Gennaro Villani era stato allievo di Esposito, Volpe e Cammarano. Inseritosi ben presto da protagonista nelle vicende artistiche napoletane, partecipò alla «secessione» del ‘23, andando poi a dirigere l’Accademia di B.A. di Lucca e tornando successivamente ad insegnare paesaggio all’Accademia di Napoli. Ma, nel corso della sua laboriosa vita, era stato anche a Parigi: aveva dipinto lungo la Senna, aveva capito la bellezza dei grigi, di certi toni smorzati; e nella sua memoria cantavano con i ritmi di una poesia di Verlaine i paesaggi di Claude Monet. Si era aggirato per la «ville lumière», osservando, dipingendo nei luoghi dove avevano operato i grandi impressionisti francesi, dai quali, pur mantenendo inalterato il suo temperamento di pittore napoletano procive al sentimento e alla sensualità, aveva tratto non pochi insegnamenti, affinando la sensibilità e il gusto.
Passeggiando lungo le spiagge assolate, s’incantava a guardare i nudi bruciati dal sole o gli effetti di luce sulle acque. i suoi occhi, dietro le lenti, fissavano lo spettacolo insolito. D’improvviso piantava il cavalletto sulla sabbia, apriva la cassetta dei colori ed incominciava a dipingere con una foga impressionante. Da quelle poste sulle spiagge nascevano di giorno in giorno i suoi mirabili paesaggi vibranti di luce.
Dipingeva come in trance, imprigionando la luce dei pomeriggi estivi. Parigi gli aveva insegnato molte cose, ma egli non si lasciò mai influenzare dalle mode. Restò napoletano. Le sue «impressioni» sono caratterizzate da un tono elegiaco, da una vena sentimentale: i cieli grigi, la luce dorata dei pomeriggi invernali, le marine autunnali, la campagna durante la vendemmia, i porti ingombri di velieri nel giuoco della luce che squarcia le nuvole, i cortili rustici, la prima neve. Poteva considerarsi uno degli ultimi bohemiens, un romantico per il quale la natura era il gran libro da cui trarre le parole e le immagini del suo poetare. (P. Girace)
Di Admin (del 24/03/2010 @ 09:20:23, in Arte News, linkato 224 volte)
Domus Artis Gallery è lieta di ospitare Zeitgeist–Lo spirito del tempo, esposizione personale dell'artista Giovanni Ricciardi a cura di Caterina Arciprete. In mostra circa venti opere che propongono una riflessione personale sul senso profondo del reale. I paesaggi e i volti percorsi dal vuoto di simbolici “morsi” rivelano la necessità di andare oltre l'apparenza delle cose per svelarne la sostanza più intima. Una ricerca che percorre tutta l'attività di Ricciardi e si combina con nuove cifre distintive, come impetuosi voli di uccelli o inquietanti voliere deserte. Mordere la realtà diviene il pretesto per andare aldilà della superficie, una sottrazione metodica che conduce l'artista ad abbandonare sulla tela i "resti" del proprio atto creativo: elementi figurativi familiari e allo stesso tempo estranianti, che possono trovare senso compiuto solo nello sguardo di chi li osserva. La possibilità di completare l'opera, infatti, non appartiene al suo autore. La risoluzione della dialettica tra pieno e vuoto, completo o incompleto è affidata integralmente all'osservatore: solo chi guarda può scegliere se immaginare le parti mancanti o continuare a divorarle.
