Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 31/03/2010 @ 18:59:47, in dBlog, linkato 1248 volte)
Il Louvre è il museo più visitato nel 2009, con 8,5 milioni di persone, secondo l'elenco pubblicato dalla rivista britannica "The Art Newspaper". Al secondo posto è il British Museum di Londra con 5,5 milioni di visitatori, seguito dal Metropolitan di New York con 4,8 milioni. A completare i primi dieci musei più visitati: la National Gallery (4,78 milioni) e la Tate Modern (4,74 milioni), entrambi di Londra, National Gallery of Art di Washington (4,6 milioni), Centre Pompidou (3,5 milioni), il Musée d'Orsay di Parigi, (3 milioni), il Prado, nono, con 2,76 milioni visite e il Museo Nazionale di Corea a Seoul (2,7 milioni).
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Di Admin (del 25/03/2010 @ 14:54:46, in Arte News, linkato 2860 volte)
{autore=villani gennaro}


Autore: GENNARO VILLANI (1885 - 1948)
Titolo: BARCHE
Tecnica e superficie: TECNICA MISTA SU CARTONE
Dimensioni: 13 x 13,5 cm

L'opera è firmata G. Villani in basso a sinistra.


Gennaro Villani era stato allievo di Esposito, Volpe e Cammarano. Inseritosi ben presto da protagonista nelle vicende artistiche napoletane, partecipò alla «secessione» del ‘23, andando poi a dirigere l’Accademia di B.A. di Lucca e tornando successivamente ad insegnare paesaggio all’Accademia di Napoli. Ma, nel corso della sua laboriosa vita, era stato anche a Parigi: aveva dipinto lungo la Senna, aveva capito la bellezza dei grigi, di certi toni smorzati; e nella sua memoria cantavano con i ritmi di una poesia di Verlaine i paesaggi di Claude Monet. Si era aggirato per la «ville lumière», osservando, dipingendo nei luoghi dove avevano operato i grandi impressionisti francesi, dai quali, pur mantenendo inalterato il suo temperamento di pittore napoletano procive al sentimento e alla sensualità, aveva tratto non pochi insegnamenti, affinando la sensibilità e il gusto.

 

Passeggiando lungo le spiagge assolate, s’incantava a guardare i nudi bruciati dal sole o gli effetti di luce sulle acque. i suoi occhi, dietro le lenti, fissavano lo spettacolo insolito. D’improvviso piantava il cavalletto sulla sabbia, apriva la cassetta dei colori ed incominciava a dipingere con una foga impressionante. Da quelle poste sulle spiagge nascevano di giorno in giorno i suoi mirabili paesaggi vibranti di luce.

 

Dipingeva come in trance, imprigionando la luce dei pomeriggi estivi. Parigi gli aveva insegnato molte cose, ma egli non si lasciò mai influenzare dalle mode. Restò napoletano. Le sue «impressioni» sono caratterizzate da un tono elegiaco, da una vena sentimentale: i cieli grigi, la luce dorata dei pomeriggi invernali, le marine autunnali, la campagna durante la vendemmia, i porti ingombri di velieri nel giuoco della luce che squarcia le nuvole, i cortili rustici, la prima neve. Poteva considerarsi uno degli ultimi bohemiens, un romantico per il quale la natura era il gran libro da cui trarre le parole e le immagini del suo poetare. (P. Girace)

 

