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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 31/03/2010 @ 18:59:47, in dBlog, linkato 1920 volte)
Il Louvre è il museo più visitato nel 2009, con 8,5 milioni di persone, secondo l'elenco pubblicato dalla rivista britannica "The Art Newspaper". Al secondo posto è il British Museum di Londra con 5,5 milioni di visitatori, seguito dal Metropolitan di New York con 4,8 milioni. A completare i primi dieci musei più visitati: la National Gallery (4,78 milioni) e la Tate Modern (4,74 milioni), entrambi di Londra, National Gallery of Art di Washington (4,6 milioni), Centre Pompidou (3,5 milioni), il Musée d'Orsay di Parigi, (3 milioni), il Prado, nono, con 2,76 milioni visite e il Museo Nazionale di Corea a Seoul (2,7 milioni).
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Di Admin (del 25/03/2010 @ 14:54:46, in Arte News, linkato 3618 volte)
{autore=villani gennaro}


Autore: GENNARO VILLANI (1885 - 1948)
Titolo: BARCHE
Tecnica e superficie: TECNICA MISTA SU CARTONE
Dimensioni: 13 x 13,5 cm

L'opera è firmata G. Villani in basso a sinistra.


Gennaro Villani era stato allievo di Esposito, Volpe e Cammarano. Inseritosi ben presto da protagonista nelle vicende artistiche napoletane, partecipò alla «secessione» del ‘23, andando poi a dirigere l’Accademia di B.A. di Lucca e tornando successivamente ad insegnare paesaggio all’Accademia di Napoli. Ma, nel corso della sua laboriosa vita, era stato anche a Parigi: aveva dipinto lungo la Senna, aveva capito la bellezza dei grigi, di certi toni smorzati; e nella sua memoria cantavano con i ritmi di una poesia di Verlaine i paesaggi di Claude Monet. Si era aggirato per la «ville lumière», osservando, dipingendo nei luoghi dove avevano operato i grandi impressionisti francesi, dai quali, pur mantenendo inalterato il suo temperamento di pittore napoletano procive al sentimento e alla sensualità, aveva tratto non pochi insegnamenti, affinando la sensibilità e il gusto.

 

Passeggiando lungo le spiagge assolate, s’incantava a guardare i nudi bruciati dal sole o gli effetti di luce sulle acque. i suoi occhi, dietro le lenti, fissavano lo spettacolo insolito. D’improvviso piantava il cavalletto sulla sabbia, apriva la cassetta dei colori ed incominciava a dipingere con una foga impressionante. Da quelle poste sulle spiagge nascevano di giorno in giorno i suoi mirabili paesaggi vibranti di luce.

 

Dipingeva come in trance, imprigionando la luce dei pomeriggi estivi. Parigi gli aveva insegnato molte cose, ma egli non si lasciò mai influenzare dalle mode. Restò napoletano. Le sue «impressioni» sono caratterizzate da un tono elegiaco, da una vena sentimentale: i cieli grigi, la luce dorata dei pomeriggi invernali, le marine autunnali, la campagna durante la vendemmia, i porti ingombri di velieri nel giuoco della luce che squarcia le nuvole, i cortili rustici, la prima neve. Poteva considerarsi uno degli ultimi bohemiens, un romantico per il quale la natura era il gran libro da cui trarre le parole e le immagini del suo poetare. (P. Girace)

 

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Di Admin (del 24/03/2010 @ 09:20:23, in Mostre ed Eventi, linkato 2223 volte)
{autore=ricciardi giovanni}Domus Artis Gallery è lieta di ospitare Zeitgeist–Lo spirito del tempo, esposizione personale dell'artista Giovanni Ricciardi a cura di Caterina Arciprete. In mostra circa venti opere che propongono una riflessione personale sul senso profondo del reale.
I paesaggi e i volti percorsi dal vuoto di simbolici “morsi” rivelano la necessità di andare oltre l'apparenza delle cose per svelarne la sostanza più intima. Una ricerca che percorre tutta l'attività di Ricciardi e si combina con nuove cifre distintive, come impetuosi voli di uccelli o inquietanti voliere deserte.
Mordere la realtà diviene il pretesto per andare aldilà della superficie, una sottrazione metodica che conduce l'artista ad abbandonare sulla tela i "resti" del proprio atto creativo: elementi figurativi familiari e allo stesso tempo estranianti, che possono trovare senso compiuto solo nello sguardo di chi li osserva. La possibilità di completare l'opera, infatti, non appartiene al suo autore.
La risoluzione della dialettica tra pieno e vuoto, completo o incompleto è affidata integralmente all'osservatore: solo chi guarda può scegliere se immaginare le parti mancanti o continuare a divorarle.