Vernissage: martedì 30 marzo 2010, ore 19,00 La mostra sarà visitabile dal 30 marzo al 14 maggio 2010, dal martedì al venerdì ore 11,00 – 19,30, il sabato su appuntamento. Domus Artis Gallery, Via Vincenzo Cuoco 4, Napoli
Note Biografiche: Giovanni Ricciardi è nato nel 1977 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Dal 2003 vive e lavora a Milano. La sua attività espositiva, cominciata nel 1995, lo ha portato in numerose sedi istituzionali di rilievo: il Museo Archeologico Nazionale, il Castel dell'Ovo, il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa e il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II a Napoli, il Palazzo delle Esposizioni (Roma), la Fondazione Stelline (Milano), La Balle au bond (Parigi), il Museum of Modern Art di Saitama (Tokyo). Nel 2003 ottiene la direzione artistica di Mare dei Popoli, periodico di ricerca estetica e cultura dei popoli arabo-islamici, pubblicato a Napoli (Edizioni Ritualia). Nel 2007 riceve la nomina di Patafisico dal Rettore dell'Istitutum Pataphysicum Partenopeo di Napoli, Mario Persico. Nel 2008 gli viene conferita la seconda nomina di Patafisico dal Decollage de Pataphysique di San Paolo in Brasile e fonda a Milano, insieme ad un gruppo di artisti, l'Autoclave di Estrazioni Patafisiche (Nuovo Centro Studi Patadiagnostici Mediolanense) di cui viene eletto Reggente. Infine riceve la nomina di Anfiteota Propagatore del Collège e Commendatore Squisito dell'Ordine della Grande Giduglia dal Collège de Pataphysique.
Tra le sue esposizioni: 2009 Tutto nel Nuovo/Tutto di Nuovo 1995-2008, Castel Dell’Ovo, Napoli 2008 Stanze, Galleria Francavilla, Bassano del Grappa, Vicenza The bride to peace, Piramid art Center, Istanbul INFRAleve, Galleria Moto, Santiago del Chile 2007 Bit_The Islands, La Balle au bond, Parigi EEA2I, Museum of Modern Art di Saitama, Tokyo I raduno patafisico Partenopeo, Fiume di pietra, Napoli 2005 Esposito, Gurnari, Ricciardi, Sila, Galleria Antonio Battaglia, Milano Mea Culpa, Abnormal Gallery, Milano 2003 Pause&Pause, Museo archeologico di Villa Arbusto, Ischia Sotto Tiro, performance contro la guerra, Saletta rossa in Santa Chiara, Napoli 2002 Esasperatismo Logos&Bidone, Galleria Arte oggi, Napoli Steady link project I atto, performance/installazione Università Irachena delle Arti Figurative, Baghdad Steady Link project II atto, performance, Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, Napoli 2001 Patafluens,Casalmaggiore 2000 Le soleil dans la tete, Meeting internazionale, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Napoli 1999 Segni colori contro la mafia, Palazzo delle Esposizioni, Roma 1998 Miti, leggende e storia nella nascita di una città, Fondazione Stelline, Milano 1997 In Museo, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli Alta Bassa Marea, Palazzo della cultura Victor Hugo, Avellino 1996 Le iniziative, Minieri collettiva, Napoli 1995 Le Belle Arti al Museo, Museo Archeologico di Napoli
Domus Artis s.r.l. è una società di intermediazione di arte contemporanea dalla decennale esperienza con sedi a Firenze, Napoli, Parigi e Londra. Grazie all'osservazione del mercato dell'arte, all'analisi storico finanziaria di ciascuna opera e alla collaborazione con i più affermati maestri del contemporaneo, Domus Artis s.r.l. si propone di coniugare Emozione e Investimento, segnalando ad appassionati e collezionisti d'arte opere dall'elevata qualità, dotate allo stesso tempo di un ampio potenziale economico. Attraverso la realizzazione di mostre ed eventi e la collaborazione con importanti realtà economiche, Domus Artis s.r.l. partecipa a numerosi progetti in ambito istituzionale e sociale. Dall'esperienza di Domus Artis s.r.l. nasce Domus Artis Gallery, spazio espositivo moderno e dinamico che si propone di dare spazio ai giovani talenti che si affacciano sulla scena internazionale.
