Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 31/01/2011 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 6158 volte)
{autore=de sanctis giuseppe}


GIUSEPPE DE SANCTIS (Napoli, 1858 - 1924)
"GIOVANE DONNA"
OLIO SU TAVOLA
35 x 20 cm

L'opera è firmata e dedicata allo scultore Luigi de Luca (Napoli, 1857 - 1938), in basso a sinistra: "all'amico de Luca   G. de Sanctis"

GIUSEPPE DE SANCTIS
Napoli, 1858 - 1924
Suo padre Cesare, amico ed ammiratore di Giuseppe Verdi lo volle chiamare Giuseppe in onore del grande musicista da cui fu tenuto a battesimo. Fu incoraggiato ad intraprendere la carriera artistica dal padre che lo presentò al Morelli, iscrittosi all'Istituto di Belle Arti di Napoli fu allievo dello stesso Morelli, del Palizzi, del Ruo e di Gioachino Toma. I suoi primi saggi di scuola, una testa dal vero ed un nudo meritarono dei premi, nel 1879 vinse un concorso governativo e nell'80 ebbe una menzione onorevole. Le sue prime due opere risentono dell'influsso morelliano ispirate a personaggi di storia bizantina: Teodora presentata nell'87 all'Esposizione Nazionale di Venezia e La preghiera della sera a Bisanzio che presentata per la prima volta a Monaco e successivamente a Parigi ed a Palermo gli valse la medaglia d'argento e fu acquistata dal re Umberto I. Il De Sanctis fu a Londra a Parigi ove vi si trattenne sino al 1890. In questa città fu allievo del Gèrome e del Bouveret e dipinse per la Casa Goupil. La sua pittura risentì di queste esperienze, divenne più delicata ed elegante passando dal genere storico al paesaggio, al quadro di composizione ed al ritratto. Rientrato in Italia collaborò alla decorazione del Caffè Gambrinus con Donna fra le ortensie attualmente presso la Pinacoteca di Capodimonte, partecipò alle Promotrici napoletane dal 1882 al 1917 esponendo, tra l'altro: Mercato dei fiori a Bruxelles nel 1885; Place Blance nel 1887; Testa femminile nel 1896 e La Marna e bagnanti nel 1916. Abile incisore eseguì copie da dipinti del Morelli e riprodusse la Breccia di Porta Pia del Cammarano. Nel 1897, a Londra con il Caprile ed il pittore inglese Haitè eseguì un grosso dipinto intitolato Il giubileo della regina Vittoria, attualmente nelle Gallerie di Melbourne in Australia. Nel 1911 in occasione della Esposizione Internazionale di Roma con il Volpe ed il Vetri decorò la volta del salone centrale del padiglione della Campania, Basilicata e Calabria. Il De Sanctis è stato membro onorario dell'Arts Club di Londra, Professore onorario delle Accademie di Belle Arti di Napoli ed Urbino ed insegnante di incisione ed acquaforte presso il Reale Istituto di Belle Arti di Napoli.
(da Pittori a Napoli nell’Ottocento. Di Roberto Rinaldi)
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Di Admin (del 05/01/2011 @ 13:47:27, in Poesia, linkato 948 volte)


‘O masto curniciaro

 

Quanta gente dice ch’è ccurniciaro,

senza ca sape mettere nu chiuovo!

Gente ca, pe mmestiere, è ssapunaro,

ca manco sape cocere, ch’è n’uovo!


Aiere, aggio purtato nu quatrillo

a nu “masto” ‘e curnice ca canosco,

nu quatro ‘e poche sorde, ma bbellillo,

ca ‘e ll’arta soia, sempe ha parlato tosco.

 

Stu quatro, ca speravo di valore

doppo misa ‘a curnicia cunzigliata

‘a chistu grande artista curniciaro,

 

è addeventato quequero e scriato;

doppo ‘a curnicia misa ‘a stu signore,

nu’ ll’ha vuluto manco ‘o sapunaro!

 

                         

Ncazzato e arraggiato pe stu “pacco”,

aggio purtato ‘o quatro addo Marciano,

ca m’ha cunzulato ‘a chistu smacco

cu na capa curnicia ‘e primma mano.