Vernissage: martedì 30 marzo 2010, ore 19,00
La mostra sarà visitabile dal 30 marzo al 14 maggio 2010, dal martedì al venerdì ore 11,00 – 19,30, il sabato su appuntamento.
Domus Artis Gallery, Via Vincenzo Cuoco 4, Napoli

Note Biografiche:
Giovanni Ricciardi è nato nel 1977 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Dal 2003 vive e lavora a Milano. La sua attività espositiva, cominciata nel 1995, lo ha portato in numerose sedi istituzionali di rilievo: il Museo Archeologico Nazionale, il Castel dell'Ovo, il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa e il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II a Napoli, il Palazzo delle Esposizioni (Roma), la Fondazione Stelline (Milano), La Balle au bond (Parigi), il Museum of Modern Art di Saitama (Tokyo). Nel 2003 ottiene la direzione artistica di Mare dei Popoli, periodico di ricerca estetica e cultura dei popoli arabo-islamici, pubblicato a Napoli (Edizioni Ritualia). Nel 2007 riceve la nomina di Patafisico dal Rettore dell'Istitutum Pataphysicum Partenopeo di Napoli, Mario Persico. Nel 2008 gli viene conferita la seconda nomina di Patafisico dal Decollage de Pataphysique di San Paolo in Brasile e fonda a Milano, insieme ad un gruppo di artisti, l'Autoclave di Estrazioni Patafisiche (Nuovo Centro Studi Patadiagnostici Mediolanense) di cui viene eletto Reggente. Infine riceve la nomina di Anfiteota Propagatore del Collège e Commendatore Squisito dell'Ordine della Grande Giduglia dal Collège de Pataphysique.

Tra le sue esposizioni:
2009 Tutto nel Nuovo/Tutto di Nuovo 1995-2008, Castel Dell’Ovo, Napoli
2008 Stanze, Galleria Francavilla, Bassano del Grappa, Vicenza
          The bride to peace, Piramid art Center, Istanbul
          INFRAleve, Galleria Moto, Santiago del Chile
2007 Bit_The Islands, La Balle au bond, Parigi
          EEA2I, Museum of Modern Art di Saitama, Tokyo
          I raduno patafisico Partenopeo, Fiume di pietra, Napoli
2005 Esposito, Gurnari, Ricciardi, Sila, Galleria Antonio Battaglia, Milano
          Mea Culpa, Abnormal Gallery, Milano
2003 Pause&Pause, Museo archeologico di Villa Arbusto, Ischia
          Sotto Tiro, performance contro la guerra, Saletta rossa in Santa Chiara, Napoli
2002 Esasperatismo Logos&Bidone, Galleria Arte oggi, Napoli
          Steady link project I atto, performance/installazione Università Irachena delle Arti Figurative, Baghdad
          Steady Link project II atto, performance, Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, Napoli
2001 Patafluens,Casalmaggiore
2000 Le soleil dans la tete, Meeting internazionale, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Napoli
1999 Segni colori contro la mafia, Palazzo delle Esposizioni, Roma
1998 Miti, leggende e storia nella nascita di una città, Fondazione Stelline, Milano
1997 In Museo, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli
          Alta Bassa Marea, Palazzo della cultura Victor Hugo, Avellino
1996 Le iniziative, Minieri collettiva, Napoli
1995 Le Belle Arti al Museo, Museo Archeologico di Napoli