Salvatore Petruolo è nato a Catanzaro nel 1857. Iscrittosi al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, fu premiato nel 1876 per il dipinto "Vallone di Cervi", raffigurante una veduta di Capodimonte (Napoli, Accademia di Belle Arti). Partecipò frequentemente alla vita espositiva della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli. Alla mostra del 1874 presentò un particolare di "Nisida", nel 1875 "Nelle nostre paludi", nel 1876 "Nel burrone" e "Marina del Carmine". Espose alla Promotrice del 1880 "II mese di novembre", a quella del 1881 "Neuilly Environs de Paris", a quella del 1883 una veduta di "Capri". Fu presente ancora nel 1885 con "Sulla spiaggia" e "Amalfi" nel 1897 con tre acquerelli, una "Marina" e due "Studi", nel 1904 con un pastello colorato e due acquerelli intitolati tutti genericamente "Paesaggio". Petruolo fu autore di marine e di vedute dei dintorni della città partenopea secondo il gusto in voga a Napoli negli anni Settanta e Ottanta. Alcune sue opere, come certi scorci di costiera amalfitana, denotano una vicinanza al suo stile da parte del pittore Giuseppe Cosenza. La sua presenza si registra in sede nazionale, con, per esempio, la partecipazione alla mostra di Napoli del 1877, dove espose il dipinto "Sul cominciar di primavera", e a quella di Torino del 1898 alla quale partecipò con "Tramonto nel Palazzo di Pilato a Siviglia", acquistato da John Price Wethrill di Philadelphia, e "Un Palio a Granada", acquistato da W. H. Forbes di Boston, e in sede internazionale: ricordiamo il dipinto "Collina di Posillipo", esposto alla mostra italiana di Londra del 1888, dove fu acquistato dalla duchessa di Edimburgo. Alla mostra della Sala Tarsia del 1912 espose una "Marina". Partecipò alle Promotrici tarde del 1915-16, con "Una via di Malta", "Chiesa del villaggio" e "Cipressi", e del 1916- 17, con "Massalubrense", "Pescatore" e "Rovine in mare". Fu periodicamente a Londra dove allestiva mostre personali. Petruolo morì a Napoli nel 1946. (www.abramo.it)
Di Admin (del 09/03/2010 @ 13:35:30, in Arte News, linkato 243 volte)
Autore: ANTONIO BRESCIANI (1902 - 1998) Titolo: STUDIO PER RITRATTO Tecnica e superficie: CARBONCINO SU CARTA APPLICATA SU CARTONE Dimensioni: 36,5 x 37,5 cm
Si diplomò giovanissimo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziando un’intensa attività artistica. Presente alla Biennale di Venezia fin dal 1930 e alle prime quattro edizioni della Quadriennale romana, ha partecipato alla Mostra d’arte della vita del Mezzogiorno d’Italia (Roma 1953), al Maggio di Bari, al Premio Michetti, alla Mostra internazionale di Lugano, alla Mostra dell’Arte moderna in Italia a Firenze. Bresciani, pittore di fiori e di fragranti nature morte, di paesaggi, ma soprattutto pittore di bambine e di fanciulle. Talvolta visi sorridenti in sogno, talvolta bambine agghindate con una gonna da ballerina; talvolta fanciulle che per la prima volta si mirano nello specchio, e giovinette assorte a puntarsi un fiore o a pettinarsi nella quieta stanzetta. La sua vena è quella del canto e di una soave intimità familiare: in una sorta di casto gineceo. Bresciani è un erede, e non piccolo di Spadini. La sua tavolozza non è quella dell’impressionismo spadiniano, vissuto all’aria aperta: ha le tonalità del chiuso nel rifugio familiare, in una penombra pomeridiana, sulla gamma delle terre rosse e dei grigi e dei bruni. È uno Spadini un po’ crepuscolare, dalla contemplazione sommessa, ed una dolce malinconia sembra sia la compagna di queste figure affacciate alla contemplazione dell’elegia. Alla sua pittura, legata alla tradizione per affettuosità di temi, di lirismo elegiaco, e che trae accordi di una soavità intensa, bisogna guardare con attenzione. (O. Vergani) Antonio Bresciani è quel che si dice un gustoso colorista, nella migliore tradizione napoletana: colori caldi e affettuosi, dorati e patetici. È un artista che ama la realtà sentimentale e nelle sue cose mette un’aria dolce con scintillii quieti, ma intensi. (L. Borgese)
