Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 21/12/2012 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 2721 volte)
{autore=gigante achille}
Achille Francesco Paolo Gigante
(Napoli, 1823 - 1846).
 
Questo artista, purtroppo dalla vita molto breve, mori ad appena 23 anni. Terzogenito dopo Giacinto e Ercole nacque da Gaetano Gigante e da Maria Fatati. Si avviò alla pittura sotto la guida del fratello Giacinto che già sperimentava i nuovi modi di dipingere che consolidarono la nascente "Scuola di Posillipo".

achille-gigante-gaeta

"Gaeta" china su carta 15,5 x 28 cm del 1844.
Firmata e datata in basso a sinistra "Achille Gigante 1844". Con cornice antica

Sicuro della tecnica del disegno e dell'incisione si dedicò ampiamente sia all'acquaforte che alla litografia, qualificandosi tra i migliori disegnatori in campo nazionale. Il suo stile, per quanto vicino a quello del più famoso fratello Giacinto è molto più illustrativo e rifinito con un tratto di disegno morbido e sottilissimo che dà risalto anche al minimo dettaglio; le sue tematiche sono quelle ricorrenti nella Scuola di Posillipo, vedute della costiera amalfitana, della zona Flegrea e dei luoghi limitrofi alla città di Napoli. Amico del pittore Achille Vianelli, collaborarono per illustrare i volumi editi da Francesco Alvino, guide illustrate ad uso dei viaggiatori: Due giorni a Capri del 1838; La penisola di Sorrento del 1842 e Viaggio da Napoli a Castellammare edito nel 1845, per quest'ultimo il Gigante esegui 42 incisioni e che fu ereditato incompiuto da Achille Vianelli. Eseguì le illustrazioni per i volumi de, il Regno di Napoli. La maggior parte della sua opera è costituita dai disegni conservati nelle collezioni Ferrara Dentice ed Astarita, rispettivamente presso il Museo San Martino e Capodimonte a Napoli.
 
Roberto Rinaldi
(Pittori a Napoli nell’Ottocento)
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La mostra ricostruisce una delle più felici esperienze artistiche della pittura di paesaggio napoletano dell'Ottocento. L'esposizione intende offrire all'attenzione del grande pubblico il sodalizio che nasce a Resina nel 1866 e che si affianca all'altro grande movimento della "Scuola di Posillipo". I protagonisti, Marco de Gregorio, Federico Rossano, Giuseppe de Nittis e il toscano Adriano Cecioni intendono scrutare il paesaggio, rigorosamente dal vero, facendo emergere la dimensione del nostro immenso territorio rurale, con la ricchezza o la miseria dei suoi borghi e delle contrade, puntando l'osservazione sulle attività della vita quotidiana fatta di abitudini e costumi, osservando piccoli centri e isolati sobborghi ma anche comunità attive nelle vicinanze del mare. La mostra è posta all'interno del percorso di visita al Pio Monte della Misericordia, con la Chiesa e l'appartamento storico della Quadreria, che custodisce una delle più importanti raccolte private italiane aperte al pubblico, con capolavori di Caravaggio, Battistello, Giordano, De Mura, Ribera, Stanzione e altre opere dal Cinquecento all'Ottocento.

Visite guidate gratuite su prenotazione obbligatoria il 24, 25, 26, dicembre 2012 e 6 gennaio 2013
 
Orari di apertura:
tutti i giorni, ore 9.00 - 14.00 (mercoledì chiuso)
Aperture straordinarie: 24, 25, 26, 31 dicembre 2012, 1 gennaio (ore 11-17) e 6 gennaio 2013.
Per info e prenotazioni:
www.piomontedellamisericordia.it
segreteria@piomontedellamisericordia.it
Via dei Tribunali, 253 - Napoli
tel. 0039 (0)81 44 69 44 / 73 - fax 0039 (0)81445517

fonte: www.comune.napoli.it
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Di Admin (del 08/01/2013 @ 10:46:00, in dBlog, linkato 1447 volte)
Le Jardin (Il Giardino), olio su tela del pittore francese Henri Matisse (1869-1954), rubato 25 anni fa dal Museo d'Arte Moderna di Stoccolma, è stato ritrovato a Londra da uno specialista del recupero di opere d'arte rubate, come annunciato dalla BBC.