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Di Admin (del 24/03/2010 @ 09:20:23, in Mostre ed Eventi, linkato 1726 volte)
{autore=ricciardi giovanni}Domus Artis Gallery è lieta di ospitare Zeitgeist–Lo spirito del tempo, esposizione personale dell'artista Giovanni Ricciardi a cura di Caterina Arciprete. In mostra circa venti opere che propongono una riflessione personale sul senso profondo del reale.
I paesaggi e i volti percorsi dal vuoto di simbolici “morsi” rivelano la necessità di andare oltre l'apparenza delle cose per svelarne la sostanza più intima. Una ricerca che percorre tutta l'attività di Ricciardi e si combina con nuove cifre distintive, come impetuosi voli di uccelli o inquietanti voliere deserte.
Mordere la realtà diviene il pretesto per andare aldilà della superficie, una sottrazione metodica che conduce l'artista ad abbandonare sulla tela i "resti" del proprio atto creativo: elementi figurativi familiari e allo stesso tempo estranianti, che possono trovare senso compiuto solo nello sguardo di chi li osserva. La possibilità di completare l'opera, infatti, non appartiene al suo autore.
La risoluzione della dialettica tra pieno e vuoto, completo o incompleto è affidata integralmente all'osservatore: solo chi guarda può scegliere se immaginare le parti mancanti o continuare a divorarle.

Vernissage: martedì 30 marzo 2010, ore 19,00
La mostra sarà visitabile dal 30 marzo al 14 maggio 2010, dal martedì al venerdì ore 11,00 – 19,30, il sabato su appuntamento.
Domus Artis Gallery, Via Vincenzo Cuoco 4, Napoli

Note Biografiche:
Giovanni Ricciardi è nato nel 1977 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Dal 2003 vive e lavora a Milano. La sua attività espositiva, cominciata nel 1995, lo ha portato in numerose sedi istituzionali di rilievo: il Museo Archeologico Nazionale, il Castel dell'Ovo, il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa e il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II a Napoli, il Palazzo delle Esposizioni (Roma), la Fondazione Stelline (Milano), La Balle au bond (Parigi), il Museum of Modern Art di Saitama (Tokyo). Nel 2003 ottiene la direzione artistica di Mare dei Popoli, periodico di ricerca estetica e cultura dei popoli arabo-islamici, pubblicato a Napoli (Edizioni Ritualia). Nel 2007 riceve la nomina di Patafisico dal Rettore dell'Istitutum Pataphysicum Partenopeo di Napoli, Mario Persico. Nel 2008 gli viene conferita la seconda nomina di Patafisico dal Decollage de Pataphysique di San Paolo in Brasile e fonda a Milano, insieme ad un gruppo di artisti, l'Autoclave di Estrazioni Patafisiche (Nuovo Centro Studi Patadiagnostici Mediolanense) di cui viene eletto Reggente. Infine riceve la nomina di Anfiteota Propagatore del Collège e Commendatore Squisito dell'Ordine della Grande Giduglia dal Collège de Pataphysique.

Tra le sue esposizioni:
2009 Tutto nel Nuovo/Tutto di Nuovo 1995-2008, Castel Dell’Ovo, Napoli
2008 Stanze, Galleria Francavilla, Bassano del Grappa, Vicenza
          The bride to peace, Piramid art Center, Istanbul
          INFRAleve, Galleria Moto, Santiago del Chile
2007 Bit_The Islands, La Balle au bond, Parigi
          EEA2I, Museum of Modern Art di Saitama, Tokyo
          I raduno patafisico Partenopeo, Fiume di pietra, Napoli
2005 Esposito, Gurnari, Ricciardi, Sila, Galleria Antonio Battaglia, Milano
          Mea Culpa, Abnormal Gallery, Milano
2003 Pause&Pause, Museo archeologico di Villa Arbusto, Ischia
          Sotto Tiro, performance contro la guerra, Saletta rossa in Santa Chiara, Napoli
2002 Esasperatismo Logos&Bidone, Galleria Arte oggi, Napoli
          Steady link project I atto, performance/installazione Università Irachena delle Arti Figurative, Baghdad
          Steady Link project II atto, performance, Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, Napoli
2001 Patafluens,Casalmaggiore
2000 Le soleil dans la tete, Meeting internazionale, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Napoli
1999 Segni colori contro la mafia, Palazzo delle Esposizioni, Roma
1998 Miti, leggende e storia nella nascita di una città, Fondazione Stelline, Milano
1997 In Museo, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli
          Alta Bassa Marea, Palazzo della cultura Victor Hugo, Avellino
1996 Le iniziative, Minieri collettiva, Napoli
1995 Le Belle Arti al Museo, Museo Archeologico di Napoli

