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Carlo Perindani (1899-1986): colori e suggestioni capresi
Di Admin (del 23/07/2016 @ 00:00:01, in Arte News, linkato 846 volte)
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CARLO PERINDANI
(Milano, 1899 - Capri, 1986)

L’opera di Perindani si pone in linea con la continuità della tradizione paesistica rivisitata, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, con un’attenta sensibilità al tempo nuovo. Oggi, a trent'anni dalla scomparsa del Maestro noto come il Pittore del Mare, vogliamo ricordarlo presentando due sue opere.

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"Capri"
olio su tela applicata su tavola 27x50 cm

“Per intendere l'opera di Carlo Perindani bisogna innanzitutto pensare al mare e tenere ben presente questo caso raro e curioso di un ambrosiano al cento per cento alle prese con il mare. Un mare da fissare sulla tela. Un mondo liquido, cromatico mutevole, difficile, traditore, potente ed eterno; una gigantesca forza di pura bellezza difficile da incatenarsi e da fissare. Un'impresa da innamorato. L'assunto di tutta una vita perché Carlo Perindani, cittadino della metropoli della nebbia è ormai cittadino onorario dei regni del mare” (Aldo Cerchiari).

Carlo Perindani, secondogenito di Edgardo e Rosa Bardini, era nato a Milano il 13 settembre 1899 e morto a Capri giusto trenta anni fa, il 23 luglio 1986. Perindani era giunto alla pittura da autodidatta, anche se aveva perfezionato tecnica e mestiere frequentando il corso serale a Brera. Le sue qualità, la sua inclinazione paesistica erano già evidenti quando, trasferendosi a Capri nel 1924, raggiunse il suo principale scopo: vivere su di un’isola a contatto con il mare, sua principale fonte d'ispirazione per il fascino eterno del suo mistero e per i suoi colori. Accanto alla rievocazione delle tappe della sua formazione artistica, è da evidenziare il vivo interessamento di Perindani alle vicende storico-politiche del tempo e il netto rifiuto delle ideologie totalitarie del Novecento. La permanenza a Capri gli permise di conoscere e confrontarsi con numerosi artisti già affermati, tra i quali Augusto Lovatti, Felice Giordano, Ezelino Briante, Andrea Cherubini, Hans Paule, Valentino White, Raffaele Castello, Mario Laboccetta, Mario Cottrau, con i quali condivise l’amore per l’isola e per l’arte. Dopo un periodo di tentazioni surrealiste, Perindani si immerse nel paesaggio dell'isola interpretandolo nel suo rapporto con l'uomo. L'uso della luce, decisamente innovativo, sembra alludere ad una felice antitesi col classicismo dello stile. È evidente nella sua pittura l’influenza della cosiddetta Scuola o Repubblica di Portici. Seppur definito il “Pittore del Mare” per le numerose vedute marine, le sue tele comprendevano vari soggetti dove l’artista dimostra di voler rompere con la tradizione di visioni oleografiche utilizzando i suoi dipinti come testimonianze di una cultura originale ed unica. Perindani riuscì a ritrarre la variegata e suprema bellezza isolana, dai temi agresti alle caratteristiche architetture, dalle frastagliate rocce alla coloratissima flora: più degli altri, però, privilegiò con maggior costanza e varietà il tema marino che evoca simboli ancestrali e muove sentimenti e immagini interiori. L’Artista nell’eseguire questi dipinti, con straordinaria sapienza e velocità, era ben conscio di quali richiami ancestrali e immagini interiori l’argomento suscitasse. Il mare di Perindani, come lui stesso spiegava, racchiudeva tutte le forme e i colori della continua trasformazione e della segreta, inesplorata profondità. Dipingeva sempre en plein air , proprio per cogliere appieno la luce ed i riflessi del paesaggio o dell'acqua, specchio moltiplicatore di colori ed elemento continuamente mutevole. Partecipò con successo alla prima Quadriennale d'Arte Nazionale che si tenne a Roma nel 1931, accanto a nomi come Balla, Morandi, Depero e Guttuso. A partire dagli anni Trenta, e fino al 1974, l'artista espose esclusivamente nelle città del nord ed era solito preparare le mostre nella casa di via Solferino a Milano, dove del resto si recava ogni anno in inverno. Dagli anni Ottanta Perindani si decise a far contenti anche i suoi ammiratori isolani e il consenso con cui furono accolte le sue “personali” capresi lo convinse della bontà della sua scelta e lo gratificò non poco. In fondo, sentirsi ammirato come pittore dai suoi concittadini d’adozione voleva dire anche veder riconosciuto il proprio ruolo di amante e di ambasciatore della bellezza di Capri. Nel 1988, due anni dopo la sua scomparsa per un enfisema, il Comune di Milano, città dove aveva visto la luce e sognato a lungo il mare, organizzò in suo onore una retrospettiva dal titolo “Carlo Perindani, milanese, pittore del mare” che riscosse un enorme successo di pubblico e di critica.
Critici e recensori hanno ravvisato nella pittura di Perindani la presenza di echi veneziani, lombardi, napoletani, impressionisti o addirittura seicenteschi, ma soprattutto essi sono rimasti colpiti dalla maestria con cui ha affrontato uno dei motivi più tremendi fra quelli che la natura offre a chi li dipinge: il mare. Così scrisse Mario Monteverdi: “Una vita per la pittura sullo sfondo del mare, dei colori, delle sue luci: la biografia di Carlo Perindani non può essere che questa”.

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"Marina"
olio su tela applicata su tavola 24x36 cm

“Nelle nature morte non solo rivela le sue qualità disegnative, ma in composizioni sapientemente articolate sembra fondere insieme la sapienza oggettiva dei fiamminghi e l'intimo calore dei naturamortisti sei-settecenteschi napoletani non immemori del Caravaggio. È la fedeltà alla natura quella che in ogni caso e in tutti i soggetti ha sempre contraddistinto il pittore, almeno sino a che il desiderio di conferire al colore una funzione più aderente al linguaggio attuale non lo ha indotto a ricerche più ardite e più avanzate…, dove la fantasia creatrice dell'artista si sostituisce alla meticolosa descrizione del vero” (Mario Monteverdi)