matisse-jardin

L'opera impressionista, che raffigura un giardino con fiori bianchi in primo piano, con una statua di marmo e un edificio tra gli alberi sullo sfondo, ha un valore stimato intorno al milione di dollari e scomparve a Stoccolma l'11 maggio del 1987. Il valore del pezzo rendeva improbabile, secondo l'allora direttore del museo svedese, la vendita sul mercato tradizionale, focalizzando la ricerca sin dall'inizio, sui trafficanti di opere d'arte.
Poche settimane fa, la registrazione sull'Art Loss Register, che archivia tutta l'arte rubata a livello internazionale, ha fatto individuare una pista molto concreta per il ritrovamento del dipinto.
Il Registro ha rilevato un contatto continuato sul proprio catalogo on-line da parte di un utente inglese di Essex, tale Charles Roberts, che era interessato alla descrizione del lavoro scomparso di Matisse.
Roberts, mercante d'arte, era in procinto di acquistare per affare l'opera e voleva vedere se il quadro era effettivamente quello rubato in Svezia venticinque anni prima.
Dopo aver verificato che era il Matisse rubato, il direttore della Art Loss Register, Christopher Marinello, ha negoziato il recupero del dipinto, che nei prossimi giorni, verrà ricollocato al Museo d'Arte Moderna di Stoccolma.
La BBC non ha riferito circa i dettagli su come si è negoziato il ritorno del dipinto o chi era in possesso dell'opera stessa. "Le opere d'arte rubate non hanno alcun valore reale nel mercato e finiscono sempre per tornare... E' solo una questione di tempo ", ha detto Marinello, che ha escluso il pagamento del riscatto per il recupero della tela di uno dei maggiori artisti del XX secolo.
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Di Admin (del 23/01/2013 @ 11:12:01, in dBlog, linkato 1664 volte)
Titolo: Caravaggio tra arte e scienza
Libro a cura di Vincenzo Pacelli e Gianluca Forgione.
Editore: Paparo Edizioni, Pozzuoli, 2012.
Note: cartonato; pagine 494; illustrazioni e tavole in bianco e nero e a colori; formato 24x28,5 cm; prezzo di copertina: 120 euro.

 caravaggio-libro

Il volume è il risultato di una lettura comparata, di carattere storico-artistico e medico-scientifico, inedita nella sua forma monografica interdisciplinare, della produzione artistica del Caravaggio. L'opera si avvale dell'esperienza di medici, restauratori, studiosi ed operatori della diagnostica, musicologi, filosofi e storici dell'arte. Attraverso l'indagine oggettiva dei singoli contributi, emerge nella sua chiarezza la complessa personalità del Michelangelo Merisi da Caravaggio, il suo credo naturalistico così irriducibile anche al cospetto della tragedia della morte e della malattia, il profondo legame che egli stabilì con la cultura e la scienza del tempo, talvolta anticipandone rispettivamente sensibilità e risultati. Un'ampia sezione di apparati, relativi al catalogo dei dipinti e al regesto dei documenti, delle fonti e della principale bibliografia sull'artista ricostruisce nella sua interezza la vicenda umana, storica e artistica di Caravaggio, padre fondatore dell'arte moderna.

SCHEDA BIOGRAFICA DELL'AUTORE:

VINCENZO PACELLI (San Salvatore Telesino, Benevento, 1939) è Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. I suoi studi hanno riguardato in particolare la civiltà artistica meridionale tra Sei e Settecentesco, con saggi e contributi monografici, in special modo sulla pittura napoletana del XVII e XVIII secolo, apparsi sulle maggiori riviste specialistiche italiane e straniere, tra cui “Ricerche sul ‘600 napoletano”, “Paragone”, “Napoli Nobilissima”, “Prospettiva”, “The Burlington Magazine”. Ha preso parte a numerosi convegni scientifici: più recentemente, sull’ultimo tempo di Michelangelo Merisi da Caravaggio (Napoli, 2004); dal 2006 sull’iconografia dei santi martiri della cristianità nelle giornate di studio organizzate dalla Curia di Salerno (Ravello, 2006-2010); con un intervento sui caravaggeschi napoletani al convegno alla Fondazione Ermitage (Ferrara, 2010); sull’attività del pittore Francesco Celebrano in Palazzo Sansevero al convegno su Raimondo di Sangro Principe di San Severo (Napoli, 2010); sui rapporti tra Pacecco de Rosa e Francesco Guarini in occasione del Convegno “Dialogando con Francesco Guarini” (Salerno-Solofra 2011). È redattore e membro fondatore della rivista “Studi di Storia dell’Arte”, quest’anno al suo ventiduesimo anno di attività. È stato membro della Commissione Edilizia di Torre del Greco (fino al 2010), della Commissione giudicatrice per il Premio alle migliori opere, aventi per tema le Georgiche di Virgilio, realizzate dagli allievi dell’Accademia delle Belle Arti (Napoli, 2010) e della Commissione di valutazione del Concorso per Professore Associato bandito dall’Università Roma Tre (2010). Ha studiato a lungo la personalità e le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio, sul quale ha in lavorazione un volume monografico dal titolo “Michelangelo Merisi tra Arte e Scienza” (pubblicazione prevista per maggio 2012, Paparo edizioni). Le sue ricerche hanno riguardato in particolare l’ultimo periodo e la produzione estrema, che è anche la più intensa e drammatica, del grande maestro lombardo, a partire dalla sua fuga a Napoli nel 1606, fino alle sue peregrinazioni tra Malta, la Sicilia e nuovamente Napoli (“Le Sette Opere di Misericordia”, Salerno 1984; “L’ultimo Caravaggio”, Ediart, edizioni del 1994, 1995, 2002). Nel corso delle ricerche sistematicamente condotte all’Archivio Doria-d’Angri, insieme al collega Giorgio Fulco, e a seguito di importanti ritrovamenti documentari (1980), è stato possibile ascrivere con certezza al Caravaggio il Martirio di sant’Orsola, l’ultima commissione assolta dal pittore prima della morte, richiesta dal principe genovese Marcantonio Doria. Vincenzo Pacelli si è occupato a lungo e ha condotto studi monografici su importanti personalità della pittura napoletana del Seicento, come Carlo Sellitto, partecipando alla prima mostra monografica sul pittore nel 1977, Battistello Caracciolo, Louis Finson, Filippo Vitale, Bernardo Cavallino, Francesco Guarini, Luca Giordano, Francesco Solimena Le ricerche degli ultimi anni hanno riguardato l’attività artistica di Giovan Francesco de Rosa detto Pacecco de Rosa (confluite nel volume monografico edito nel 2008 dalla Paparo Edizioni), Andrea Vaccaro (Ediart 2009), Salvator Rosa (Ediart 2010) Giovan Battista Beinaschi (Budai editori 2010), Jusepe de Ribera (Paparo 2011) e Caravaggio (Caravaggio tra arte e scienza. 2012 Paparo Edizioni).
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Di Admin (del 30/01/2013 @ 00:00:01, in Stampe e Libri antichi, linkato 2763 volte)
{autore=turpin de crisse}
copertina-turpin