Domus Artis s.r.l. è una società di intermediazione di arte contemporanea dalla decennale esperienza con sedi a Firenze, Napoli, Parigi e Londra. Grazie all'osservazione del mercato dell'arte, all'analisi storico finanziaria di ciascuna opera e alla collaborazione con i più affermati maestri del contemporaneo, Domus Artis s.r.l. si propone di coniugare Emozione e Investimento, segnalando ad appassionati e collezionisti d'arte opere dall'elevata qualità, dotate allo stesso tempo di un ampio potenziale economico. Attraverso la realizzazione di mostre ed eventi e la collaborazione con importanti realtà economiche, Domus Artis s.r.l. partecipa a numerosi progetti in ambito istituzionale e sociale. Dall'esperienza di Domus Artis s.r.l. nasce Domus Artis Gallery, spazio espositivo moderno e dinamico che si propone di dare spazio ai giovani talenti che si affacciano sulla scena internazionale.
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{autore=zollo giuseppe}


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Di Admin (del 08/03/2010 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 29384 volte)
asselyn

Importanti correnti artistiche, e nomi illustri, si affermano a Napoli sin dal Seicento, grazie anche a sovrani illuminati come Carlo III.
L'arte napoletana assume una propria identità artistica proprio nel Seicento con alcuni importanti pittori che si fanno eredi della lezione del Caravaggio, che proprio a Napoli tra il 1607 e il 1610 soggiorna e sviluppa la sua arte.
Primo fra tutti fu Carlo Sellitto, non a caso definito il primo caravaggesco napoletano: opere di quest'artista d'origini lucane si trovano disseminate in diverse chiese della città e al Museo di Capodimonte. Fu il ritrattista più ricercato tra i membri dell'aristocrazia partenopea. Morì giovanissimo a soli 33 anni.
Ad essere maggiormente influenzato da Caravaggio è Battistello Caracciolo. Egli esprime appieno la grande rivoluzione caravaggesca delle tonalità della luce e dell'uso dell'ombra, abbandonando però gradualmente il realismo del “maestro” e avvicinandosi a modelli idealizzati classicisti: di lui si possono ammirare gli affreschi nella Certosa di San Martino.
Jusepe de Ribera, detto lo "Spagnoletto", nato nei pressi di Valencia giunse a Napoli nel 1616. La sua arte è violentemente realistica, accentuando Caravaggio anche nelle forti ombre in cui sono immersi i personaggi dei suoi quadri (molti dei quali a tema - ma non in stile - classico, come il "Sileno ebbro" al Museo di Capodimonte). Solo dopo l'incontro sempre a Napoli nel 1630 con Velàzquez, la pittura dello Spagnoletto diventa più chiara e colorata, attirando l'attenzione del re di Spagna che gli commissiona delle tele (oggi all'Escorial e al Museo Del Prado). A Napoli le sue tele di "Patriarchi e Profeti", nonché la "Comunione degli Apostoli", si trovano a San Martino.
Influenzato dal de Ribera e formatosi con Battistello Caracciolo fu poi Massimo Stanzione, affrescatore della volta del Gesù Nuovo e di San Martino e le cui "Storie del Battista" si trovano al Prado.
Da citare è poi Aniello Falcone, le cui opere si possono ammirare al Duomo, al Gesù Nuovo negli affreschi della volta della Sacrestia, e al Museo di Capodimonte: nella sua bottega si formarono altri importanti artisti napoletani, tra cui Micco Spadaro e Salvator Rosa.
La pittura di Micco Spadaro, il cui vero nome era Domenico Gargiulo, è nota per due diversi 'cicli tematici': il primo è quello dei paesaggi e delle vedute architettoniche, l'altro è quello della rappresentazione di eventi contemporanei, tra cui soprattutto la "Rivolta di Masaniello del 1647" ed "Eruzione del Vesuvio del 1631".
Salvator Rosa, nato a Napoli ed attivo anche a Roma e Firenze, fu uno dei più grandi artisti del secolo, riconosciuto in tutta Europa. Grande innovatore con una personalità poliedrica, abbandonò il barocco e la pittura di genere per dedicarsi alle tematiche più disparate, dalle battaglie all'arte sacra fino all'ultima ma fondamentale produzione di paesaggi selvaggi e fantastici di gusto quasi romantico.
Da citare inoltre Bernardo Cavallino, autore di tele religiose di gusto profano di grande luminosità e colore molte delle quali esposte a Capodimonte.