 

Ve dico a vvuie, na vera opera d’arte,

ch’ha ncurniato ‘o quatro na bbellezza;

n’opera ‘e ggiugliere, ‘e na gran sarta;

e, mo, stu quatro vale na ricchezza.

 

Ve dico a vvuie, l’amico che ll’ha avuto,

avero c’è rrestato ncannaruto.

“’O voglio, embè, canoscere a st’artista,

 

ca tene, dint’ê mmane, st’arta antica

a ffa’ curnice comm’a na mudista

ca fa sciccosa na vaiassa ‘e vico”.

 

Giovanni D’Amiano


Giovanni D'Amiano è nato a Volla e vive a Torre del Greco. Ha esercitato la professione di medico pediatra, e si è sempre interessato di poesia e di pittura. Più volte premiato come poeta, ha esposto in varie mostre di pittura personali e collettive.
D'Amiano ha pubblicato: Più del pane alla bocca (1981), Occhi arrossati (1997), Un'ombra lunga (2005), L'anguria (2010); è presente nel volume collettaneo di poesie in vernacolo napoletano 'N'anticchia 'e Napule
(1997)
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Di Admin (del 21/12/2010 @ 09:55:17, in Mostre ed Eventi, linkato 1509 volte)
{autore=perez augusto}

Napoli - dal 21 dicembre 2010 al 15 febbraio 2011

Maestri - Augusto Perez
All'Accademia di Belle Arti di Napoli

Per la mostra Augusto Perez saranno selezionate circa trenta opere, tra disegni e sculture in gesso, in bronzo e in argento, rappresentative della produzione dell’artista, dai bronzetti della fine degli anni Cinquanta, ai Trofei del ’62-‘63, alla serie degli Specchi, che nel Narciso della Galleria dell’Accademia di Belle Arti, esposto alla Biennale di Venezia del ‘66, vede uno dei suoi momenti più alti, fino ad arrivare, con Ragazzo seduto e uccello, agli inizi degli anni Settanta.