1. INTRODUZIONE.   Lancelot Theodore Turpin de Crissé (Parigi, 1782-1859), scrittore, litografo e pittore  compì tre viaggi di studio in Italia nel 1808, 1818 e nel 1824. Le opere frutto dei primi due viaggi furono esposte al "Salon" di Parigi nel 1809 e nel 1819; mentre, quello del 1824, una volta completate le sue impressioni di viaggio e arricchiti i suoi album di disegni, lo portò alla pubblicazione dei "Souvenir…", in cui descrive e illustra la città di Napoli, i suoi dintorni e le sue isole, dando la preferenza a luoghi, monumenti e paesaggi poco noti o dimenticati.

frontespizio-turpin

2. PROSPETTO DELL'OPERA (IN ITALIANO).   [Testo originale I parte]  Scrivere di nuovo sull’Italia, e offrire al pubblico una gamma completa di paesaggi e monumenti; descrivere i luoghi di molti viaggi, luoghi tante volte esplorati; confutare gli errori di alcuni geologi, combattere gli antiquari, criticare gli architetti, probabilmente sembra una grande audacia quella di un autore che non poteva giustificare il loro business essendo venuto in contatto col sapere più raro e il gusto più fine.

   È un progetto meno ambizioso e più facile; un compito che l'autore crede di poter svolgere senza troppa presunzione. Limitando le sue analisi al Golfo di Napoli, dopo aver fedelmente riportato alcuni dei luoghi più suggestivi di questo ricco paese, cerca di rendere le proprie impressioni, descrivendo quello che ha visto, semplicemente, e nel linguaggio figurativo del Paesaggio.

   Il desiderio di incoraggiare l’incisione in Francia, formando giovani artisti, e di combattere il predominio, fino ad oggi, degli inglesi nell’incisione del paesaggio, è stato l'obiettivo di questa azienda. Se alcune tavole di questa collezione non raggiungono l'armonia, la dolcezza di lavori analoghi eseguiti in Inghilterra, si riconoscerà almeno una definizione del disegno, una fermezza di tocco, una realtà di fatto, e si può attribuire a quella ingenuità che non troviamo nelle composizioni romantiche e nei piacevoli accorgimenti dei paesaggi inglesi.

castel-dell'ovo-turpin

[Testo originale II parte]  Il libro, inciso all’acquaforte e bulino, verrà stampato nel formato in-folio piccolo, e sarà composto da trentasei lastre di ventuno per venticinque cm, precedute da un frontespizio e due cartine, più dieci vignette poste alla fine di ogni capitolo. Le vedute saranno accompagnate da un testo descrittivo diviso in dieci fascicoli con cadenza mensile dal 1 ° novembre 1828. Per garantire questa regolarità, troppo spesso promessa agli abbonati, e raramente mantenuta, è stata stabilita la realizzazione di tutte le incisioni, così come la stampa di tutta la pubblicazione, prima della diffusione e della consegna; la Raccolta sarà completa quando sarà disponibile il primo numero, e ogni Sottoscrittore può scegliere di acquisire l'intera opera o ritirare mensilmente il proprio fascicolo.

   La maggior parte delle tavole è già completata, e le prime prove si possono vedere oggi stesso da Mr. Chaillou-Potrelle, Stampatore; l'indice finale degli argomenti e il numero di tavole con la loro ripartizione per la consegna, il nome degli incisori alle dipendenze del Conte Turpin de Crisse, si è fatto tutto per soddisfare e tutelare i Sottoscrittori e tenere il progetto lontano da tutto ciò che potrebbe apparire come ciarlataneria, o semplicemente interesse personale.