edoardo-dalbono

Nell'ultima parte del Seicento dominano contemporaneamente - influenzandosi a vicenda - i due principali pittori del periodo, Mattia Preti e Luca Giordano. Il Preti, detto Cavalier calabrese perché nato in Calabria e fatto cavaliere da Papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma, esegue pitture votive sulle porte della città dopo la peste del 1656-1657 affrescando poi la chiesa di San Pietro a Maiella.
Di Luca Giordano si è detto che abbia superato definitivamente la tradizione del barocco seicentesco inaugurando l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori. I suoi affreschi al palazzo Medici a Firenze sono tra le opere più note di questo artista esposto a Madrid, Vienna ed altre parti d'Italia e che a Napoli ha affrescato tra l’altro la cappella del tesoro di San Martino.
Nel Settecento l’opera di Francesco Solimena, in parte erede del grande successo di Luca Giordano, ha risonanza europea per la sua attenzione a creare scene coreografiche e ricche di complesse architetture. A Napoli notevoli i suoi affreschi sulla "Virtù" nella sagrestia della chiesa di San Paolo Maggiore (1690) e le sue pale di santi quali "San Francesco rinuncia al sacerdozio" in Sant'Anna dei Lombardi. Solo dopo la partenza di Luca Giordano e il suo avvicinamento all'Arcadia, la pittura assume nuove sfaccettature in un certo senso più manieristiche ma più vicine al gusto dell'epoca, tra cui La cacciata di Eliodoro dal tempio (1725) nel Gesù Nuovo e soprattutto gli affreschi della Reggia di Caserta su temi più terreni e più laici.
Continuatore di Solimena è Francesco De Mura che si forma nella sua bottega e le cui opere risultano spesso di difficile attribuzione poiché il suo stile si accosta molto a quello del maestro.
Anche Corrado Giaquinto (nato a Molfetta) studia a Napoli presso Solimena, ma la sua lezione tardo-barocca viene unita alle prime correnti neoclassiche e all'intensità cromatica di Luca Giordano.
Una grande mostra al Castel Sant'Elmo e una in Germania, di recente hanno dato grande risonanza all'opera del napoletano Gaspare Traversi. Attraverso i suoi quadri può essere notata la sua attenzione ai modelli dei seicento napoletano, benché nell'ultima parte della sua vita l'ambiente più borghese di Roma lo porta ad aderire ai canoni illuministici.
La pittura napoletana si trasforma completamente nell'Ottocento, abbandonando ogni residuo tardo-barocco e inserendosi in un più vasto movimento artistico, paesaggistico e in parte romantico, che assume connotati propri con la Scuola di Posillipo tra il 1820 e il 1850. Questo movimento affonda le sue radici nell'arte paesaggistica di Micco Spadaro e del tardo Salvator Rosa. A questo va aggiunto anche il fenomeno dilagante di un'arte minore quale la pittura di paesaggi caratteristici da vendere ai tanti turisti giunti a Napoli.
A portare alla nascita di una vera corrente pittorica di questo tipo è Antonio Pitloo, giovane olandese che giunge a Napoli nel 1815, dopo un soggiorno a Parigi. Pitloo unisce tutte queste istanze pre-paesaggistiche e introduce per primo a Napoli la tecnica della pittura en plein air ("all'aria aperta", degli Impressionisti francesi), dipingendo in splendidi oli ricchi di luce ed effetti cromatici i paesaggi più classici della città partenopea.
Simile nel soggetto, ma piuttosto difforme nella tecnica, è invece l'arte di Giacinto Gigante. Dopo aver studiato con Pitloo, Gigante unisce le nuove tecniche acquisite con le sue abilità (era anche tipografo) e crea piccoli quadri - in maggioranza acquerelli - di paesaggi (Amalfi, Capri, Caserta, il Vesuvio) con un taglio quasi fotografico.
La Scuola di Posillipo vanta inoltre, artisti quali Achille Vianelli, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Frans Vervloet, Gustavo Witting, ma esaurisce completamente il suo corso verso il 1860, lasciando brillare altre personalità slegate da questa corrente quali tra tutti Domenico Morelli, che operò completamente nell'Accademia di Belle Arti di Napoli (come studente, docente, direttore e presidente) e la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo a modelli neoseicenteschi.