Domus Artis s.r.l. è una società di intermediazione di arte contemporanea dalla decennale esperienza con sedi a Firenze, Napoli, Parigi e Londra. Grazie all'osservazione del mercato dell'arte, all'analisi storico finanziaria di ciascuna opera e alla collaborazione con i più affermati maestri del contemporaneo, Domus Artis s.r.l. si propone di coniugare Emozione e Investimento, segnalando ad appassionati e collezionisti d'arte opere dall'elevata qualità, dotate allo stesso tempo di un ampio potenziale economico. Attraverso la realizzazione di mostre ed eventi e la collaborazione con importanti realtà economiche, Domus Artis s.r.l. partecipa a numerosi progetti in ambito istituzionale e sociale. Dall'esperienza di Domus Artis s.r.l. nasce Domus Artis Gallery, spazio espositivo moderno e dinamico che si propone di dare spazio ai giovani talenti che si affacciano sulla scena internazionale.
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{autore=zollo giuseppe}


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Di Admin (del 08/03/2010 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 37734 volte)
asselyn

Importanti correnti artistiche, e nomi illustri, si affermano a Napoli sin dal Seicento, grazie anche a sovrani illuminati come Carlo III.
L'arte napoletana assume una propria identità artistica proprio nel Seicento con alcuni importanti pittori che si fanno eredi della lezione del Caravaggio, che proprio a Napoli tra il 1607 e il 1610 soggiorna e sviluppa la sua arte.
Primo fra tutti fu Carlo Sellitto, non a caso definito il primo caravaggesco napoletano: opere di quest'artista d'origini lucane si trovano disseminate in diverse chiese della città e al Museo di Capodimonte. Fu il ritrattista più ricercato tra i membri dell'aristocrazia partenopea. Morì giovanissimo a soli 33 anni.
Ad essere maggiormente influenzato da Caravaggio è Battistello Caracciolo. Egli esprime appieno la grande rivoluzione caravaggesca delle tonalità della luce e dell'uso dell'ombra, abbandonando però gradualmente il realismo del “maestro” e avvicinandosi a modelli idealizzati classicisti: di lui si possono ammirare gli affreschi nella Certosa di San Martino.
Jusepe de Ribera, detto lo "Spagnoletto", nato nei pressi di Valencia giunse a Napoli nel 1616. La sua arte è violentemente realistica, accentuando Caravaggio anche nelle forti ombre in cui sono immersi i personaggi dei suoi quadri (molti dei quali a tema - ma non in stile - classico, come il "Sileno ebbro" al Museo di Capodimonte). Solo dopo l'incontro sempre a Napoli nel 1630 con Velàzquez, la pittura dello Spagnoletto diventa più chiara e colorata, attirando l'attenzione del re di Spagna che gli commissiona delle tele (oggi all'Escorial e al Museo Del Prado). A Napoli le sue tele di "Patriarchi e Profeti", nonché la "Comunione degli Apostoli", si trovano a San Martino.
Influenzato dal de Ribera e formatosi con Battistello Caracciolo fu poi Massimo Stanzione, affrescatore della volta del Gesù Nuovo e di San Martino e le cui "Storie del Battista" si trovano al Prado.
Da citare è poi Aniello Falcone, le cui opere si possono ammirare al Duomo, al Gesù Nuovo negli affreschi della volta della Sacrestia, e al Museo di Capodimonte: nella sua bottega si formarono altri importanti artisti napoletani, tra cui Micco Spadaro e Salvator Rosa.
La pittura di Micco Spadaro, il cui vero nome era Domenico Gargiulo, è nota per due diversi 'cicli tematici': il primo è quello dei paesaggi e delle vedute architettoniche, l'altro è quello della rappresentazione di eventi contemporanei, tra cui soprattutto la "Rivolta di Masaniello del 1647" ed "Eruzione del Vesuvio del 1631".
Salvator Rosa, nato a Napoli ed attivo anche a Roma e Firenze, fu uno dei più grandi artisti del secolo, riconosciuto in tutta Europa. Grande innovatore con una personalità poliedrica, abbandonò il barocco e la pittura di genere per dedicarsi alle tematiche più disparate, dalle battaglie all'arte sacra fino all'ultima ma fondamentale produzione di paesaggi selvaggi e fantastici di gusto quasi romantico.
Da citare inoltre Bernardo Cavallino, autore di tele religiose di gusto profano di grande luminosità e colore molte delle quali esposte a Capodimonte.