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3. PROSPETTO (IN LINGUA ORIGINALE).   Essayer d'écrire de nouveau sur l'Italie, et d'offrir au public une suite complète de ses paysages ou de ses monuments; décrire des lieux tant de fois parcourus, tant de fois explorés; réfuter les erreurs de certains géologistes, combattre des antiquaires, criti-quer des architectes, paraìtrait sans doute une grande témérité de la part d'un auteur qui ne pourrait justifier son entreprise par la réunion du savoir le plus rare et du goût le plus judicieu. Il est un cadre moins ambitieux et plus facile à remplir; il est une tache dont l'auteur de ces essais a cru pouvoir s'acquitter sans trop de présomption. En bornant ses courses autour du Golfe de Naples, après avoir fidèlement copié quelques uns des sites les plus pittoresques de ce riche pays, il a essayé de rendre ses impres-sions; il a raconté ce qu'il a vu, simplement, et dans la langue du Paysagiste. Le désir d'encourager en France la gravure au burin, en y for-mant de jeunes artistes, et celui de lutter avec les Anglais, si supérieurs à nous, jusqu'à présent, dans la gravure du paysage, ont été le but de cette entreprise, qui n'a rien de commercial ou d'industriel. Si quelques unes des planches, dont se compose ce recueil, n'atteignent pas à l'harmonie, à la suavité des ouvrages du même genre exécutés en Angleterre, on y reconnaìtra du moins une correction de dessinai, une fermeté de touche, une vérité d'effet, et pour ainsi dire une ingénuité locale, qui ne sauraient se trouver dans les compositions romantiques, et les agréables supercheries des paysagistes anglais.

turpin-sorrento

L'ouvrage que l'on annonce, gravé à l'eau forte et au burin, sera imprimé sur quart de colombier, format petit in-folio, et se com-posera de trente-six planches de cinq et de sept pouces, précedées d'un frontispice et de deux cartes, plus dix vignettes ou culs-de--lampes placés à la fin de chaque promenade. Cette suite de vues sera accompagnée d'un texte divisé en dix livraisons, qui paraìtront régulièrement de mois en mois, à dater du 1 novembre 1828. Pour assurer cette régularité, trop souvent promise aux Souscrip-teurs, et bien rarement obtenue, on s'est déterminé à faire achever la gravure entière des planches ainsi que l'impression et le tirage, avant la publication de la primere livraison; la Collection sera done co-mplète lorsque le premier cahier paraìtra, et chaque Souscripteur pourra à son choix la prendre entière, ou la retirer par livraison de mois en mois. Déja la plus grande partie des planches est achevée, et les pre-mières épreuves peuvent se voir dès aujourd'hui chez M. Chaillou--Potrelle, M d'Estampes; enfin, la notice ci-jointe indiquant les sujets et les numéros des planches, avec leur répartition par liv-raisons, et le nom des graveurs employés par 1e Conte Turpin, on croit avoir pris tous les moyens de satisfaire les Sonscripteurs, et s'ètre completèment éloigné de tout ce qui peut ressembler à du charlatanisme, ou simplement à du calcul personnel.

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4. SCHEDA BIOGRAFICA.   Lancelot-Théodore Turpin de Crissé nasce a Parigi il 6 luglio 1782 da una distinta famiglia di militari ed eredita dal padre l'amore per la pittura e per il collezionismo. Nel 1806 partecipa per la prima volta al  Salon di Parigi esponendo un Addio di René, soggetto romantico tratto dal romanzo di Chateaubriand, ed una Veduta del Tempio di Minerva ad Atene, andata poi dispersa. Ben accolto alla corte di Napoleone diviene nel 1809 ciambellano dell'imperatrice Giuseppina al cui seguito, nel 1810,  si recherà in Svizzera ed in Savoia. Da questi viaggi ritorna con un album di 33 disegni a seppia che rivelano una deliziosa sensibilità verso la natura. I suoi paesaggi furono da subito molto apprezzati e spesso acquistati dalla stessa Imperatrice. Nel 1816 è eletto socio dell'Académie des Beaux-Arts e successivamente membro della commissione per le belle arti e del Conseil des Musées. Nei successivi viaggi in Svizzera, nel 1816, e poi due volte in Italia, nel 1818 e nel 1824, si dedica completamente allo studio del paesaggio e dell'antichità, rivelando anche un particolare interesse verso il valore estetico degli oggetti antichi. Nel 1818 conosce Ingres a Roma, che gli fa un ritratto a matita e con lui, nel 1825, progetta la preparazione dell'album per l'incoronazione di Carlo X, mai realizzato a causa della rivoluzione del 1830. Da questa data riprende a dipingere ed espone regolarmente fino al 1835 paesaggi e vedute architettoniche al Salon di Parigi. Le sue opere rivelano una grande padronanza nel disegno, che si raffinò sempre più durante i suoi viaggi in Italia, Svizzera ed Inghilterra. I suoi disegni sono classici e  mostrano l'influenza del romanticismo nell'uso della luce, mentre le litografie sono più libere nello stile e ricche di dettagli pittoreschi. Nel 1828 pubblicò i Souvenirs du Golfe de Naples, raccolta di 47 disegni eseguiti durante i viaggi in Italia nel 1808, 1818 e 1824 e incisi da diversi litografi. Dopo il 1835 si dedicò completamente alla sua ricca collezione, che lasciò, alla sua morte avvenuta a Parigi nel 1859, alla città di Angers. (P.R.)

 

Chateaubriand scrisse un epigrafe per il libro:

"Un momento è sufficiente al pittore di paesaggi per abbozzare un albero,
immortalare una veduta, disegnare un rudere, ma gli anni interi
sono troppo brevi per studiare i costumi degli uomini e approfondire le scienze e le arti "

(Chateaubriand)

aquajolo-turpin

 

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Di Admin (del 05/02/2013 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 1164 volte)
{autore=ricciardi giovanni}  L’artista deve essere libero di poter seguire la strada del proprio operato artistico, dell’opera singola, che si spiana, si ramifica naturalmente e autonomamente. L’artista deve essere sempre rintracciabile dal suo spirito che opera, che chiama e detta legge. Il talento si scontra così con la difficoltà di organizzare un lavoro serio e continuo e le strade dell’opera diventano contaminate da momenti mancati, da mancanti e adeguati affondi.