luigi-crisconio

La pittura napoletana di inizio Novecento è influenzata dalle esperienze precedenti e soprattutto dalla Scuola di Posillipo, limitandosi ad un pittoricismo facilmente fruibile, pur in presenza di artisti di altissimo profilo tecnico ed artistico, quali Antonio Asturi, Gaetano Bocchetti, Giovanni Brancaccio, Antonio Bresciani, Leon Giuseppe Buono, Rubens Capaldo, Roberto Carignani, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Luigi Crisconio, Nicolas De Corsi, Francesco Galante, Vincenzo Irolli, Ermogene Miraglia, Attilio Pratella, Oscar Ricciardi, Eugenio Scorzelli, Carlo Striccoli, Amerigo Tamburrini, Carlo Verdecchia, Gennaro Villani, Eugenio Viti. L'inizio del secolo vede comunque un gruppo di giovani artisti napoletani, tra i quali Eugenio Viti, Luigi Crisconio e Gennaro Villani, che in contrapposizione alla pittura accademica e ufficiale di quegli anni, in polemica con la pittura accademica del chiaroscuro e della prospettiva, rifiutando i temi storici e mitologici alla Morelli, si rivolgono con occhio attento alle esperienze impressioniste e post-impressioniste di oltralpe.

alberto-chiancone

Sempre ad inizio secolo anche Napoli subisce il fascino del futurismo, soprattutto con Emilio Notte e Francesco Cangiullo.
Sono di questi anni altri movimenti artistici napoletani come il "Gruppo Flegreo" che intendeva rivitalizzare la tradizione pittorica meridionale, quello degli "Ostinati", più vicino alle esperienze artistiche del '900 o i pittori del "Quartiere latino", accomunati da uno stile di vita e artistico bohemiènne; un caso a parte rappresenta Mario Cortiello lo Chagall napoletano.
Altri artisti, partendo dalla lezione crisconiana, guardando all’arte contemporanea nazionale e memori della tradizione del Seicento napoletano, hanno creato una linea pittorica alternativa e questi sono Raffaele Lippi, Armando De Stefano, Elio Waschimps.
È però il critico napoletano Achille Bonito Oliva, teorico della "Transavanguardia" a ridare, più di ogni altro, energia e respiro internazionale alla pittura napoletana e campana. La Transavanguardia, con caratteristiche peculiari in ogni artista, recupera la tradizione pittorica e il genius loci, superando il concettualismo dei movimenti artistici del '900. Ben tre dei "magnifici cinque" della Transavanguardia sono campani: Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente.
Vanno infine ricordate le ricerche artistiche di LuCa (Luigi Castellano), Errico Ruotolo, Carmine Di Ruggiero, Mario Persico, Renato Barisani, Domenico Spinosa e Salvatore Emblema.

renato-barisani

(fonte: it.wikipedia.org)
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Di Admin (del 04/03/2010 @ 13:42:39, in Arte News, linkato 1151 volte)
{autore=marzo miguel}


Autore: MIGUEL MARZO (Sec. XIX)
Titolo: Teatro Municipale "San Josè" di San Paolo del Brasile (in scala 1/100)
Tecnica e superficie: Acquerello su cartoncino
Dimensioni: 54 x 70 cm

L'opera, del XIX secolo, è firmata "Miguel Marzo, Architecto - Constructor, Rua Capitao Salamao 42, S. Paulo." in basso a sinistra.


