dell'espressione estetica di Orellana portò alla sua mercante, Christian Stein, a dichiarare all'inaugurazione del padiglione spagnolo alla Biennale di Venezia del 1995 che”Gaston Orellana è l'artista di maggior interesse che la Spagna ha creato dopo Tàpies e Miró”. Nel 1998 la Stein fece nel suo padiglione alla fiera di ARCO, a Madrid, una mostra personale dell'artista. Nel 2005 viene esibita per prima volta l'opera "Crucifixion n1", proprietà dei Musei Vaticani nella Santa Casa di Loreto. Nello stesso anno, l'opera "La cama escarlata" (NY 1967) è inclusa nella grande mostra "Il male" alla Palazzina di Caccia di Stupinigi di Torino, curata da Vittorio Sgarbi, che comprende opere dei più significativi maestri dal Quattrocento al Novecento.

L'opera di Orellana di quest'ultimo periodo mostrano una marcata evoluzione dalle opere degli anni di New York, con colossali assemblaggi e polittici, usando una tecnica di graffito mai prima usata nella pittura, e addirittura aggiungendo dei collage di vari elementi come i metalli e specchi antichi. Medianti i dipinti sagomati a forma di lettere con la giustapposizione di piu tele, Orellana sposta la pittura, dove un significato non è mai letterale, non coincide col significante, verso l'arte di oggetti che invece consente di comunicare la cosa, la letteralità della cosa in sé, pur senza abdicare all'uso delle metafore. L'italiana Jole de Sanna presenta li ultimi lavori dell'artista nel volume 'Gaston Orellana, Orestea” dove scrive che “L'intera storia della pittura e l'esperienza dell'arte nella seconda metà del XX secolo non sfugge alla cattura di Gaston mentre svolge l'esistenza di Gaston fra i frutti di una storia civile e politica che scuotono il Sud America dei dittatori, l'Europa del dissesto e riassesto culturale e New York capitale dell'arte”.

(fonte: http://it.wikipedia.org/)


 
Di Admin (del 06/07/2012 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 1167 volte)
 
Di Admin (del 20/03/2012 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 1799 volte)

Nato a Melbourne, Australia, nel 1958, lo scultore Ron Mueck lavora in Gran Bretagna ed ha attirato l’attenzione di tante gallerie e musei per le sue sculture iper-realiste.

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Ha lavorato per la televisione e in particolare ha prodotto burattini e modelli in film per bambini; esperienze fondamentali per sviluppare la sua tecnica.

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Alcune mostre personali:

  • 2009 - 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa in Giappone.
  • 2007/2008 - The Andy Warhol Museum di Pittsburgh, Pennsylvania, USA: "Ron Mueck al The Andy Warhol Museum".
  • 2006 - Festival di Edimburgo al Palazzo Royal Scottish Academy.
  • 2006/2007 - Museo di Brooklyn.
  • 2007 - National Gallery of Canada, a Ottawa, organizzato dalla Fondation Cartier pour l'Art Contemporain (Parigi), in collaborazione con la National Gallery of Canada, il Brooklyn Museum e la Scottish National Gallery of Modern Art.
  • 2007 - Il Museo d'Arte Moderna di Fort Worth, Texas.
  • 2010 - National Gallery of Victoria di Melbourne, in Australia.
  • 2010/2011 - Christchurch Art Gallery
  • 2011 - The antique College of San Ildefonso del Messico

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