L’arte vuole tutto per se, pena l’abbozzo, l’approssimazione, l’aborto.

L’artista deve seguire la propria ricerca artistica con cura, con minuzia e lucidità.

L’arte non permette di fare altrimenti.

Giovanni Ricciardi

(post originale: http://gricciardi.wordpress.com)

giovanni-ricciardi-vroom-vroom

GIOVANNI RICCIARDI

"Vroom vroom"

Olio su tela 120 x 100 cm

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Di Admin (del 08/03/2013 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 1146 volte)
{autore=anonimo}
AUGURI A TUTTE LE DONNE



"Diana".
Olio su tela del sec. XIX di 72,5 x 57,5 cm con cornice coeva.
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pittori-portici-villa-mascolo

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PROGRAMMA 1° INCONTRO


7  Marzo  2013 – ore 17,00 VILLA MASCOLO


 

La  Scuola di Resina  o la Repubblica di Portici:  Alceste Campriani, Vincenzo Caprile, Adriano Cecioni, Eduardo Dalbono, Marco De Gregorio, Giuseppe De Nittis,  Paolo Michetti,  Federico Rossano....


 

Umberto Piezzo (Società Gepagroup-Villa Mascolo) :  introduzione

 

Carlo De Luca  (Communitas Vesuviana) : presentazione e prospettive future

 

Flora Girosi : il progetto e le sue finalità - breve descrizione degli incontri

  

Salvatore Marciano : le grandi trasformazioni economico-sociali e urbane di Portici tra '700 e '800 -    quale il paesaggio urbano conosciuto dai nostri pittori?

 

Pasqualina Pasquetti : linee generali e innovazioni  della  Repubblica di Portici nel contesto artistico e culturale europeo – Marco De Gregorio, Adriano Cecioni, Giuseppe De Nittis 

 

Roberta Avilia : aspetti biografici e formazione culturale – Federico Rossano, Eduardo Dalbono, Alceste Campriani, Vincenzo Caprile, Paolo  Michetti....

 

Manuela Torre : commento critico di diverse opere : contenuti e tecniche pittoriche

 

Salvatore Marciano : Quale la fortuna nel mercato dell'arte dei nostri pittori?

 

Dibattito  (18.30-19.00)

 

 

Su  “ La Scuola di Resina”

"Non è che l'epoca nostra abbia inventato il paesaggio, noi non abbiamo inventato nulla in arte, ma essa vi ha scoperti e perfezionati due lati, che possono dirsi interamente moderni, vale a dire l'esecuzione più giusta e più simile alla verità, e il sentimento della natura, cioè un soggetto, spesso importante quanto un quadro storico, espresso dalla campagna".

Francesco Netti, Scritti critici, antologia a cura di Lucio Galante, De Luca editore, Roma 1980

 

 

"Gli artisti della scuola di Resina sono legati da un giuramento di fratellanza ed esercitano un'arte indipendente, puramente veristica e realistica tendente alla vera manifestazione semplice del vero nelle sue svariate forme senza orpello e transizioni."

G. Vittori, I migliori artisti nella XXIX Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli, in "Natura ed Arte, III, 15 luglio 1894

 

 

“ […] gli esponenti principali del sodalizio […] misero in pratica un nuovo modello di paesaggio. La natura non è solo percezione di luce e colore ma osservazione di un mondo rurale schietto e puro.[...]

Gli artisti dipingevano all’aria aperta, su piccole tele, scegliendo visuali insolite di stradine di campagna e lontane dalla città, selezionando punti di vista anticonvenzionali del paesaggio meridionale.”

Luisa Martorelli, Il nuovo paesaggio della Scuola di Resina, in Il giornale dell'arte.com, 18 dicembre 2012

 


 

“Gli facevo osservare (al giovane Dalbono. ndr) che tutto in natura è distinto, ben fatto, scrupolosamente finito; e quindi un quadro deve avere aspetto calmo e gentile, semplicità di fattura e nessuna bravura.”

Adriano Cecioni,  Opere e scritti, l'Esame, Milano, 1932


"Clicca qui per vedere alcune foto del primo incontro a Villa Mascolo sulle esperienze artistiche a Portici"
"articolo - Lo Speaker: La Scuola di Resina a Villa Mascolo"



"Clicca qui per vedere alcune foto del secondo incontro a Villa Mascolo sulle esperienze artistiche a Portici"

ARTISTI IN ESPOSIZIONE: Luigi Crisconio, Goffredo Godi, Errico Placido, Michele De Stefanis, Luigi Sannino, Carmine Arnese, Alfredo De Martino, Luigi Nodini, Luigi Ciancia, Armando De Lauzieres, Giuseppe Gargiulo, Giuseppe Romano 



"Contesto storico porticese del 3° incontro"