MARTEDì 21 DICEMBRE 2010, alle ore 11.30, nelle sale espositive della Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, inaugurazione della retrospettiva AUGUSTO PEREZ. Con “Augusto Perez” prosegue - dopo le esposizioni dedicate a Guido Tatafiore e a Domenico Spinosa - il ciclo di mostre “Maestri” che l’Accademia di Belle Arti di Napoli diretta da Giovanna Cassese e presieduta da Sergio Sciarelli dedica, appunto, ai Maestri del Novecento che sono i pilastri della storia artistica meridionale contemporanea e hanno formato intere generazioni di artisti, per rendere loro omaggio e per proporre agli studenti dell’Accademia e alla città nuove occasioni di incontro, dibattito, arricchimento culturale. Per la mostra Augusto Perez (sino al 15 febbraio 2011) saranno selezionate circa trenta opere, tra disegni e sculture in gesso, in bronzo e in argento, rappresentative della produzione dell’artista, dai bronzetti della fine degli anni Cinquanta, ai Trofei del ’62-‘63, alla serie degli Specchi, che nel Narciso della Galleria dell’Accademia di Belle Arti, esposto alla Biennale di Venezia del ‘66, vede uno dei suoi momenti più alti, fino ad arrivare, con Ragazzo seduto e uccello, agli inizi degli anni Settanta. Il decennio successivo è rappresentato in mostra dal monumentale gesso (con interventi in plastilina) della Crocefissione – deposizione, che viene qui esposto al pubblico per la prima volta dopo un lungo e complesso lavoro di restauro, eseguito dalla Scuola di restauro dell’Accademia con il coordinamento del Prof. Augusto Giuffredi. L’opera è stata in questa occasione generosamente donata all’Accademia, dal figlio Massimo Perez, docente di Costume dell’Accademia partenopea, in memoria del padre e dell’amore del Maestro per la sua Accademia, dove insegnò e lavorò dal 1955 al 1997 Il percorso della mostra si chiude con le ultime due sculture modellate da Perez, nel ’97, Grottesca e Tebe. La prima ha un tono vivace, quasi di “scherzo”, esaltato dall’ariosa geometria dello schema compositivo verticale, mentre Tebe, con il suo andamento fortemente orizzontale, richiama la tipologia tradizionale del sarcofago monumentale, ma deformandola e stravolgendola attraverso la spregiudicatezza di un linguaggio plastico che, ancora una volta, stringe insieme un disperato ed irriducibile desiderio di vita e un pauroso pensiero di morte. Augusto Perez è stato uno dei protagonisti della scultura napoletana e italiana della seconda metà del XX secolo. Presente con una personale alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966, esordì con opere che recuperano dall’interno la sostanza stessa del modellato plastico. Per molti anni il Maestro è stato titolare della Cattedra di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ponendosi come punto di riferimento per diverse generazioni di artisti, che hanno a lungo seguito il suo lavoro e la sua ricerca dedicata ad una maggiore introspezione psicologia e ad un nuovo rapporto tra figura e spazio. Attraverso le opere si intende dare uno spaccato della vasta produzione dell’artista, che all’arte e all’insegnamento dedicò tutta la sua vita, nell’intento di propagare un nuovo linguaggio volto a rompere gli schemi della cultura tradizionale e ad aprire nuovi orizzonti di ricerca. La rassegna Maestri. La rassegna ha visto e vedrà negli anni a venire la Galleria impegnata in una serie di “approfondimenti” sugli artisti che hanno insegnato o si sono formati nell’Accademia di Belle Arti, contribuendo con la loro opera al rinnovamento dell’arte napoletana accende nuova luce su artisti che si sono distinti per il loro sguardo sempre attento e pronto a sperimentare nuove forme di comunicazione, nuove tecniche e materiali diversi, in linea con quanto veniva realizzandosi altrove, in Italia, in Europa, o, finanche, oltreoceano. E che in questo solco hanno trovato loro stessi rilievo internazionale. Il catalogo pubblicato da Arte’m riunisce saggi di Giovanna Cassese, Maria Corbi. Vitaliano Corbi, Marco Di Capua, Valerio Rivosecchi e Aurora Spinosa
(fonte: exibart.com)
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Di Admin (del 20/12/2010 @ 09:50:49, in Auguri, linkato 1288 volte)
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Di Admin (del 18/11/2010 @ 12:30:30, in Mostre ed Eventi, linkato 1045 volte)

COMUNICATO STAMPA:

Mediamorfosi 2.0
Contributi alle lingue dell’arterità
A cura di Gabriele Perretta
Inaugurazione: 20 novembre 2010 - ore 19:00
SUDLAB – Secondo Viale Melina 4 - 6 Portici (NA)

SUDLAB Italia è lieto di presentare Mediamorfosi 2.0 Contributi alle lingue dell’arterità Act_01 Between the images, experiences and contexts … La mostra si inserisce all’interno di un ciclo di tre eventi espositivi che hanno come motivo conduttore l’indagine e la documentazione delle ricerche artistiche contemporanee, espressioni della poetica mediale.

Attraverso il partenariato tra SUDLAB Italia e la prestigiosa galleria WHITEBOX di New York. Mediamorfosi 2.0 Act_01 accoglierà i lavori-video e le installazioni di artisti internazionali. Gli artisti invitati a partecipare all’evento sono accomunati dall’utilizzo, nei loro percorsi di ricerca, dei linguaggi e delle forme mediali come modalità di espressione, ibridazione e/o comunicazione. Le opere si troveranno a dialogare in uno spazio neutro, dove il confronto fecondo tra le differenti esperienze estetiche condurrà ad una profonda riflessione su temi quali arterità, medialismo, metalinguaggi e multimedialità.