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Di Admin (del 24/02/2010 @ 20:24:52, in Arte News, linkato 2971 volte)
{autore=pratella ada}


Autore: ADA PRATELLA (1903 - 1929)
Titolo: ALZATINA CON FRUTTA
Tecnica e superficie: OLIO SU CARTONE
Dimensioni: 23 x 27 cm

L'opera è firmata Ada Pratella in basso a destra.


Nasce a Napoli nel 1903 in un ambiente che favorisce la sua naturale propensione artistica, anche se frequenta l’Accademia solo per poco tempo. Inizia, quindi, a dipingere prestissimo e, a differenza del padre e dei fratelli maggiori, si dedica soprattutto allo studio di figura, esponendo fin dal 1920. Attorno al 1925 è evidente nella sua opera uno spostamento d’indirizzo: dalla rappresentazione degli interni di ascendenza manciniana, verso un’innovativa predilezione per l’interpretazione della figura senza sfondo. Nel frattempo si dedica anche all’illustrazione: nel 1922 esegue due disegni per un racconto della sorella Eva. Nel 1926, insieme a Eva e Paolo, compie un viaggio che la porterà a Roma, per visitare le collezioni Vaticane, in Romagna, per far visita ai parenti del padre, e infine a Venezia, dove visita la Biennale. Sempre nel 1926 Ada espone, insieme al fratello Paolo, alla “Compagnia degli Illusi”: incoraggiata dalla critica positiva nei suoi confronti, solo due anni dopo, l’artista presenta trentuno dipinti in una mostra personale, sempre nelle sale del circolo napoletano. Nello stesso 1928 si prepara per un’altra personale presso la Galleria Pesaro di Milano, ma viene colpita da una grave malattia che causa la sua scomparsa nel marzo dell’anno seguente. Cinque opere di Ada vengono comunque esposte, insieme a quelle del padre, alla Mostra degli Artisti Napoletani alla Pesaro nel 1929: la stampa sottolinea la prematura scomparsa dell’artista, unica donna rappresentata nell’esposizione. (da www.archiviopratella.it)
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Edgardo Curcio - Figura di donna in un paese con effetto sole