Nell'ultima parte del Seicento dominano contemporaneamente - influenzandosi a vicenda - i due principali pittori del periodo, Mattia Preti e Luca Giordano. Il Preti, detto Cavalier calabrese perché nato in Calabria e fatto cavaliere da Papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma, esegue pitture votive sulle porte della città dopo la peste del 1656-1657 affrescando poi la chiesa di San Pietro a Maiella. Di Luca Giordano si è detto che abbia superato definitivamente la tradizione del barocco seicentesco inaugurando l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori. I suoi affreschi al palazzo Medici a Firenze sono tra le opere più note di questo artista esposto a Madrid, Vienna ed altre parti d'Italia e che a Napoli ha affrescato tra l’altro la cappella del tesoro di San Martino. Nel Settecento l’opera di Francesco Solimena, in parte erede del grande successo di Luca Giordano, ha risonanza europea per la sua attenzione a creare scene coreografiche e ricche di complesse architetture. A Napoli notevoli i suoi affreschi sulla "Virtù" nella sagrestia della chiesa di San Paolo Maggiore (1690) e le sue pale di santi quali "San Francesco rinuncia al sacerdozio" in Sant'Anna dei Lombardi. Solo dopo la partenza di Luca Giordano e il suo avvicinamento all'Arcadia, la pittura assume nuove sfaccettature in un certo senso più manieristiche ma più vicine al gusto dell'epoca, tra cui La cacciata di Eliodoro dal tempio (1725) nel Gesù Nuovo e soprattutto gli affreschi della Reggia di Caserta su temi più terreni e più laici. Continuatore di Solimena è Francesco De Mura che si forma nella sua bottega e le cui opere risultano spesso di difficile attribuzione poiché il suo stile si accosta molto a quello del maestro. Anche Corrado Giaquinto (nato a Molfetta) studia a Napoli presso Solimena, ma la sua lezione tardo-barocca viene unita alle prime correnti neoclassiche e all'intensità cromatica di Luca Giordano. Una grande mostra al Castel Sant'Elmo e una in Germania, di recente hanno dato grande risonanza all'opera del napoletano Gaspare Traversi. Attraverso i suoi quadri può essere notata la sua attenzione ai modelli dei seicento napoletano, benché nell'ultima parte della sua vita l'ambiente più borghese di Roma lo porta ad aderire ai canoni illuministici. La pittura napoletana si trasforma completamente nell'Ottocento, abbandonando ogni residuo tardo-barocco e inserendosi in un più vasto movimento artistico, paesaggistico e in parte romantico, che assume connotati propri con la Scuola di Posillipo tra il 1820 e il 1850. Questo movimento affonda le sue radici nell'arte paesaggistica di Micco Spadaro e del tardo Salvator Rosa. A questo va aggiunto anche il fenomeno dilagante di un'arte minore quale la pittura di paesaggi caratteristici da vendere ai tanti turisti giunti a Napoli. A portare alla nascita di una vera corrente pittorica di questo tipo è Antonio Pitloo, giovane olandese che giunge a Napoli nel 1815, dopo un soggiorno a Parigi. Pitloo unisce tutte queste istanze pre-paesaggistiche e introduce per primo a Napoli la tecnica della pittura en plein air ("all'aria aperta", degli Impressionisti francesi), dipingendo in splendidi oli ricchi di luce ed effetti cromatici i paesaggi più classici della città partenopea. Simile nel soggetto, ma piuttosto difforme nella tecnica, è invece l'arte di Giacinto Gigante. Dopo aver studiato con Pitloo, Gigante unisce le nuove tecniche acquisite con le sue abilità (era anche tipografo) e crea piccoli quadri - in maggioranza acquerelli - di paesaggi (Amalfi, Capri, Caserta, il Vesuvio) con un taglio quasi fotografico. La Scuola di Posillipo vanta inoltre, artisti quali Achille Vianelli, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Frans Vervloet, Gustavo Witting, ma esaurisce completamente il suo corso verso il 1860, lasciando brillare altre personalità slegate da questa corrente quali tra tutti Domenico Morelli, che operò completamente nell'Accademia di Belle Arti di Napoli (come studente, docente, direttore e presidente) e la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo a modelli neoseicenteschi.
Di Admin (del 04/03/2010 @ 13:42:39, in Arte News, linkato 93 volte)
Autore: MIGUEL MARZO (Sec. XIX) Titolo: Teatro Municipale "San Josè" di San Paolo del Brasile (in scala 1/100) Tecnica e superficie: Acquerello su cartoncino Dimensioni: 54 x 70 cm
L'opera, del XIX secolo, è firmata "Miguel Marzo, Architecto - Constructor, Rua Capitao Salamao 42, S. Paulo." in basso a sinistra.
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