Mediamorfosi 2.0 Act_01 parte dal presupposto che per troppo tempo l’universo mediale è stato considerato esclusivamente una materia della sociologia della comunicazione dell’arte, leggibile solo in termini di estetica sociale e di puro pensiero autoreferenziale. L’evento promosso, dunque, vuole mettere alla prova un approccio storico-critico e curatoriale alternativo che considera il pensiero mediale “all’opera” non come un’appendice alla dottrina o all’ambito dei sistemi del fare artistico, bensì come una vocazione precoce sviluppatasi molto prima che si potessero concentrare o esaurire le attitudini della ricerca dei singoli artisti coinvolti. I video e le installazioni proposte, attraverso l’utilizzo ibrido e combinato a vari livelli dei linguaggi di programmazione esistenti (ipertesti, codici qr, tag, markup, nanotecnologia), si proporranno di riportare in luce quel vivo groviglio di tensioni, confronti, opposizioni semiotiche che ha fatto della cultura del medialismo un’affascinante scenografia per la pratica odierna, e che ha avuto uno dei suoi frutti più maturi nell’attuale “azione artistica mediale diffusa”.

Mediamorfosi 2.0 Act_01 esamina il mutamento nella storia dell’arte mediale attuale cercando di scattare una foto di gruppo su un’area work in progress. Il primo effettivo punto su cui si basa la verifica della rivoluzione mediale è data dal fatto che la moderna società sta diventando una società delle reti (TCP/IP) e che quindi una tale struttura condiziona, direttamente o meno, la disposizione stessa della pratica artistica ed estetica. Nell’era di Internet e dei social network cosa bisognerebbe fare? Si possono distruggere le radio e le televisioni e si possono bruciare i libri e i giornali? Oppure esistono altre soluzioni, che consentano di muovere dal piano della negatività e del rifiuto al piano della costruttività e dell’azione? La mostra vuole esporre con chiarezza, concisione, precisione e decostruzione le forme, le immagini, le esperienze e soprattutto i contesti che permettono all’arte contemporanea di autogestire e convivere con i tratti più radicali della mediamorfosi.

Mediamorfosi 2.0 Act_01 accompagna all’analisi dei mass-media, un uso costruttivo di essi, non limitandosi, com’è di tanta stampa sull’argomento, a descrivere una degenerazione o, come capita, ad esaltarla. La valutazione del fenomeno proposta in occasione dell’evento è trasparente e si basa sull’esperienza stessa che gli artisti hanno ritrovato nella ricerca e nella sperimentazione; essa è tesa al raggiungimento del massimo di confronto e di semplicità, ed è indistinguibile dalle sue proposte che vengono espresse non solo in termini teorici, ma anche in termini tecnici, secondo i modi di un manuale pronto all’uso, modello che alcuni da tempo propugnano senza però essere mai riusciti a realizzarlo o aver voluto veramente farlo.

Opere di:
Cesare Accetta, Hans Peter Adamski, Karin Andersen, Doris Bloom, Giovanna Brogna Sonnino, Elle Burchill, Rita Casdia, Cast, Daniela Cignini, Matteo Cremonesi, Fabrice De Nola, Gabriele Di Matteo, Anita Fontaine, Clemens Fürtler, Richard Garet, Piero Gatto, Timothy Geraghty, Raymond Harmon, Fathi Hassan, Ali Hossaini, Rosaria Iazzetta, Carlos Irijalba, Giuliana Laportella, Lello Lopez, Marko Mäetamm, Miltos Manetas, Antonello Matarazzo, Vedova Mazzei, Antonella Mazzoni, G.P. Mutoid, Henrich Nicolaus, Astrid Nippoldt, Derek Ogbourne, Fabrizio Passarella, Giulia Piscitelli, Christian Rainer, Franco Silvestro, Carl Skelton, Nello Teodori, Lucio Tregua.

SUDLAB è un centro di Ricerca e Sviluppo Locale attraverso le Arti contemporanee e le Nuove Tecnologie della Comunicazione e dell'informazione applicate alla Cultura. Spazio aperto in continuo divenire. SUDLAB è un laboratorio aperto di ricerca artistica e culturale ad alto coefficiente tecnologico. Spazio multiplo ideato per favorire le interazioni creative, la comunicazione delle espressioni e delle culture glocali, attraverso forme inedite di aggregazione interdisciplinari, utilizzo creativo e generativo dei nuovi media, supporto di progetti giovani ed innovativi. I valori fondamentali di SUDLAB sono l´eccellenza artistica e culturale, la libera cooperazione e condivisione di conoscenza. Per il know-how e la rete di relazioni settoriali negli ambiti arte e cultura, SUDLAB é partner in progetti di Sviluppo Locale attraverso le Arti e le Nuove Tecnologie.