"Clicca qui per vedere le foto del terzo e ultimo incontro a Villa Mascolo sulle esperienze artistiche a Portici"



ECIANCIA, ANTONIO DI ROSA (accanto alla sua opera), SALVATORE MARCIANO, MARIO RICCIARDI, LAURA CRISTINZIO

Sono state esposte opere dei seguenti artisti porticesi:

LuCa (Luigi Castellano), Carlo Montarsolo, Giovanni De Vincenzo, Alfonso Marquez, Bruno Galbiati, Mario Buonoconto, Laura Cristinzio, Antonio Fomez, Antonio Napoletano, Antonio Siciliano, MRi (Mario Ricciardi), Paolo Iacomimo, Antonio Di Rosa, Eciancia (Edoardo Ciancio), Franco Maione, Alfonso Sacco, Umberto Piezzo, Mario Colaps, Giuseppe Zollo, Giovanni Ricciardi, Ornella De Martinis, Francesco Manes, Mario D’Albenzio, Ciro Paolillo, Franco Porcasi


Un rigraziamento particolare agli artisti e ai collezionisti che ha reso possibile l'evento


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Di Admin (del 28/03/2013 @ 00:00:01, in Auguri, linkato 2286 volte)
{autore=anonimo}


Scuola italiana del XVII secolo, "Crocifissione", olio su tela 47 x 39 cm

AUGURI DI BUONA PASQUA

Il dipinto proposto in immagine è stato acquistato in un asta diversi decenni orsono. E' corredato da una lettera dell'epoca che paragona questa con altre opere analoghe di Guido Reni. Di seguito la copia della lettera e a seguire la trascrizione leggibile della stessa:

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Acquistato da Roberto Negrini di via Fondazza: olio su tela 39x47 cm. Il dipinto è rintelato ai bordi, forse per guadagnare il massimo la tela. Proviene dall’asta ADMA dove era citato come “Maestro italiano del XVII secolo”. Porta dietro, sul telaio in alto, un sigillo di ceralacca di collezione (era protetto con trasparente), applicato – nel mezzo così sembra - nella carta vecchia, utilizzata per coprire il legno del telaio, e forse applicato al tempo della rintelatura. Il timbro è in parte rovinato: su quello che resta si potrebbe leggere le iniziali “M H” intrecciate. Il dipinto mostra la “Crocifissione”, con il Cristo in Croce e ai suoi piedi la Maddalena inginocchiata, e ai lati la Madonna e San Giovanni. Il tema è antico, ma in questa disposizione appare nel Seicento in raffigurazioni italiane e straniere. Di Scuola Italiana celebre è la raffigurazione di Guido Reni (1575 – 1642), meglio nota come “Crocefisso dei Cappuccini” (397 x 266 cm), ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna (vedi n°79 del Catalogo su G. R. dei Classici d’Arte Rizzoli): è datata al 1616. [Il Reni ha ripetuto il tema, senza la Maddalena (“Crocefisso fra la Madonna e San Giovanni”, n°133 Catalogo Rizzoli, e n°32 nel Catalogo Mostra su G. R. di Bologna 1954), con il solo Cristo in Croce, o la sola testa del Cristo, della Maddalena e di San Giovanni (vedi): la raffigurazione n°32 nel Catalogo su G. R. del 1954 è ritenuta, anziché una replica, un lavoro autonomo (vedi): inoltre, su questa iconografia, la Crocifissione è stata ripetuta in numerose immagini dal ’600 ad oggi]. Un’altra “Crocefissione” di Maestro seicentesco bolognese è quella del Guercino (Giovanni Battista Barbieri, 1591 – 1666) della Chiesa del SS Rosario di Cento (vedi n°19, “Omaggio al Guercino”, Pinacoteca Comunale di Cento, 1967. La raffigurazione è molto simile a quella del Reni: diversi, la disposizione di San Giovanni e gli atteggiamenti della Madonna e San Giovanni. Altre raffigurazioni di Scuola italiana del ‘600 (Carracci, del Reni, … ) della Crocefissione si discostano da quella.. Di Scuola italiana, una raffigurazione seicentesca che si avvicina a quella del Reni, è la “Crocefissione” del Louvre (vedi n°150 del Catalogo Grande su A. van Dyck dei Classici d’Arte Rizzoli) attribuita ad una collaborazione P. P. Rubens (1574 – 1640) e A. van Dyck (1599 – 1641): è datata agli anni 1616 – 1617. [Anche Rubens e van Dyck ripeterono la “Crocefissione” con iconografie diverse, totali o parziali, ed è noto che van Dyck copiò spesso i quadri di Rubens]. Entrando ora in merito a questo dipinto, si può anzitutto osservare come la Madonna e San Giovanni (la Maddalena si vede solo di schiena) abbiano uno sguardo più “dolce e mediterraneo” rispetto agli stessi personaggi dipinti dai pittori fiamminghi di cui sopra. Anche la figura del Cristo è più “nostrana” e non presenta “l’eleganza e la flessuosità” del Cristo dei fiamminghi, specie di van Dyck. A forme di Rubens – van Dyck potrebbero essere le mani intrecciate della Madonna (che si riscontrano nei dipinti di questi autori – vedi i Cataloghi) ma questo non è un elemento discriminatorio in quanto il San Giovanni della “Crocefissione” n°133 Catalogo Rizzoli del G. Reni ha pure le mani intrecciate, in un atteggiamento simile a quello assunto dalla Madonna in questo quadro. Queste preliminari considerazioni escluderebbero l’origine di un autore “d’oltralpe” per il dipinto in questione, e si accorderebbero con la stima del Catalogo di vendita (Maestro italiano del XVII secolo). Fra i pittori italiani del ’600 sopracitati (Reni, Guercino), le seguenti considerazioni propendono per il Reni o Scuola.

