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MarcianoArte propone Rubens Capaldo con tre bellissime opere degli anni '60
Di Admin (del 13/04/2012 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 2370 volte)
{autore=capaldo rubens}
Uomo serio, attento, affronta i problemi dell'arte con umiltà e senza mai fermarsi a contemplare il già fatto, come in uno specchio. (Angelo Trimarco).
1.


L'opera è firmata e datata in basso a sinistra: "Capaldo R. 1964 Roma ". A tergo: cartiglio e timbro Galleria Mediterranea e cartiglio Mostra Promotrice "Salvator Rosa" del 1965.
[...] mi soffermo nella "Piazza del Popolo" che mi appare, nella sua fosca colorazione come una scena dove dovrà svolgersi un dramma e, per associazione di idee, mi ricordo di Scipione. (Pietro Girace).

2.


L'opera è firmata e datata: "Capaldo R. 1965 ". Cartiglio e timbro Galleria Mediterranea a tergo.
In Rubens Capaldo, si nota una robusta compattezza formale. Le figure dominano interamente il diagramma immaginativo, ne sono il motivo di centro. (Elia Bruno).

3.


L'opera è firmata e datata in basso a sinistra: "Capaldo R. 1963".

Rubens Capaldo, uno dei pittori napoletani più personali della sua generazione, è di quelli che sono restati fedeli alla loro originaria ispirazione e che, col passare degli anni, vanno sempre meglio affinando e approfondendo senza mai scostarsene con l'intento di seguire altre vie che non siano quelle proprie e individuali.

Egli ha assorbito dalla cultura di oggi soltanto quegli stimoli e quegli apporti più idonei a nutrire la sua stessa ispirazione.

Così che la sua figurazione (da autentico e consistente pittore figurativo) pur essendo quella di sempre presenta un suo spicco più intenso ed intimo. Nelle sue opere alle formulazioni plastiche (dove rivivono le patine dei bronzi ercolanensi, appena variegati dalla salsedine marina) corrisponde un chiaroscuro intriso di colori in un rovello di segni che paiono scavati col bulino.

Capaldo così rileva più da presso l'immagine identificandola con il fondo mediante l'identico trattamento cromatico, dove la luce e i valori atmosferici avviluppano la scena senza il minimo distacco.

Così che è raggiunta, in quel fluido di ruggine dorata, una vibrante unificazione plasmata in una forma fremente di accenti colorati e di elementi chiaroscurali.

Si avverte ancora, in Capaldo l'inseparabile legame con la scuola napoletana (Mancini) a cui si accompagna la presenza della fermentante tavolozza di Luigi Crisconio, con l'esito talvolta di personali innovazioni dovute ad altra temperie emotiva.

Nei paesaggi poi, nelle vedute di contrade marine, nelle nature morte, nei fiori, Capaldo investe il suo innato naturalismo con un velo d'aria e con un arretramento più di tempo che di spazio, conferendo alla natura un magico sentimento nostalgico, in cui l'attuale definizione di luoghi è trasposta in un'età traslata e tanto più amabile di quella attuale.

C'è da attendersi nell'opera e nell'impegno di questo pittore un processo di sublimazione così dei ricordi come delle forme attuali in stretta corrispondenza con il suo temperamento poetico, nella sempre più avvincente intesa tra il mondo della percezione e quello della fantasia.

La sua posizione è forse la più singolare di quelle dell'attuale panorama della pittura napoletana ed è rivolta all'avvenire senza per questo rinnegare le acquisizioni di un recente passato anzi fornendole di un affettuoso consenso nella sua propria testimonianza di consanguineità, di partecipazione, pur essendo egli ben fermo nelle sue spiccate singolarità.

(Carlo BarbieriIl Mattino, 1963)