edoardo-dalbono

Nell'ultima parte del Seicento dominano contemporaneamente - influenzandosi a vicenda - i due principali pittori del periodo, Mattia Preti e Luca Giordano. Il Preti, detto Cavalier calabrese perché nato in Calabria e fatto cavaliere da Papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma, esegue pitture votive sulle porte della città dopo la peste del 1656-1657 affrescando poi la chiesa di San Pietro a Maiella.
Di Luca Giordano si è detto che abbia superato definitivamente la tradizione del barocco seicentesco inaugurando l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori. I suoi affreschi al palazzo Medici a Firenze sono tra le opere più note di questo artista esposto a Madrid, Vienna ed altre parti d'Italia e che a Napoli ha affrescato tra l’altro la cappella del tesoro di San Martino.
Nel Settecento l’opera di Francesco Solimena, in parte erede del grande successo di Luca Giordano, ha risonanza europea per la sua attenzione a creare scene coreografiche e ricche di complesse architetture. A Napoli notevoli i suoi affreschi sulla "Virtù" nella sagrestia della chiesa di San Paolo Maggiore (1690) e le sue pale di santi quali "San Francesco rinuncia al sacerdozio" in Sant'Anna dei Lombardi. Solo dopo la partenza di Luca Giordano e il suo avvicinamento all'Arcadia, la pittura assume nuove sfaccettature in un certo senso più manieristiche ma più vicine al gusto dell'epoca, tra cui La cacciata di Eliodoro dal tempio (1725) nel Gesù Nuovo e soprattutto gli affreschi della Reggia di Caserta su temi più terreni e più laici.
Continuatore di Solimena è Francesco De Mura che si forma nella sua bottega e le cui opere risultano spesso di difficile attribuzione poiché il suo stile si accosta molto a quello del maestro.
Anche Corrado Giaquinto (nato a Molfetta) studia a Napoli presso Solimena, ma la sua lezione tardo-barocca viene unita alle prime correnti neoclassiche e all'intensità cromatica di Luca Giordano.
Una grande mostra al Castel Sant'Elmo e una in Germania, di recente hanno dato grande risonanza all'opera del napoletano Gaspare Traversi. Attraverso i suoi quadri può essere notata la sua attenzione ai modelli dei seicento napoletano, benché nell'ultima parte della sua vita l'ambiente più borghese di Roma lo porta ad aderire ai canoni illuministici.
La pittura napoletana si trasforma completamente nell'Ottocento, abbandonando ogni residuo tardo-barocco e inserendosi in un più vasto movimento artistico, paesaggistico e in parte romantico, che assume connotati propri con la Scuola di Posillipo tra il 1820 e il 1850. Questo movimento affonda le sue radici nell'arte paesaggistica di Micco Spadaro e del tardo Salvator Rosa. A questo va aggiunto anche il fenomeno dilagante di un'arte minore quale la pittura di paesaggi caratteristici da vendere ai tanti turisti giunti a Napoli.
A portare alla nascita di una vera corrente pittorica di questo tipo è Antonio Pitloo, giovane olandese che giunge a Napoli nel 1815, dopo un soggiorno a Parigi. Pitloo unisce tutte queste istanze pre-paesaggistiche e introduce per primo a Napoli la tecnica della pittura en plein air ("all'aria aperta", degli Impressionisti francesi), dipingendo in splendidi oli ricchi di luce ed effetti cromatici i paesaggi più classici della città partenopea.
Simile nel soggetto, ma piuttosto difforme nella tecnica, è invece l'arte di Giacinto Gigante. Dopo aver studiato con Pitloo, Gigante unisce le nuove tecniche acquisite con le sue abilità (era anche tipografo) e crea piccoli quadri - in maggioranza acquerelli - di paesaggi (Amalfi, Capri, Caserta, il Vesuvio) con un taglio quasi fotografico.
La Scuola di Posillipo vanta inoltre, artisti quali Achille Vianelli, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Frans Vervloet, Gustavo Witting, ma esaurisce completamente il suo corso verso il 1860, lasciando brillare altre personalità slegate da questa corrente quali tra tutti Domenico Morelli, che operò completamente nell'Accademia di Belle Arti di Napoli (come studente, docente, direttore e presidente) e la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo a modelli neoseicenteschi.