Curatore : Gabriele Perretta Consulenti Artistici: Juan Puntes, Susie Lim Programme Manager: Antonio Perna Web Art Director: Rosaria Millo Staff organizzativo : Chiara Pirozzi, Rachele Bernini, Roberto Presicci, Raffaella Barbato, Gea Somazzi Ufficio Stampa: Diana Caccavale, Clementina Crocco, Francesca Di Fraia Staff tecnico: Giampiero Sapienza, Marida Giordano, Silvia Pignalosa, Antonio Protano, Stefano Miranda

Info: SUDLAB
II Viale Melina, 4-6 80055 Portici, (Na) Italy
www.sudlab.com
info@sudlab.com
Tel. +39 081 274763
Mob +39 3920853880
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Di Admin (del 14/11/2010 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 1948 volte)
{autore=villani gennaro}
Marciano Arte presenta la decima opera inedita del maestro del Novecento napoletano Gennaro Villani (4 ottobre 1885 - 25 dicembre 1948).

E' un olio su cartoncino di 10x15 cm "Caprette":



L'opera è firmata in basso a destra "Villani".
 Riporta a tergo l'autentica firmata dalla figlia del maestro Ena Villani.
 Il supporto è un cartoncino di invito ad una mostra personale dell'artista Gennaro Villani alla Galleria Ciardiello di via Calabritto a Napoli che si è svolta dal 2 al 12 marzo 1925.

VILLANI GENNARO (Napoli, 1885 – 1948) Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 1900 al 1907 come allievo di Michele Cammarano ereditando la tradizione degli impasti e della composizione del suo maestro che aveva fondato la ricerca del "vero"su contrasti chiaroscurali e prime prove di concorso per il Pensionato Artistico Nazionale risentono ancora di questa matrice ottocentesca. Una svolta avviene quando aderisce al Comitato Nazionale Artistico Giovanile, solidarizzando col gruppo della Secessione dei 23. L'opera cardine all’esposizione del 1909 è La “Barca Rossa”, replicata più volte in diverse tecniche, a pastello e a olio, che inaugura una fortunata stagione figurativa modellata su una nuova ricerca cromatica del paesaggio, ricca di tinte chiare e luminose. Il primo viaggio a Parigi arriva nel 1909, con gli amici Raffaele Ragione e Louis Reggiori, cui seguiranno tappe nel 1912, nel 1914 nel 1915. Risale a questa fase la brillante visione notturna della capitale in “Moulin Rouge” (900. Un museo in progress. Napoli Castel Sant’Elmo) ispirata a modelli del tardo-impressionismo. L’eco del successo con le sue partecipazioni alle Esposizioni di Monaco di Baviera (1909), di Venezia (1910) e di Bruxelles (1919) rimbalza negli acquisti favoriti alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (“Pascolo”) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli (1917). “Sinfonia azzurra” (già al Museo di Capodimonte) fu acquistato nel 1935 dal Ministero dell'Educazione Nazionale. Tra il 1922 e il 1925 Villani si trasferisce a Lucca dove insegna Pittura e decorazione all'Istituto di Belle Arti dopo la morte di Alceste Campriani. Nel 1930 e nel 1933 due importanti mostre sono organizzate a Napoli, a cura del Circolo Artistico Politecnico di Piazza Trieste e Trento dove l'artista è socio e realizza anche una sovrapporta (“Navi nel porto”) che ricorda il progetto dei tre pannelli decorativi presentati al concorso della Stazione Marittima di Napoli, nel 1932. In questo stesso anno sposa Elisa Miele dalla quale avrà una figlia, Ena. Gli anni del fascismo accentuano la sua inquietudine non essere riuscito ad ottenere incarichi all'Istituto di Belle Arti. Achille Macchia, nel 1930, lo definisce rappresentante instancabile del paesaggio mediterraneo, egli ha un occhio vigile al passato, ma è moderno rispetto alla tradizione ottocentesca. Luisa Martorelli

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Di Admin (del 13/11/2010 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 3215 volte)
{autore=villani gennaro}
Marciano Arte presenta la nona opera inedita del maestro del Novecento napoletano Gennaro Villani (4 ottobre 1885 - 25 dicembre 1948).