  1. La raffigurazione “manca” di quella “precisione ed eleganza” della “Crocefissione” del Guercino.
  2. Lo sguardo della Madonna e di San Giovanni si accordano con quelli dell’“Addolorata” (n° 79 Catalogo Rizzoli) e di “San Giovanni (Evangelista leggente)” (n°XXXII Catalogo Rizzoli) di Guido Reni.
  3. Il Cristo in Croce non ha la “luminosità” del Cristo in Croce nelle diverse raffigurazioni del Reni (n°193, 196 e 197 del Catalogo Rizzoli) ma ha tonalità brune e una luce fioca e sommersa, giocata sul contrasto dell’alone di fondo. Inoltre, il Cristo non è visto di fronte, come nelle raffigurazioni di cui sopra, ma di fianco, e assume pertanto una corposità che è assente nelle raffigurazioni di cui sopra, e meglio si accosta al Cristo della “Flagellazione” ((n°212 del Catalogo Rizzoli) e al Cristo “Crocefisso…” (XV dello stesso Catalogo).
  4. L’alone luminoso dietro la Croce e attorno al capo di Cristo si accorda con quello del “Crocefisso fra la Maddalena e San Giovanni” (n°133), il “Crocefisso” (n°193 e 197) e il “Crocefisso con i Santi Caterina d’Alessandria e Giulio (XV del Catalogo Rizzoli).
  5. Il craquelé, presente su tutta la tela, sottile e diffuso, è molto simile a quello presente nella tavola a colori LII, riproducente un particolare della “Circoncisione” (n°172 Catalogo Rizzoli) del Guido Reni.
  6. Il panneggio dei personaggi si accorda con quello di “Fanciulla con corona” (n°210 e tavola LXIV) e con quello del pastore che si copre gli occhi e la Madonna nella tavola a colori LX del particolare dell’”Adorazione dei Pastori” (n°201° Catalogo Rizzoli su Guido Reni). Anche i colori sono simili.
  7. A favore del Reni sta anche il fatto che il pittore eseguì nel suo ultimo periodo alcune opere, meglio note come “bozzi” (in quanto ritenute originariamente incomplete), perché eseguite con pennellata veloce e sommaria, così come è anche in questo dipinto. Esse sono riprodotte e descritte ai n°61, 62, 63, 64, 65, 66 del Catalogo della mostra del 1954, e inoltre ai n°212, 213, 214 del Catalogo Rizzoli. Alcune di esse (n°67, 213 e 214) furono dipinte per il conte Marcantonio Hercolani di Bologna (vedi n°213). Potrebbe allora essere anche questo dipinto un’opera di Guido Reni dipinta per lo stesso conte, ed essere le lettere “M H” intrecciate del timbro di ceralacca le iniziali del nome e cognome? La fattura rapida del dipinto, i tocchi magistrali di colore luminoso, i caldi bruni, il rapporto tonale tra figura e fondo, si accordano con le opere tarde del Reni. Pertanto un’attribuzione a Guido Reni o Scuola va approfondita.

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Rèni, Guido. - Pittore (Bologna 1575 - ivi 1642). Tra i maggiori artisti del tempo, molto apprezzato dai contemporanei, operò a Roma, a Napoli ma soprattutto nella sua città natale. Vicino al classicismo carraccesco seppe darne un'interpretazione personale e controllata, che al di là dello studio dei classici lascia intravedere un reale apprezzamento della corposità barocca, all'interno di una struttura elegante e rigorosa e di un altissimo uso del colore.

Vita e opere. Allievo del pittore fiammingo D. Calvaert (1585-94), entrò poi nell'Accademia dei Carracci. Nelle prime opere (Incoronazione della Vergine, Bologna, Pinacoteca Nazionale) si nota ancora l'insegnamento di Calvaert, insieme all'influsso di Annibale e Ludovico Carracci. Dopo un periodo di collaborazione con l'Accademia (Resurrezione, 1596-97, Bologna, S. Domenico), se ne allontanò ponendosi in aperto contrasto con L. Carracci e raggiungendo una rapida affermazione personale (affreschi in palazzo ex Zani, 1598; Madonna con s. Domenico e i misteri del Rosario, 1598-99, santuario di S. Luca; Assunzione, 1599-1600, Cento, parrocchiale). Nel 1601 fu chiamato a Roma dal card. P. E. Sfondrato, per eseguire dipinti in S. Cecilia (Martirio della santa e Incoronazione dei ss. Cecilia e Valeriano); rimase nella città con brevi interruzioni fino al 1614 (decorazione del chiostro di S. Michele in Bosco a Bologna, 1603-04), e vi tornò nel 1621 e nel 1627. Qui arricchì le proprie esperienze, fino a porsi in confronto con Caravaggio (Crocifissione di s. Pietro, 1604-05, Roma, Pinacoteca Vaticana; SS. Pietro e Paolo, Brera; David e Golia, Louvre): l'uso di soluzioni caravaggesche viene fuso ed equilibrato nello stile personale e idealizzante dell'artista.