luigi-crisconio

La pittura napoletana di inizio Novecento è influenzata dalle esperienze precedenti e soprattutto dalla Scuola di Posillipo, limitandosi ad un pittoricismo facilmente fruibile, pur in presenza di artisti di altissimo profilo tecnico ed artistico, quali Antonio Asturi, Gaetano Bocchetti, Giovanni Brancaccio, Antonio Bresciani, Leon Giuseppe Buono, Rubens Capaldo, Roberto Carignani, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Luigi Crisconio, Nicolas De Corsi, Francesco Galante, Vincenzo Irolli, Ermogene Miraglia, Attilio Pratella, Oscar Ricciardi, Eugenio Scorzelli, Carlo Striccoli, Amerigo Tamburrini, Carlo Verdecchia, Gennaro Villani, Eugenio Viti. L'inizio del secolo vede comunque un gruppo di giovani artisti napoletani, tra i quali Eugenio Viti, Luigi Crisconio e Gennaro Villani, che in contrapposizione alla pittura accademica e ufficiale di quegli anni, in polemica con la pittura accademica del chiaroscuro e della prospettiva, rifiutando i temi storici e mitologici alla Morelli, si rivolgono con occhio attento alle esperienze impressioniste e post-impressioniste di oltralpe.

alberto-chiancone

Sempre ad inizio secolo anche Napoli subisce il fascino del futurismo, soprattutto con Emilio Notte e Francesco Cangiullo.
Sono di questi anni altri movimenti artistici napoletani come il "Gruppo Flegreo" che intendeva rivitalizzare la tradizione pittorica meridionale, quello degli "Ostinati", più vicino alle esperienze artistiche del '900 o i pittori del "Quartiere latino", accomunati da uno stile di vita e artistico bohemiènne; un caso a parte rappresenta Mario Cortiello lo Chagall napoletano.
Altri artisti, partendo dalla lezione crisconiana, guardando all’arte contemporanea nazionale e memori della tradizione del Seicento napoletano, hanno creato una linea pittorica alternativa e questi sono Raffaele Lippi, Armando De Stefano, Elio Waschimps.
È però il critico napoletano Achille Bonito Oliva, teorico della "Transavanguardia" a ridare, più di ogni altro, energia e respiro internazionale alla pittura napoletana e campana. La Transavanguardia, con caratteristiche peculiari in ogni artista, recupera la tradizione pittorica e il genius loci, superando il concettualismo dei movimenti artistici del '900. Ben tre dei "magnifici cinque" della Transavanguardia sono campani: Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente.
Vanno infine ricordate le ricerche artistiche di LuCa (Luigi Castellano), Errico Ruotolo, Carmine Di Ruggiero, Mario Persico, Renato Barisani, Domenico Spinosa e Salvatore Emblema.

renato-barisani

(fonte: it.wikipedia.org)
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Di Admin (del 04/03/2010 @ 13:42:39, in Arte News, linkato 1892 volte)
{autore=marzo miguel}


Autore: MIGUEL MARZO (Sec. XIX)
Titolo: Teatro Municipale "San Josè" di San Paolo del Brasile (in scala 1/100)
Tecnica e superficie: Acquerello su cartoncino
Dimensioni: 54 x 70 cm

L'opera, del XIX secolo, è firmata "Miguel Marzo, Architecto - Constructor, Rua Capitao Salamao 42, S. Paulo." in basso a sinistra.


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