E' un olio su cartone di 13x18 cm "Paesaggio con mercatino" del 1945:



L'opera è firmata e datata in basso a destra "G. Villani 45".

Gennaro Villani (1885 – 1948). Nei primi anni di questo secolo le sole cose vive, a Napoli, in fatto di pittura, erano i vecchi maestri dimenticati: Mancini (che viveva a Roma), Migliaro (che stentava la vita dipingendo tavolette che nessuno voleva) e Pratella (che addirittura decorava scatole di dolciumi per Caflisch). Dall’altra parte, dalla parte dell’ufficialità e della legalità, stavo per dire <governativa>, vi erano invece i grandi < pompiers>, gli Irolli, i Volpe, i Vetri, che avevano in mano tutto, che controllavano mostre, premi e mercato. La vita artistica e il generale ambiente di cultura era dominato insomma dal senso del più piatto conformismo e dalla banalità eroico-nazionalistica dannunziana. Quella che era stata una grande capitale scendeva sempre più a livello di un chiuso borgo provinciale. All’Accademia di Belle Arti tuttavia, resisteva un angolo di fresca vita culturale ed era l’aula di pittura in cui, fino all’anno della sua morte (1920) insegnava Michele Cammarano. Da questa scuola di schietta osservanza naturalistica ma di alto rigore formale è uscita la generazione di pittori di cui fa parte Gennaro Villani, insieme al dimenticato Edgardo Curcio, a Eugenio Viti e a Gaetano Ricchizzi. Questi giovani pittori ebbero merito di opporsi apertamente alla dittatura dei locali, trovando ispirazione in un mondo di idee e di gusto assai più largo di quello municipale, al quale, soltanto pareva sensibile la maggioranza degli artisti ufficiali e conformisti. Il discorso vale soprattutto per Edgardo Curcio, che arricchì i temi della pittura napoletana introducendovi i sentimenti schietti della vita contemporanea, la libera osservazione del costume e il gusto della bella materia pittorica. Ma il discorso su Curcio ci riserviamo di farlo in altra sede, al momento opportuno, qui ci preme affermare che Gennaro Villani fu in tutto all’altezza di quel moto vivace e sensibile che servì ad avvicinare in qualche modo Napoli al mondo reale della cultura italiana dei primi decenni di questo secolo. Il tramite di questa felice operazione fu la cosiddetta <Secessione dei 23> una organizzazione assai confusa ed eclettica che si richiamava evidentemente alle esperienze della <Secessione> viennese di Klimt. Nel 1909 i <<23>> giovani organizzarono una mostra polemica nella quale vennero in luce le personalità di Curcio, Villani, Ricchizzi, Gatto, Uccella (altro artista totalmente dimenticato, a torto), Viti, Galante, Pansini ed altri. In quegli anni operava a Napoli Felice Casorati e la più audace espressione di libertà e di spregiudicatezza di ricerca era, per tutti, quella dell’<Art Nouveau> o del Liberty, secondo gli esempi che offriva appunto, la Secessione di Monaco e di Vienna; esperienze alle quali, direttamente ed indirettamente, i giovani artisti napoletani si richiamavano. Ma in Gennaro Villani ben presto si afferma una vena robusta e sanguigna di vedutista, secondo la tradizione non posillipiana ma della macchia porticese. Era la diretta eredità di Cammarano che il giovane artista, insieme a Ricchizzi e al primo Viti, raccoglieva con impeto e con accesa sensibilità. Villani, così, affronta il paesaggio e lo interpreta liberamente, superando di colpo i confini umilianti della illustrazione turistica. Per la prima volta un giovane, dopo Mancini e Migliaro, sapeva guardare direttamente alla realtà e trarne motivo di ispirazione lirica. In Villani il colore domina con selvaggia prepotenza e