Nato da un progetto di Nicola Spinosa, il Museo intende documentare, attraverso una selezione condotta con metodo storico-critico, quanto realizzato a Napoli nel corso del Novecento, entro i limiti cronologici indicati, nel campo della produzione artistica; in particolare, da quanti si applicarono, in quegli anni, soprattutto o quasi esclusivamente, in pittura, scultura e in varie sperimentazioni grafiche. Così da costituire uno strumento indispensabile, ma in città fino a oggi del tutto assente o quasi, perché dell’arte a Napoli nel secolo scorso possano essere adeguatamente evidenziati, come per altri aspetti e momenti della precedente vicenda artistica documentati in vari musei napoletani, ma non solo, tendenze e scelte, ruoli e incidenze, nel campo più vasto delle diverse esperienze condotte in altri ambiti culturali, sia locali che nazionali e internazionali. Per questo nuovo Museo, che si aggiunge alle altre strutture affini dipendenti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, realizzato, intenzionalmente e significativamente negli spazi del Carcere Alto di Castel Sant’Elmo adiacenti la Biblioteca e la Fototeca di Storia dell’Arte aperte al pubblico, sono state selezionate ed esposte oltre 150 opere realizzate da circa 90 artisti napoletani, ma con l’aggiunta anche di alcune presenze di artisti non napoletani, che con ruoli diversi furono attivi in città. Si tratta di un nucleo notevole di dipinti, sculture, disegni o incisioni costituito integralmente con opere provenienti dalle stesse raccolte museali della Soprintendenza, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e, soprattutto, con donazioni o con la formula del ‘comodato’, oggi sempre più diffusa in Italia e da tempo all’estero, di generosi artisti e collezionisti privati. Con il programma o l’auspicio che si tratti solo di un primo nucleo, che, con gli anni a venire, possa ulteriormente accrescersi, così da documentare altri, diversi e successivi aspetti della produzione artistica napoletana, ma non solo, del secolo scorso, per i quali al momento si è ritenuto più opportuno sospendere ogni giudizio critico non basato su sempre indispensabili basi storiche. La scelta degli artisti e delle opere è stata curata da Angela Tecce, direttrice del complesso di Castel Sant’Elmo, con la costante collaborazione dello stesso Nicola Spinosa, mentre la realizzazione del Museo si è resa possibile per il diretto coinvolgimento nel progetto della Regione Campania-Assessorato al Turismo e Assessorato ai Beni Culturali, con l’utilizzo dei fondi disponibili grazie al co-finanziamento dell’Unione Europea POR- FESR Campania 2007-2013. La Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte Contemporanee ha concorso, per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla realizzazione dei relativi apparati didattici, informativi e audiovisivi. Con il contributo di Italcoat, Metropolitana di Napoli, Seda Group. ‘Napoli Novecento’ si articola attraverso un percorso cronologico suddiviso per sezioni: dalla documentazione della Secessione dei ventitré (1909) o del primo Futurismo a Napoli (1910-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo Futurismo (anni Venti-Trenta); dalle varie testimonianze su quanto si produsse tra le due guerre alle esperienze succedutesi nel secondo dopoguerra (1948-1958), dal Gruppo ‘Sud’ al cosiddetto Neorealismo, dal gruppo del M.A.C. all’Informale o al Gruppo ’58. Seguono le sezioni riservate agli anni Settanta, con particolare riferimento, ma non solo, alle Sperimentazioni Poetico-visive e all’attività dei gruppi legati alle esperienze condotte nel campo del sociale. Fino all’ultima sezione, dove è documentata l’attività di quanti, pur continuando a operare dopo l’80 sperimentando linguaggi diversi, si erano già affermati in città in quel decennio, prima che il terribile sisma del 23 novembre colpisse e segnasse nel profondo realtà e prospettive di Napoli e di altre aree meridionali. Sulla base di quanto qui esposto sono state, pertanto, selezionate ed esposte opere di: Carlo Alfano, Enrico Baj, Mathelda Balatresi, Renato Barisani, Guido Biasi, Andrea Bizanzio, Giovanni Brancaccio, Giannetto Bravi, Emilio Buccafusca, Enrico Bugli, Francesco Cangiullo, Giuseppe Capogrossi, Luciano Caruso, Guido Casciaro, Giuseppe Casciaro, Luigi Castellano (Luca), Raffaele Castello, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Francesco Clemente, Carlo Cocchia, Mario Colucci, Mario Cortiello, Salvatore Cotugno, Luigi Crisconio, Edgardo Curcio, Renato De Fusco, Lucio del Pezzo, Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, Armando De Stefano, Gianni De Tora, Fortunato Depero, Giuseppe Desiato, Bruno Di Bello, Gerardo Di Fiore, Carmine Di Ruggiero, Baldo Diodato, Salvatore Emblema, Francesco Galante, Saverio Gatto, Vincenzo Gemito, Manlio Giarrizzo, Edoardo Giordano (Buchicco), Franco Girosi, Emilio Greco, Mario Lepore, Raffaele Lippi, Nino Longobardi, Luigi Mainolfi, Antonio Mancini, Giuseppe Maraniello, Tommaso Marinetti, Stelio Maria Martini, Umberto Mastroianni, Rosaria Matarese, Elio Mazzella, Luigi Mazzella, Emilio Notte, Mimmo Paladino, Maria Palliggiano, Franco Palumbo, Rosa Panaro, Edoardo Pansini, Guglielmo Peirce, Augusto Perez, Mario Persico, Giuseppe Pirozzi, Gianni Pisani, Carmine Rezzuti, Clara Rezzuti, Paolo Ricci, Guglielmo Roehrssen di Cammarata, Errico Ruotolo, Corrado Russo, Mimma Russo, Quintino Scolavino, Carlo Siviero, Domenico Spinosa, Bruno Starita, Federico Starnone, Toni Stefanucci, Guido Tatafiore, Ernesto Tatafiore, Giovanni Tizzano, Ennio Tomai, Raffaele Uccella, Maurizio Valenzi, Antonio Venditti, Gennaro Villani, Eugenio Viti, Elio Waschimps, Natalino Zullo. Il Museo dispone, inoltre, di un catalogo edito da Electa, con le presentazioni del Presidente della Giunta Regionale Antonio Bassolino, del Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte Contemporanee Roberto Cecchi e del Soprintendente Lorenza Mochi Onori; una premessa di Nicola Spinosa, una introduzione della Direttrice Angela Tecce; e con saggi critici di Maria Antonietta Picone Petrusa, Angela Tecce, Mario Franco e Aurora Spinosa, Katia Fiorentino. (fonte: www.exibart.com)
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Di Admin (del 18/02/2010 @ 19:31:59, in dBlog, linkato 2006 volte)
Prefazione di Giovanni Leone alla rivista "l'Espresso napoletano", mensile di cultura, tradizioni e personaggi della Campania.



