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Le opere dell'autore

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Marco De Gregorio



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Marco De Gregorio nato a Resina (Ercolano) nel 1829, è l'esponente più importante della Repubblica di Portici; le sue opere, disperse, forse firmate con nomi illustri, sono difficilmente reperibili. Il vigore e la singolarità della pittura del De Gregorio risiedono nella capacità dell'artista di cogliere l'armonia e l'atmosfera classica del paesaggio campano e di dare all'immagine quella forza assoluta e semplice che esclude frammenti o descrizioni del particolare.

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"Bosco di Portici" olio su tela 20x30 cm

Questa magnifica tela rappresenta la sintesi perfetta della ricerca pittorica di Marco de Gregorio e rispecchia in pieno le caratteristiche della Scuola di Resina. Il grande artista, capo carismatico di questo gruppo di pittori, ha saputo trasmettere allo spettatore la sensazione della frescura dell'ombra del bosco di Portici, solo a tratti squarciata dal sole d'estate che penetra attraverso le tante foglie degli alberi. Il paesaggio assoluto, senza intrusioni o distrazioni, è colto nella sua naturale bellezza in un affascinante gioco di luci ed ombre, primi piani e profondità, di grande qualità pittorica che ci invita ad ammirare l'opera in silenzio quasi a non rompere l'armonia e la pace di tale luogo. Il tutto in 20x30 cm....

Fu pittore essenziale, rigoroso, coerente e fuori del gusto del proprio tempo e troppo onesto perché la sua opera potesse essere accolta dai critici e dagli amatori a lui contemporanei. Nelle sue più belle opere, la sintesi luce-colore è perfetta e la purezza cromatica, e quella curiosa e inaspettata incisività del disegno, fanno davvero pensare ad un pittore quattrocentista. Cecioni lo comprese, solo che, dimenticando date e fatti, attribuì il quattrocentismo del De Gregorio all'influenza dei macchiaioli, e non comprese che quella splendore di immagini e quella intuitiva facoltà di sintesi giungevano direttamente dalla tradizionale "Scuola di Posillipo" e chiaramente da Giacinto Gigante. Se la diretta origine del De Gregorio da Filippo Palizzi appare evidente in alcune sue opere più indicative e vero pure, che la resa di una particolare atmosfera, nelle sue opere, effetti di luce e di clima non limitò mai l'artista, in senso episodico, nella visione generale del paesaggio. Egli conserva quasi sempre, i caratteri assoluti e obiettivi della realtà, proprio come nei classici. Da ciò deriva la severità e la forza di rappresentazione plastica, la rinuncia agli effetti scenografici e appariscenti, cari ai romantici, e quella essenzialità nel definire ogni elemento naturale. Nel 1869 De Gregorio si recò in Egitto, restandovi tre anni e dipingendovi quadri che danno una chiara immagine di quel paese. "Dipinse anche un sipario, su commissione del viceré d'Egitto, per il nuovo teatro del Cairo, e gli fu offerto un posto di direttore della scenografia di quello stesso teatro, ma egli preferì tornare in Italia".Il Netti, a questo proposito, così descrive la precaria situazione di De Gregorio: " La vita materiale di quel povero De Gregorio era tutt'altro che color di rosa. I negozianti d'arte, coi quali era in relazione, domandavano da lui della pittura alla quale il suo carattere e il suo ingegno non si poteva piegare. Questo era il tema preferito delle sue collere. Cercava di far delle concessioni al loro gusto, ma senza allontanarsi dalla sua via. Si sforzava di progredire, e progrediva, ma non tentò mai di piegarsi. Quindi vendeva poco e non sempre bene. Egli voleva giungere alla verità come è, alla evidenza di ciascuna cosa, all'espressione giusta degli effetti più fini e più difficili, senza transazioni, senza seduzioni, fino a distruggere la pittura. Erano dei problemi artistici ai quali aveva dedicato la sua vita, che si è consumata in ricerche, e qua e là vi sono nelle sue opere dei lampi bellissimi ... Invece in questa lotta continua, di ogni ora e di ogni momento contro le difficoltà dell'arte, contro la miseria, contro la malattia, egli ha perduto ed è stato un uomo che aveva torto".I quadri del De Gregorio non sono facilmente reperibili...... Tuttavia la produzione conosciuta non è molto più numerosa: a presentare il corpus completo della sua opera mancano, forse, ancora, in tutto sette o otto dipinti. Eppure la sua produzione dovette essere assai più ricca, dato che l'artista, secondo la testimonianza dei suoi non numerosi amici, fu un lavoratore ostinato e instancabile. Il "caso" De Gregorio" è quanto di più evidente, come una società antiquata sul piano della cultura e del costume, possa influire negativamente sulla vita e sull'attività di un artista, fino ad annientare e distruggere fisicamente la sua opera e la sua vita. Egli, come diceva Diego Martelli, " non era carne di martire ". Marco De Gregorio morì a soli 45 anni, nel 1875, dimenticato. I suoi compagni "porticesi", al contrario, partiti per Parigi avevano conosciuto il sapore della notorietà e del successo, Il De Nittis, infatti, si era già affermato come pittore alla moda e il Rossano esponeva nel 1876 al Saloon, riscuotendo l'ammirazione del pubblico e dei critici. " Marco De Gregorio - scrisse il Netti - non era un grande artista, neppure un grandissimo pittore nel senso tecnico della parola, ma la sua pittura aveva tutte le qualità dell'uomo. E l'uomo era brusco, senza reticenze, senza tolleranze, tenace in una discussione, ma di una lealtà rara, di un'onestà rigida e inalterabile, di un cuore buono, aperto e ingenuo. Dopo una violenta discussione gli si stringeva la mano e si restava amici. Il giorno appresso si faceva di lui ciò che si voleva. Anche la sua natura e così: la realtà crudamente tradotta; senza grazie, ma fedele e sincera. Prima di dire una menzogna volontaria in pittura, si sarebbe lasciato tagliare le mani".

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Di Admin (del 27/07/2013 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 2000 volte)