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Al chiaro di luna di Sylvestre Feodosievic Schedrin



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L'opera è firmata in basso a destra: "Schedrin". Riporta al verso la firma incisa per esteso sul telaio "Sil'vestr Feodosievic Scedrin"

SCHEDRIN SYLVESTRE FEODOSIEVIC

Proveniente da una famiglia di artisti, il padre Feodosii fu scultore e Rettore dell'Accademia di Belle Arti di Pietroburgo, lo zio Semion fu allievo del Canova, imitatore del Vernet e pittore di camera del Granduca Paolo, frequentò, dal 1806 al 1811, l'Accademia della sua città natale. Successivamente, durante il primo decennio dell'Ottocento ebbe come maestro Feodor Alexeev pittore accademico di cultura franco-veneziana. Specializzatosi nella pittura di paesaggio, nel 1812 una sua opera vinse la grande medaglia d'oro che gli dava diritto ad una borsa di studio ed ad un soggiorno triennale in Italia. L'artista poté usufruire di questa opportunità solo nel 1818 al termine delle guerre napoleoniche.

Inizialmente si recò a Roma ove conobbe il pittore Oreste Kiprenskij, l'anno successivo fu a Napoli per eseguire due paesaggi su commissione della Casa Imperiale. Ospite del poeta Batjushkov familiarizzò con la colonia di artisti stranieri residenti a Napoli e con i pittori della nascente Scuola di Posillipo e soprattutto con il Pitloo ed il Gigante per i quali nutrì ammirazione dipingendo in loro compagnia "en plein air".

 Il suo primo soggiorno napoletano durò sino al 1821 indi fu di nuovo a Roma per stabilirsi definitivamente a Napoli nel 1825.

 Lo Schedrin è considerato uno dei propulsori della pittura romantica e verista napoletana, le sue opere, accademiche sino agli inizi degli anni venti, subirono l'influenza del Pitloo per poi evolversi ulteriormente. I paesaggi, ricercati instancabilmente a dorso di mulo per cogliere una particolare atmosfera, sono eseguiti "en plein air", con una pennellata libera e degli impasti cromatici caldi e luminosi, animati da figurine eseguite con cura nell'abbigliamento e nella gestualità. Predilesse dipingere paesaggi del lungomare napoletano, di Amalfi, di Capri e di Sorrento, variandone spesso il punto d'osservazione, l'ampiezza della veduta, la luminosità e le condizioni atmosferiche. L'Ortolani nel citarlo ne scrive:. "...non v'è dubbio che il suo naturalismo, che tendeva a sfioccare gl'impasti in una resa morbidamente luminosa, poté sul Gigante e sugli altri napoletani".

Le opere che possiamo ricordare sono: Veduta della casa del Tasso a Sorrento, Pescatori napoletani al chiaro di luna, Veduta del Vesuvio e di Castel dell'Ovo al chiaro di luna, Mergellina al chiaro di luna tutti eseguiti intorno al 1820 e custoditi presso il Museo Russo di San Pietroburgo; Veduta del Colosseo del 1822 ed al Museo di San Pietroburgo, Roma nuova. Veduta di Castel Sant'Angelo del 1823, Veduta del lago di Albano del 1824 Mergellina del 1826, Riviera di Chiaia del 1826, la serie di Terrazze a Sorrento dello stesso anno, Santa Lucia al Museo Russo di San Pietroburgo, Veduta di Mergellina e Marina Piccola a Capri del 1827, Tempio di Serapide a Pozzuoli e Castel dell'Ovo da Mergellina del 1828, Marina di Sorrento presso il Museo di San Martino a Napoli e Sulla terrazza del 1829, custodita anch'essa presso il Museo di San Pietroburgo, Piccola cala di Sorrento al Museo di Leningrado, Marina Grande di Capri e Pescatori alla riva entrambi alla Galleria Tretjakov di Mosca, Paesaggio con Torre e Meta del 1830 che sono presso il Museo di San Martino di Napoli e Casa sul mare con pescatori oggi presso la Quadreria del Palazzo Reale di Napoli. Altresì interessante è la corrispondenza mantenuta dall’artista dall’Italia.

Roberto Rinaldi - Pittori a Napoli nell'Ottocento




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Di Admin (del 26/07/2011 @ 12:00:01, in Arte News, linkato 3777 volte)