Dal 1608 iniziò l'attività per la famiglia Borghese a Roma, per tramite del Cavalier d'Arpino (affreschi nella Sala delle nozze Aldobrandini e nella Sala delle Dame in Vaticano; S. Andrea condotto al martirio, 1609, S. Gregorio al Celio; dipinti nella cappella dell'Annunciata, 1609-10, palazzo del Quirinale; decorazione della cappella Paolina, 1610-12, S. Maria Maggiore; L'Aurora, 1613-14, casino di palazzo Rospigliosi), continuando nel frattempo ad assolvere commissioni bolognesi (Strage degli innocenti, 1610, Bologna, Pinacoteca Nazionale). A Bologna R. si affermò come il maggiore artista del tempo, dando un'interpretazione personale del classicismo carraccesco basata sullo studio di Raffaello, Correggio, Veronese e guardando a Rubens e alla scultura contemporanea, con opere caratterizzate dalla struttura elegante e serrata e dal magistrale uso del colore (S. Domenico in gloria, 1613-14, S. Domenico; Pietà per la chiesa dei Mendicanti e Crocifissione per la chiesa dei Cappuccini, ambedue nella Pinacoteca Nazionale; Assunzione, 1616-17, Genova, S. Ambrogio o chiesa del Gesù; Gesta di Ercole, 1617-21, Louvre). Dal terzo decennio R. introdusse nei suoi dipinti l'uso di una luce argentea e di toni chiari e preziosi (Annunciazione e Consegna delle chiavi, 1620-26, Fano, S. Pietro in Valle; Trinità, 1625, Roma, Ss. Trinità dei Pellegrini). Per tramite del card. B. Spada eseguì il Ratto di Elena (1629, Louvre) per Maria de' Medici; del 1631 è la Pala della peste (Bologna, Pinacoteca Nazionale) e del 1635-36 il S. Michele Arcangelo in S. Maria della Concezione a Roma. Le ultime opere presentano una pennellata libera e sfaldata e un aspetto abbozzato, solo in parte dovuto a un'effettiva assenza di finitura causata dalla morte dell'artista (Madonna con Bambino e s. Giovannino, Firenze, coll. R. Longhi; Cleopatra, Roma, Pinacoteca Capitolina).

(fonte: treccani.it)

 

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Di Admin (del 02/04/2013 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 4458 volte)
{autore=casciaro giuseppe}


L'opera è firmata e datata in basso a destra: "G. Casciaro, 14 marzo 05".

GIUSEPPE CASCIARO.
Ortelle (Lecce), 9 marzo 1863 — Napoli, 20 ottobre 1945.

Allievo di Lista, Palizzi e Morelli all Accademia napoletana, ebbe legami di amicizia con Mancini, Michetti e Dalbono, avvertendone l'influenza pur nella personale grafia del colore arruffato (segnatamente nel pastello, la tecnica che predilesse) del suo paesismo naturalistico. La produzione abbondantissima (oltre 4000 i soli pastelli) e agevolmente reperibile ha mercato nazionale, per tempere e pastelli di qualità, da 2.500.000 lire a 6/8 milioni, raramente oltre per opere d insolito impegno. I più accurati oli di dimensioni medie e grandi costano da 6/8 a 15/20 milioni. Particolare cautela va posta nell'acquisto dei pastelli più confusi (reperibili a prezzi anche intorno al milione), per i quali esiste un fiorente artigianato della contraffazione. All'artista è stata dedicata una retrospettiva a Milano (Centro «Cultura e Costume», ottobre 1984). Record d'asta per l'autore: un grande olio del 1917 ha ottenuto 25,3 milioni in una vendita romana del marzo 1992.  Da "IL VALORE DEI DIPINTI DELL'OTTOCENTO E DEL PRIMO NOVECENTO" X Edizione (1992-93), Umberto Allemandi & C. Editore


Salvatore di Giacomo: Disegni di ogni sorta di atteggiamenti, d'ogni più suggestivo ornamento di colore, d'ogni verità e d'ogni gentilezza hanno percorso in que' conosciuti pastelli, d'una grazia e d'un sapore da nessuno più superati, migliaia di tele, in ognuna delle quali è sempre una musica e un profumo. E questa colorita melodia da per tutto aleggia, or triste, or tenera e dolce. Ora s'intona all'asprezza delle rupi e ai sibili della tempesta, ora modula, tra quelle macchie e que' contorni dalle più delicate sfumature, come una languida arietta del bel secolo metastasiano. Un pastello di Casciaro ha del Bach e del Mozart; e talvolta è tragico e profondo, anche, come una commossa voce beethoveniana. Quest'eleganza è deliziosa: questo spirito, questo gusto son rari: questa forza piacevole e sicura, non vi opprime ma vi trascina. E la voce di questo adorabile artista ha tutti gli accenti: e ha la foga e il sospiro, l'impeto e la tenerezza, un grido e un sussurro...”
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