La coscienza di Pulcinella.

Persino Picasso si lasciò avvolgere dalla napoletanità in maschera. Le sue mani disegnarono Pulcinella, il goffo e astuto popolano, servitore quando vuole, padrone di facezie fino allo sfinimento, protagonista di un'oleografia d'annata. Nel suo cornicione bianco, storpia il nobile parlare, disegna piroette, lancia sassolini di antica verità.
Quel candido vestito non può ingannare. Il suo animo è tutt'altro che immacolato. Certo, nulla di grave, qualche malandrinata figlia della sopravvivenza.
Maschera nera a coprire il viso, due lampi per occhi, gesti veloci, lingua rapace. Lui abbraccia l'uomo e la donna di Partenope, li tiene stretti, in un valzer interminabile. Lui e lei cedono a quel piroettare, ma non si privano di reciproci sguardi sorpresi.
Già, proprio come Pullecenella spaventato d'e maruzze.
Uno sgomento di scena, una meraviglia virtuale, perché ben conoscono quel maestro di danze e il suo modo di vivere. Ma è bello mostrare umano sbalordimento dinanzi a quel fascino a buon mercato.
Parole, gesti, promesse: Napoli vuole credere all'esercito dei Pulcinella. Fa comodo. Fa vita. Fa piatto di pasta. Troppa fatica per scalare l'albero della cuccagna.
Ormai, Pulcinella popolano è del popolo. Nessun simbolo, nessuna allegoria, solo un sano camuffarsi, seguendo il momento, il giorno, la pioggia. E in questo andirivieni meteorologico, ogni minuto Carnevale parla, racconta le storie del bene e del male. Che l'allegria sia con noi!
Eppure, in un antro nascosto della città, impreziosita dalla polvere del tempo, giace la maschera di Pulcinella, quella vera, quella che non ha mai voluto essere simbolo, ma solo provocazione e ingegno, malinconia e sorriso, uomo e donna. Quelle rughe, quel naso adunco non hanno mai deciso la musica da ballare. Non hanno mai scelto il viso da coprire.
Pulcinella è una maschera seria, appartiene allo scherzo.

Giovanni Leone
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Di Admin (del 17/02/2010 @ 13:25:08, in Presepi e pastori antichi, linkato 2108 volte)



Figura presepiale, 20 cm di altezza, databile a fine sec. XVIII, probabile bottega di Giuseppe Gori, rappresentante bambino disperso conosciuto come Razzullo.
 Il pastore è in terracotta policroma, gli abiti e i guarnimenti sono coevi.
 Razzullo e Sarchiapone sono due personaggi napoletani che secondo la leggenda si addormentarono a Napoli e si svegliarono sul presepe.
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