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Francesco Cangiullo



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L'opera è firmata e datata in basso a sinistra: "F. Cangiullo. Cannes 56". A tergo il titolo. Opera esposta alla mostra personale "Addio mia bella Napoli" (1956) alla galleria Blu di Prussia.

Paolo Ricci sulla mostra: "Nel dicem­bre del 1956 Cangiullo organizzò, nella galleria napole­tana «Blu di Prussia», una mostra molto originale. Egli espose tavolette e libri in una bancarella, mescolando pitture e volumi alla rinfusa, dove, accanto a vecchie edizioni della sua opera letteraria, vi erano gli opuscoli e i volumi usciti di recente. La mostra era intitolata «Addio mia bella Napoli», come un suo volume edito da Vallec­chi; così, nel corso dell’esposizione, i frequentatori della galleria potevano pescare le opere di Cangiullo stampate nel giro di oltre 40 anni, insieme a cumuli di pitture, messe alla rinfusa, come una «merce». Con questa mostra Cangiullo compì un gesto dadaista, che fu l’ul­timo exploit della sua vita di «irregolare»".

Paolo Ricci così scrisse di Cangiullo sul quotidiano «Il Corriere di Napoli», il 29 maggio del 1937 in occasione della pubblicazione dei libri «Le vie della città» e «Paesi»: «Francesco Cangiullo è un curioso tipo di poeta: trasandato, con un piccolo cappello sulle ventitré, silenzioso, munito sempre di un piccolo bastoncino di bambù, come era abitudine, dei vecchi “guappi”, cammina sempre solo per le vie di Napoli, strizzando gli occhi come chi si difenda dai raggi del sole, osservando tutto quanto gli capiti di incontrare con l’acutezza di chi è obbligato a riferirlo a non so a chi... A vederlo così girovagare per la Pignasecca o per le altre vie affollate della Napoli borbonica, pare impossibile, inaudito immaginare un Cangiullo violentissimo pole­mista, raffinatissimo conoscitore dei movimenti d’avan­guardia di tutto il mondo, partecipante al più famoso e rumoroso gruppo avanguardista dell’anteguerra e del­l’immediato dopoguerra, creatore, insieme alla “caffeina d’Europa” (vogliamo dire Marinetti) del Futurismo ita­liano. È difficile individuare sotto le spoglie di questo piccolo borghese annotatore affettuoso delle caratteristi­che di colore napoletano l’amico di Apollinaire e di Valery, l’assaltatore dell’Università all’epoca dell’inter­ventismo ... il creatore delle lettere umanizzate e del Teatro della Sorpresa; il collaboratore di quel genio sfrenato ed insuperabile che era Ettore Petrolini ...al poeta sfavillante, parolibero, entusiasta, è succeduto lo scrittore maturo, attanagliato alla vita reale, ... da una coscienza umana che esclude qualsiasi forma di dilettan­tistimo ... Dopo aver letto questo libro ci si rende conto di aver letto la vita di un poeta».

Dopo la recensione, Cangiullo scrisse una lettera a Ricci che esprimeva la sua commozione. Tra l’altro affermava: «Io sto pagando da anni il lusso dell’arte mia con la mia spietata miseria; ma se tale arte trova tali ammiratori ..., io sono fiero e felice di pagarla talvolta col mancato pasto ai miei figli».




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Di Admin (del 21/10/2011 @ 14:00:01, in Arte News, linkato 2260 volte)