l’immagine trova in esso una forma sempre nuova e inaspettata. Sul primo ciclo dell’opera villaniana domina evidentemente la suggestione della aspra pittura di paesaggio di Cammarano: con quelle scaglie cromatiche accese e il furore della luce che modella gli oggetti con mirabile evidenza plastica. Quell’audacia spezzava il cerchio provinciale della pittura morelliana e l’estetica dei <Culurilli>, come diceva De Nittis. Ma Villani cominciò ad accorgersi che Napoli cambiava anche come natura e, sulla indicazione degli impressionisti, comprese che il paesaggio urbano, le vedute <interne> di una città possono essere motivo di ispirazione. In tal senso, del resto, operavano molti pittori di quel tempo, in Italia. Per esempio i divisionisti Lombardi, dai quali come è noto venne fuori il Boccioni dei paesaggi periferici milanesi. Villani della tecnica divisionista, in un certo momento, fu, da noi, l’assertore più convinto, con Galante anche se non abbandonò mai del tutto la pennellata libera ed impressionistica manciniana. Manciniano e cammaraniano è anche il suo gusto per i motivi di ispirazione comuni e quel modo antigrazioso di scegliere il tema di un quadro: un taglio di paesaggio o un volto umano. I luoghi comuni della piacevolezza > furono da Villani e dai suoi amici secessionisti definitivamente abbandonati, a vantaggio di una più acuta ed appassionata resa plastica e della scoperta del giuoco tonale. Certo, Villani giunse poche volte all’immagine lirica pura, alla pura trasfigurazione, come il Mancini dei paesaggi di Frosinone o il Crisconio delle prime vedute del Pascone. Ma la strada da lui imboccata fu, dal primo momento tra le più moderne, rapportata naturalmente, alle condizioni reali delle arti figurative a Napoli. In questa mostra si presentano alcune opere di Villani scelte nel vastissimo territorio della sua produzione. Questi quadri vanno da alcuni paesaggi lievi ed aerei degli anni della maturità, nei quali la pennellata ha la leggerezza e l’eleganza allusiva dei post-impressionisti, alle opere degli anni giovanili nelle quali il colore è greve e sensuale; ma in tutte avverti quel senso di affanno, l’appassionata emozione dell’artista che sta per cogliere il tipico di una realtà, sia essa un paesaggio o la figura umana, e lo coglie con l’imponderabile invenzione del tono. Crisconio, che farà tesoro di queste esperienze portandole molto più avanti aggiunge alla scoperta del tono quella, ancor più importante del valore che esso ha nella costruzione nel volume, ma Crisconio, come è noto è il primo pittore napoletano che abbia saputo comprendere il messaggio di Cezanne, mentre Villani, Ricchizzi, il primo Viti restano degli epigoni degli impressionisti ed hanno, quindi, una tematica del tutto ottocentesca. In alcune di queste opere villaniane, nelle più intense, la libertà della resa plastica ha un vago sapore espressionista il cipiglio spregiudicato di un Kokoschka; in altre la tenerezza del ricordo ammanta le immagini di una caligine rosata, remota, e sono i paesaggi di Parigi, le vedute marine con le cabine balneari allineate sulla spiaggia deserta lungo la riviera Vesuviana. Ogni momento ispirativo è legato a una reale emozione, a una sollecitazione interiore, ad uno stato d’animo lirico, per usare una formulazione crociana. Insomma, sia pure nella dimensione precisa di un talento non rivoluzionario, le opere di Gennaro Villani non tradiscono mai l’automatismo del mestiere, il tran-tran del manierista. Ecco perché anche in una selezione così ristretta puoi trovare opere che ti danno il piacevole brivido della scoperta.

Paolo Ricci.

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Di Admin (del 12/11/2010 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 1677 volte)
{autore=villani gennaro}
Marciano Arte presenta l'ottava opera inedita del maestro del Novecento napoletano Gennaro Villani (4 ottobre 1885 - 25 dicembre 1948).

E' un olio su cartoncino di 13x19,5 cm "Paesaggio vesuviano":



L'opera è firmata in basso a destra "G. Villani". Riporta a tergo l'autentica firmata dalla figlia del maestro Ena Villani.

Gennaro Villani (1885 – 1948) è stato un pittore italiano. Riconosciuto come uno dei più importanti Maestri della pittura napoletana, fu amico intimo di molti degli artisti napoletani dell'epoca, quali ad esempio Roberto Bracco, Salvatore Di Giacomo e Francesco Cangiullo e fu pluripremiato e recensito dai maggiori critici dell’epoca. Villani iniziò la sua carriera artistica ancora in giovane età, ottenendo ben presto i favori della critica artistica del tempo. La sua autorevolezza raggiunse l'apice quando fu invitato alle più importanti manifestazioni d'arte dell'epoca, in Italia e all'Estero. Tra le altre, ricordiamo le fiere di Versailles, Monaco, Santiago del Cile, San Francisco, Bruxelles, Milano e Napoli. Allievo prediletto del Maestro Michele Cammarano, nonché di Gaetano Esposito e Vincenzo Volpe, visse ed operò con successo tra l'Italia e la Francia. Soggiornò ed operò a Parigi dal 1912 al 1914. Durante il periodo parigino fu invitato a far parte di importanti accademie francesi, che annoveravano fra i loro soci artisti ed intellettuali del calibro di Gabriele d'Annunzio, Anatole France, Charles Perrault, Pierre-Auguste Renoir ed altri. Occupò per molti anni la cattedra di insegnamento alle Accademie di BB.AA. di Lucca e di Napoli. Fu invitato ad esporre a tutte le Biennali di Venezia del suo tempo, ai più prestigiosi "Salons" di Parigi ed alle Quadriennali di Roma e Torino. (http://it.wikipedia.org)

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Di Admin (del 11/11/2010 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 1231 volte)
{autore=villani gennaro}
Marciano Arte presenta la settima opera inedita del maestro del Novecento napoletano Gennaro Villani (4 ottobre 1885 - 25 dicembre 1948).

E' un olio su cartone di 17x20 cm "Roma - Piazza del Popolo":



L'opera è firmata a penna in basso a sinistra "G. Villani". Riporta a tergo una scritta a matita "Roma - Piazza del Popolo" e l'autentica a penna firmata dalla figlia del maestro Ena Villani.

Gennaro Villani (1885 – 1948) trasferì nel paesaggio la sua breve esperienza secessionistica. All’inizio, infatti, le sue vedute sono fitte di segni colorati, sinuosi, di gusto floreale, per poi raggiungere e ricomporre la tavolozza su registri tonali misurati e l’impalpabile atmosfera del plein air. Dal suo maestro Cammarano aveva ereditato il senso della bella materia pittorica, e specie le sue piccole tavolette, orchestrate su accordi essenziali e “puliti” che ricordano certe pitture della Repubblica di Portici, avevano ed hanno un notevole fascino. La vita di un artista come Villani, se l’artista fosse vissuto in un ambiente sensibile, ricco di interessi culturali, avrebbe potuto avere uno svolgimento ben diverso nell’arte napoletana del primo Novecento; non a caso, lo stesso Crisconio aveva subito, agli inizi della sua attività, una certa influenza dal modo spregiudicato di Villani di interpretare la natura. (Paolo Ricci)

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Di Admin (del 10/11/2010 @ 17:07:46, in Mostre ed Eventi, linkato 1010 volte)
{autore=calibe giustino}


Venerdì 12 novembre 2010 alle ore 18, presso MOVIMENTO APERTO via Duomo 290/c Napoli, si inaugura la personale di Giustino Calibé a cura di Giuseppe Bilotta autore del testo "SINFOLUS, musica e luce nella pittura di Calibé" che introduce la mostra.
Saranno esposte otto tele di varie dimensioni, realizzate di recente.
La mostra resterà aperta fino al 10 dicembre.
Lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 17.00 alle 19.00
giovedì dalle ore 10.00 alle 12.30 e su appuntamento.
"Tre sono gli elementi costitutivi presenti nelle sue tele: colore, musica e luce"..... "Il genio di Calibé, sub specie lucis, appartiene, forse, più per elezione che per tradizione, alla cosmogonia della luce che assegna al disegno divino l'origine di un corpo superiore di bellezza......"
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